STEVEN ERIKSON.
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MAREE DI MEZZANOTTE.
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Parte 3.
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Titolo originale: Midnight Tides. 2004.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO NOVE.
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Potresti essere scritto cos
Filato in matasse, cucito nel filo
Il sangue intessuto nel bambino che un tempo eri
Raggomitolato nella piega della notte
E i demoni oltre la coda
Del tuo occhio discendono
In un frullio di membra aracnidee
Che ti scuotono e ti catturano
Per il pasto che verr.
Potresti essere scritto cos
Ridotto all'incoscienza sul lato della strada
Vittima di un agguato sulla pista oscura
E i ricordi oltre la coda
Del tuo occhio succhiano nel fango
Terribili fluidi che trasudano
Da passati improbabili
E tutto ci che avrebbe potuto essere.
Se fossi scritto cos
Potresti infrangere la carcassa
E dispiegare ancora una volta
Il bambino che un tempo eri.
Vittima di un agguato.
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Wrathen Urut.
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Il corpo grigio e nudo, il giovane rotol sulla sabbia, poi giacque immo-
bile. Nei lunghi, arruffati capelli castani, erano intrecciati ramoscelli e al-
ghe. Uccelli coperti di scaglie saltellavano intorno al corpo, aprendo il
becco nel calore del mattino.
All'arrivo di Withal si dispersero, con un frullio di ali. Poi, quando tre
Nacht neri balzarono sulla cresta, gli uccelli gridarono, volando rapida-
mente verso le onde.
Withal si accovacci accanto al corpo, lo studi per un attimo, poi lo gi-
r sulla schiena.
Svegliati, ragazzo.
Occhi si aprirono di scatto, pieni di dolore e terrore improvviso. La boc-
ca si spalanc, il collo si allung, grida laceranti si levarono nell'aria. Il
giovane fu colto dalle convulsioni; le gambe sforbiciarono sulla sabbia, le
mani si alzarono a graffiare la testa.
Withal aspett.
Le grida si fecero rauche; furono sostituite dal pianto. Le convulsioni si
mutarono in tremiti, mentre il giovane si raggomitolava lentamente sulla
sabbia.
Poi diventa pi facile, si spera, mormor Withal.
La testa si gir; occhi grandi, umidi incontrarono quelli di Withal. Co-
sa... dove...?
Due domande cui non so proprio dare risposta, ragazzo. Proviamo con
quelle pi facili. Mi chiamo Withal, e sono originario della Terza Citt
Meckros. Tu sei qui - quale che sia questo posto - perch il mio padrone lo
vuole. Withal si alz con un grugnito. Puoi reggerti in piedi? Ti aspetta
nell'entroterra... non lontano da qui.
Gli occhi si spostarono sui tre Nacht al margine della cresta. Cosa sono
quelli? Cosa fa quello?
Bhoka'ral. Nacht. Chiamali come vuoi. Quello che fa il nido  Pule, un
giovane maschio. Per questo particolare nido c' voluta quasi una settima-
na; guarda come ci sta attento, disponendo precisamente i ramoscelli, in-
trecciando le alghe, esaminando il tutto con occhio critico. Il maschio pi
vecchio, che osserva Pule,  Rind. Sta per scoppiare a ridere, come vedrai.
La femmina che si pulisce il pelo sulla roccia  Mape. Sei arrivato in un
momento propizio, ragazzo. Guarda.
L'architetto del nido, Pule, arretrava dall'intricata costruzione sulla cre-
sta; la coda nera guizzava, la testa oscillava su e gi. A quindici passi dal
nido, si sedette, le braccia incrociate, e sembr studiare il cielo incolore.
La femmina, Mape, smise di pulirsi il pelo, dirigendosi con noncuranza
verso il nido.
Pule si irrigid, pur tenendo lo sguardo ostentatamente rivolto al cielo.
Raggiunto il nido, Mape esit, poi attacc. Pezzi di legno, alghe e ramo-
scelli volarono in tutte le direzioni. Nel giro di un attimo, il nido era stato
distrutto in un impeto di furia, e Mape urinava, accovacciata fra i resti.
L vicino, Rind si rotolava sul terreno in preda all'ilarit.
Pule si afflosci, evidentemente disperato.
 successo pi volte di quante voglia contare, spieg Withal, con un
sospiro.
Com' che parli la mia lingua?
Avevo imparato i rudimenti dai mercanti. Il mio padrone ha migliorato
le mie conoscenze. Un dono, si pu dire, uno dei tanti, nessuno dei quali
richiesti da me. Ho il sospetto, prosegu, che un giorno la penserai allo
stesso modo, ragazzo. Ora dobbiamo andare.
Withal guard il compagno tirarsi faticosamente in piedi. Alto, osser-
v, ma ne ho visti di pi alti.
Di nuovo, il dolore invase i lineamenti del giovane, che si pieg su se
stesso. Withal si avvicin a sostenerlo, prima che cadesse.
 un dolore fantasma, ragazzo. Dolore e terrore fantasma. Combattili.
No! Sono veri! Sono veri, bastardo!
Withal faticava a sostenere il peso del giovane. Basta. Tirati su!
Non posso! Sto morendo!
In piedi, maledizione!
Uno scossone, e Withal lo spinse via da s.
L'altro barcoll, poi si raddrizz lentamente, traendo respiri profondi,
ansimanti. Cominci a rabbrividire. Fa tanto freddo...
Per il respiro di Hood, ragazzo, si cuoce dal caldo. E ogni giorno diven-
ta sempre peggio.
Le braccia avvolte intorno al corpo, il giovane guard Withal. Da quan-
to tempo vivi... vivi qui?
Pi di quanto vorrei. Certe scelte non spettano a noi. N a te, n a me.
Ora, il nostro padrone sta perdendo la pazienza. Seguimi.
Il giovane obbed. Hai detto "nostro".
Davvero?
Dove sono i miei vestiti? Dove sono i miei... no, non importa... ricorda-
re mi fa male. Non importa.
Arrivarono alla cresta; erba avvizzita sfiorava loro le gambe, mentre si
facevano strada verso l'entroterra. I Nacht li accompagnavano, saltellando
fra sbuffi e gridolini.
Duecento passi davanti a loro c'era una tenda tozza e logora, la tela mac-
chiata, sbiadita dal sole. Pennacchi di fumo grigio-bruno si levavano dal-
l'ampia entrata, in gran parte aperta a rivelare l'interno.
Dove sedeva una figura incappucciata.
 lui? chiese il giovane. Quello  il tuo padrone? Sei uno schiavo, al-
lora?
Servo, replic Withal, ma nessuno mi possiede.
Chi ?
Withal si lanci uno sguardo alle spalle.  un dio. Notando l'increduli-
t scritta sul viso del ragazzo, fece un sorriso ironico. Che ha visto giorni
migliori.
I tre Nacht si fermarono, radunandosi in gruppo.
Altri passi, poi Withal si fece da parte. L'ho trovato sulla costa, disse
alla figura seduta, un attimo prima dei gabbiani-lucertola.
L'oscurit nascondeva i lineamenti del Dio Storpio, come in tutte le oc-
casioni in cui Withal era stato convocato alla sua presenza. Il fumo prove-
niente dal braciere riempiva la tenda, scorrendo in un torrente sulle ali del-
la brezza leggera. Una mano sottile, nodosa emerse dalle pieghe di una
manica. Pi vicino, gracchi una voce. Siediti.
Tu non sei il mio dio, ribatt il giovane.
Siediti. Non sono n meschino, n eccessivamente sensibile, giovane
guerriero.
Withal vide il giovane esitare, poi sedersi lentamente sul terreno, le
gambe incrociate, le braccia avvolte intorno al corpo tremante. Fa fred-
do.
Una pelliccia per il nostro ospite, Withal.
Pelliccia? Non ne abbiamo... La voce gli mor in gola, quando not la
pelle d'orso che giaceva in un mucchio al suo fianco. Raccogliendola, la
mise fra le mani del ragazzo.
Il Dio Storpio sparse dei semi sui carboni del braciere. Ci furono scop-
piettii, e altro fumo. La pace. Scaldati, guerriero, mentre ti parlo della pa-
ce. La storia non sbaglia, e la ripetizione incessante conduce alla compren-
sione persino il mortale meno osservatore. Consideri la pace poco pi che
l'assenza della guerra? Forse, a livello superficiale, si tratta proprio di que-
sto. Ma lascia che ti descriva le caratteristiche della pace, mio giovane a-
mico. Un profondo ottundimento dei sensi, una decadenza della cultura,
evidenziata da una crescente ossessione per il divertimento di bassa lega.
Le virt delle situazioni estreme - l'onore, la lealt, il sacrificio - vengono
esibite come mediocri icone, valuta per la pi banale delle opere. Pi la
pace dura, e pi quelle parole vengono usate, pi deboli diventano. Il sen-
timentalismo pervade la vita quotidiana. Ogni cosa diventa una beffarda
imitazione di se stessa, e lo spirito si fa... inquieto.
Il Dio Storpio fece una pausa, traendo un respiro stridente. Ti sembro
particolarmente pessimista? Permettimi di continuare con la descrizione di
cosa segue a un periodo di pace. Vecchi guerrieri siedono nelle taverne,
raccontando storie della loro vigorosa giovent, del passato in cui tutto era
pi semplice, pi chiaro. Non sono ciechi al decadimento che li circonda,
non sono immuni alla perdita di rispetto per se stessi, per tutto ci che
hanno dato per il loro re, la loro terra, i loro compatrioti.
I giovani non devono essere abbandonati all'oblio. Ci sono sempre ne-
mici oltre i confini, e se nessuno esiste nella realt, occorre forgiarlo. Anti-
chi crimini estratti dalla terra indifferente. Offese, insulti espliciti, o le voci
che vi corrono intorno. Una minaccia percepita all'improvviso, l dove non
ce n'era nessuna. Le ragioni non hanno importanza; ci che conta  che la
guerra ha origine dalla pace, e una volta che il viaggio comincia, nasce un
movimento inarrestabile.
I vecchi guerrieri sono soddisfatti. I giovani fervono di zelo. Il re prova
timore, ma  sollevato dalle questioni interne. L'esercito prepara l'olio e la
cote. Le fucine risplendono del fuoco del ferro fuso, le incudini risuonano
come campane di templi. I venditori di granaglie, di armi, di vestiti, di ca-
valli, e innumerevoli altri fornitori sorridono per il piacere della ricchezza
imminente. Una nuova energia si  impadronita del regno, e le poche voci
che si levano a obiettare sono rapidamente ridotte al silenzio. Accuse di
tradimento ed esecuzioni sommarie presto persuadono chi dubita.
Il Dio Storpio allarg le mani. La pace, mio giovane guerriero, nasce
dal sollievo, si sopporta nello sfinimento, e muore con la falsa rimembran-
za. Falsa? Ah, forse sono troppo cinico. Sono troppo vecchio, e ho assistito
a troppi eventi. L'onore, la lealt e il sacrificio esistono davvero? Tali virt
nascono solo dalle situazioni estreme? Che cosa le trasforma in parole
vuote, parole svalutate dall'uso eccessivo? Quali sono le regole dell'eco-
nomia dello spirito, che la civilt ripetutamente distorce e sbeffeggia?
Si spost leggermente; Withal sent lo sguardo del dio su di s. Withal
della Terza Citt. Tu hai combattuto guerre. Hai forgiato armi. Hai visto
lealt e onore. Hai visto coraggio e sacrificio. Cos'hai da dire a questo pro-
posito?
Niente, rispose Withal.
Una risata aspra. Hai paura di farmi arrabbiare, eh? Non temere. Ti do
il permesso di esprimere la tua opinione.
Mi sono seduto in molte taverne, rivel Withal, in compagnia di altri
veterani. Una compagnia scelta, forse, non tanto accecata dal sentimentali-
smo da provare nostalgia per tempi di orrore e terrore. Raccontavamo sto-
rie della nostra giovent? No. Parlavamo della guerra? No, se potevamo
evitarlo, e ci sforzavamo di evitarlo.
Perch?
Perch? Perch i volti ritornano. Cos giovani, l'uno dopo l'altro. Un
lampo di vita, un'eternit di morte, l nelle nostre menti. Perch della lealt
non bisogna parlare, e l'onore va sopportato. Mentre al coraggio occorre
sopravvivere. Quelle virt, Incatenato, appartengono al silenzio.
Proprio cos, gracchi il dio, piegandosi in avanti. Eppure, guarda
come proliferano in tempo di pace! Oggetto di continui pronunciamenti so-
lenni, come se ci bastasse a conferirle a chi ne parla. Non ti fanno trasali-
re, ogni volta che ne odi il nome? Non si agitano nel tuo ventre, non ti
stringono la gola in una morsa? Non senti la rabbia montare...
S, rugg Withal, quando le sento usare per incitare di nuovo un po-
polo alla guerra.
Dopo un attimo di silenzio, il Dio Storpio si raddrizz, respingendo le
parole di Withal con un gesto della mano. Fiss l'attenzione sul giovane.
Ho parlato della pace come di una maledizione. Un veleno che indeboli-
sce lo spirito. Dimmi, guerriero, tu hai sparso sangue?
Il ragazzo sussult sotto la pelliccia. Tremiti di dolore, poi di paura, gli
attraversarono il viso. Sparso sangue? Cos tanto... ovunque. Io non ho...
non posso... oh, che le Figlie mi prendano...
Oh, no, sibil il Dio Storpio, non le Figlie. Io ti ho preso. Io ti ho
scelto. Perch il tuo re mi ha tradito! Il tuo re era avido del potere che of-
frivo, ma non per la conquista. No, voleva semplicemente rendere se stesso
e il suo popolo inattaccabili. Dita deformi si chiusero a pugno. Non 
abbastanza!
Il Dio Storpio sembr scosso dagli spasmi sotto le coperte logore, poi fu
colto da una tosse terribile.
Qualche tempo dopo, l'accesso si plac. Altri semi sui carboni, volute di
fumo, poi: Ti ho scelto, Rhulad Sengar, per il mio dono. Ricordi?.
Il giovane rabbrividiva, le labbra stranamente bluastre; il suo viso fu
percorso da una serie di espressioni cupe, l'ultima delle quali fu il timore.
Annu. Sono morto.
Be', prosegu il Dio Storpio, ogni dono ha un prezzo. Ci sono poteri
sepolti in quella spada, Rhulad Sengar. Poteri insospettati. Ma sono rilut-
tanti a cedere. Devi pagare per loro. In combattimento. Con la morte. No,
devo essere preciso in questo: con la tua morte, Rhulad Sengar.
Un gesto, e la spada variegata fu in mano al Dio Storpio, che la gett
davanti al giovane guerriero. La tua prima morte  avvenuta, e di conse-
guenza le tue abilit - i tuoi poteri - sono aumentati. Ma questo  solo l'ini-
zio. Prendi la tua arma, Rhulad Sengar. La tua prossima morte sar pi fa-
cile da sopportare? Probabilmente no. Col tempo, forse...
Withal osserv l'orrore sul viso del giovane; al di sotto, c'era un lucci-
chio di... ambizione.
Per Hood, non volgere le spalle a tutto questo.
Un lungo attimo, sospeso nel tempo, durante il quale Withal vide l'ambi-
zione crescere come fuoco dietro gli occhi del Tiste Edur.
Ah. Il Dio Storpio ha scelto bene. E non negarlo, Withal, qui c' sotto la
tua mano, fin nel profondo.
Un turbine di fumo accec momentaneamente Withal, mentre Rhulad
Sengar allungava la mano verso la spada.
La misericordia di un dio? Non ne era convinto.
Quattro giorni dopo, sarebbe arrivata la delegazione Letherii. Erano pas-
sate due notti da quando il Re Stregone aveva invitato Seren, Hull e Buruk
il Pallido al suo cospetto al suo tavolo. Buruk era di ottimo umore, uno svi-
luppo che non aveva sorpreso Seren Pedac. I mercanti i cui interessi erano
temperati dalla saggezza preferivano sempre il lungo termine alle specula-
zioni immediate. C'erano sempre avvoltoi del commercio che desideravano
la discordia, e spesso ne approfittavano, ma Buruk il Pallido non era uno di
loro.
A differenza di coloro che, a Letheras, avevano ingaggiato Buruk, il
mercante non voleva una guerra. E cos, quando Hannan Mosag aveva fat-
to capire che gli Edur avrebbero cercato la pace, il tumulto nel suo animo
era cessato. La questione era stata tolta dalle sue mani.
Se il Re Stregone voleva la pace, lo aspettava una battaglia. Ma la fidu-
cia di Seren Pedac in Hannan Mosag era cresciuta. Il sovrano Edur posse-
deva astuzia e resistenza. Non ci sarebbe stata manipolazione in occasione
del trattato, nessun tradimento intrecciato nel tessuto di pronunciamenti
generosi.
Un peso le era stato levato dalle spalle, e il suo sollievo era minato solo
da Hull Beddict. L'uomo aveva capito che i suoi desideri non sarebbero
stati soddisfatti; almeno, non da Hannan Mosag. Se voleva avere la sua
guerra, essa sarebbe dovuta necessariamente venire dai Letherii. E quindi,
se intendeva seguire quel sentiero, avrebbe dovuto mutare, esteriormente,
alleanze. Non pi dalla parte dei Tiste Edur, ma aggregato ad almeno un
elemento della delegazione Letherii, una fazione caratterizzata dal tradi-
mento e dalla perpetua avidit.
Hull aveva lasciato il villaggio, e ora si trovava da qualche parte nella
foresta. Seren sapeva che sarebbe tornato per la riunione sul trattato, ma
probabilmente non prima. Non gli invidiava il suo dilemma.
Con rinnovata energia, Buruk il Pallido decise di cominciare a vendere il
suo ferro; per questo gli serviva un Acquitor che lo accompagnasse. Segui-
ti da tre Nerek, salirono verso le fucine, ognuno con in mano un lingotto.
Dall'incontro con il Re Stregone, non aveva mai smesso di piovere.
L'acqua scorreva in turgidi torrenti lungo le strade di pietra. Nuvole acri
aleggiavano sulle fucine, rivestendo le pareti di legno e pietra di fuliggine
oleosa. Schiavi avvolti in pesanti mantelli impermeabili andavano su e gi
lungo gli stretti passaggi fra le mura del complesso.
Seren condusse Buruk e i suoi servi verso un tozzo edificio di pietra con
finestre alte, a fessura; l'entrata, tre gradini sopra il terreno, era fiancheg-
giata da colonne di Legnonero intagliate a imitazione del bronzo battuto,
con tanto di incavi e chiodi. La porta era di Legnonero intarsiato di argento
e ferro nero; Seren sospettava che la grafia stilizzata e arcaica dei motivi
contenesse difese magiche forgiate dall'ombra.
La donna si volse verso Buruk. Per cominciare, devo entrare da sola...
La porta si spalanc di scatto, facendola sussultare, e tre Edur uscirono
di corsa, spingendola da parte. Lei li fiss, meravigliata delle loro espres-
sioni inquiete. Fu attraversata da un fremito di paura. Manda indietro i
Nerek, disse a Buruk.  accaduto qualcosa.
Il mercante non obiett. A un suo gesto, i tre Nerek si allontanarono.
Invece di entrare nella casa della corporazione, Seren e Buruk si diresse-
ro alla strada centrale; videro altri Edur emergere da edifici e vicoli laterali
per occupare i lati della via d'accesso al quartiere nobiliare. Nessuno parla-
va.
Che cosa succede, Acquitor?
Lei scosse la testa. Qui va bene. Vedevano abbastanza chiaramente,
duecento o pi passi su per la via; in lontananza, era apparsa una proces-
sione. Seren cont cinque guerrieri Edur, uno dei quali zoppicava, appog-
giandosi a un bastone. Due trainavano un paio di slitte sulle pietre viscide.
Un quarto camminava poco pi avanti rispetto agli altri.
Non  Binadas Sengar? chiese Buruk. Quello con il bastone, inten-
do.
Seren annu. Sembrava dolorante, reso esausto da strati successivi di
magia curativa. Il guerriero che camminava avanti era chiaramente suo pa-
rente. Quello, allora, era il ritorno del gruppo che Hannan Mosag aveva
mandato lontano.
E ora vide, legata con cinghie a una delle slitte, una sagoma avvolta nel-
la tela, ai lati della quale gocciolavano pezzi di ghiaccio. Una sagoma pi
che minacciosa. Inconfondibile.
Trasportano un cadavere, mormor Buruk.
Dove sono andati? Quel mucchio di pellicce... a nord, allora. Ma non
c' niente lass, solo ghiaccio. Che cosa ha chiesto loro il Re Stregone?
Improvvisamente, inspiegabilmente, le torn il ricordo delle divinazioni
della Strega Piumata, e il brivido nelle ossa si intensific. Andiamo, dis-
se in tono sommesso. Nel cortile interno. Voglio assistere alla scena. Si
allontan dalla folla.
Se ce lo permettono, borbott Buruk, cercando di starle al passo.
Rimarremo sullo sfondo, senza dire una parola, intim lei. Probabil-
mente, saranno tutti troppo occupati per prestare molta attenzione a noi.
Questa faccenda non mi piace, Acquitor. Neanche un po'.
Seren condivideva i suoi timori, ma non fece commenti.
Attraversarono il ponte molto prima della processione, anche se era chia-
ro che le voci li avevano preceduti. Le famiglie nobili erano tutte nel recin-
to, immobili sotto la pioggia. In evidenza, c'erano Tomad e Uruth, e uno
spazio era stato rispettosamente creato intorno ai due Edur e ai loro schia-
vi.
 uno dei fratelli Sengar, sussurr Seren Pedac.
Buruk la sent. Un tempo, Tomad Sengar rivaleggi con Hannan Mo-
sag per il trono, borbott. Come la prender, mi chiedo?
La donna gli lanci un'occhiata. Come fai a saperlo?
Mi hanno ragguagliato, Acquitor. La cosa non dovrebbe sorprenderti,
tutto sommato.
La processione aveva raggiunto il ponte.
Ah, sospir Buruk. Il Re Stregone e i suoi K'risnan sono emersi dalla
cittadella.
Udinaas stava un passo dietro Uruth, alla sua destra, il viso rigato di
pioggia.
Rhulad Sengar era morto.
La cosa lo lasciava indifferente. Un giovane Edur avido di violenza; ce
n'erano molti come lui, e uno di meno faceva ben poca differenza. Il fatto
che fosse un Sengar significava che Udinaas avrebbe dovuto preparare il
cadavere. Non era un compito che aspettasse con ansia.
Tre giorni per il rituale, compresa la veglia e la tintura della carne. Esa-
min mentalmente le possibilit, con distacco, mentre la pioggia gli si in-
sinuava nel colletto, e si raccoglieva quasi certamente nel cappuccio che
non si era dato la briga di sollevare sulla testa. Se Rhulad era rimasto un
senza-sangue, le monete sarebbero state di rame, con dischi di pietra a co-
prire gli occhi. Se era un guerriero di sangue e morto in battaglia, proba-
bilmente sarebbero state usate monete d'oro. Monete Letherii, per lo pi.
Abbastanza da pagare il riscatto per un principe. Uno spreco smodato la
cui idea lo riempiva di uno strano, profondo piacere.
Sentiva gi il puzzo della carne bruciata.
Guard il gruppo attraversare il ponte; Fear tirava la slitta su cui era sta-
to posto il corpo di Rhulad. Binadas zoppicava malamente; doveva aver
sofferto un danno notevole, per resistere alla magia curativa di cui certo
era gi stato fatto oggetto. Theradas e Midik Buhn. E Trull Sengar, alla te-
sta. Senza l'onnipresente lancia. Per cui, c'era stata davvero una battaglia.
Udinaas, hai il materiale? chiese Uruth, con voce spenta.
S, padrona, rispose l'uomo, posando una mano sulla bisaccia di cuoio
appesa alla spalla sinistra.
Bene. Non dobbiamo sprecare tempo. Tu preparerai il corpo; nessun al-
tro.
S, padrona. I carboni sono stati accesi.
Sei uno schiavo diligente, Udinaas, osserv lei. Sono contenta di a-
verti nella mia casa.
Confuso e allarmato da quell'ammissione, l'uomo dovette sforzarsi di
non alzare lo sguardo su di lei. E se avessi trovato il sangue Wyval dentro
di me, mi avresti spezzato il collo senza pensarci due volte. Grazie, pa-
drona.
 morto guerriero di sangue, dichiar Tomad. Lo vedo nell'orgoglio
di Fear.
Il Re Stregone e i suoi cinque apprendisti andarono incontro alla compa-
gnia che arrivava alla fine del ponte; Udinaas sent l'ansito di indignazione
di Uruth.
Tomad tocc la donna con una mano, per calmarla. Ci dev'essere una
ragione, disse. Vieni, raggiungiamoli.
Poich non avevano ricevuto l'ordine di restare indietro, Udinaas e gli al-
tri schiavi seguirono Tomad e Uruth che avanzavano verso i loro figli.
Hannan Mosag e i suoi K'risnan furono i primi a incontrare la processio-
ne. Fra il Re Stregone e Fear Sengar avvenne un sommesso scambio di pa-
role. Una domanda, una risposta, e Hannan Mosag sembr barcollare. Al-
l'unisono, i cinque apprendisti lo circondarono, ma tenevano gli occhi fissi
sulla sagoma di Rhulad, e Udinaas vide sui loro giovani volti un misto di
costernazione, allarme e timore.
Quando arriv il gruppo di Tomad, Fear spost lo sguardo dal Re Stre-
gone a suo padre. Ho tradito la tua fiducia, padre, esord. Il tuo figlio
pi giovane  morto.
Trattiene il dono, sbott Hannan Mosag, in tono violentemente accu-
satorio. Io ne ho bisogno, ma lui lo trattiene. Le mie istruzioni non erano
abbastanza chiare, Fear Sengar?
Il guerriero s'incup in volto. Siamo stati attaccati dai Jheck, Re Strego-
ne. Credo che sappiate chi e cosa sono...
Io non lo so, ringhi Tomad.
Sono Soletaken, padre, spieg Binadas. Capaci di assumere la forma
di lupi. Volevano impossessarsi della spada...
Che spada? indag Uruth. Cosa...
Basta! grid Hannan Mosag.
Re Stregone, riprese Tomad Sengar, avvicinandosi, Rhulad  morto.
Potete recuperare questo vostro dono....
Non  cos semplice, intervenne Fear. Rhulad trattiene la spada...
non riesco a strappargliela dalle dita.
Bisogner tagliare, dichiar Hannan Mosag.
Uruth cacci un sibilo, scuotendo la testa. No, Re Stregone. Vi proibi-
sco di mutilare nostro figlio. Fear, Rhulad  morto guerriero di sangue?
S.
Allora il divieto  ancora maggiore, disse la donna a Hannan Mosag,
incrociando le braccia.
Quella spada mi  necessaria!
Nel cupo silenzio che segu a quell'esclamazione, Trull Sengar parl per
la prima volta. Re Stregone, il corpo di Rhulad  ancora congelato. Pu
darsi che, quando si ammoller, la stretta sulla spada si allenti. A ogni mo-
do,  chiaro che la questione richiede una discussione calma, ragionata. Al-
la fine, forse troveremo un compromesso che accontenti i nostri desideri
contrastanti. Si volse verso il padre e la madre. Avevamo il compito, af-
fidatoci dal Re Stregone, di recuperare un dono, la spada che Rhulad ora
trattiene. Madre, dobbiamo completare la nostra missione. La spada deve
essere posta fra le mani di Hannan Mosag.
Uruth ribatt, con voce scioccata, inorridita: Vorresti tagliare le mani di
tuo fratello morto? E tu saresti mio figlio? Io....
Il marito l'interruppe con un gesto deciso. Trull, comprendo la difficol-
t della situazione e concordo con il tuo consiglio di sospendere ogni deci-
sione per il momento. Re Stregone, il corpo di Rhulad va preparato; e si
pu fare senza prestare attenzione alle mani. Abbiamo quindi un po' di
tempo; siete d'accordo?
Hannan Mosag annu con un brusco cenno del capo.
Trull si avvicin a Udinaas, e lo schiavo vide lo sfinimento del guerrie-
ro, il sangue vecchio di innumerevoli ferite sull'armatura logora. Occupati
del corpo, mormor l'Edur. Nella Casa dei Morti, come faresti con chi-
unque altro. Per, non aspettarti che le vedove partecipino al rituale; dob-
biamo posporre la cosa finch certe questioni non saranno risolte.
S, padrone, rispose Udinaas. Girandosi, scelse Hulad e un altro degli
schiavi. Voi due mi aiuterete con la slitta. Lavoreremo in solenne accor-
do, come sempre.
Entrambi gli uomini erano evidentemente spaventati. Un simile, aperto
conflitto fra gli Edur Hiroth non aveva precedenti. Sembravano sull'orlo
del panico, anche se le parole di Udinaas li calmarono alquanto. Il rituale
racchiudeva dei valori, e l'autocontrollo era uno dei principali.
Superando gli Edur, Udinaas condusse i compagni alla slitta.
La tela cerata avvolta intorno al ghiaccio ne aveva rallentato lo sciogli-
mento, ma le lastre al di sotto erano molto ridotte, con i bordi rammolliti e
color bianco latte.
Fear pass l'imbracatura a Udinaas. Con l'aiuto degli altri due schiavi,
questi cominci a tirare la slitta verso la grande struttura di legno in cui i
corpi Edur venivano preparati per la sepoltura. Nessuno li ferm.
Seren Pedac afferr Buruk per il braccio, tirandolo indietro verso il pon-
te. Lui la fulmin con lo sguardo, ma saggiamente non fece commenti.
Non potevano attraversare inosservati, e Seren sent il sudore pizzicarle
il collo e la schiena mentre guidava il mercante verso il campo degli ospiti.
Nessuno li avvicin, ma la loro presenza era sicuramente stata notata. Le
conseguenze sarebbero rimaste incerte, finch non fosse stato risolto il
conflitto cui avevano assistito.
I Nerek avevano tirato un lembo di tela cerata a partire da uno dei carri
per riparare il focolare che tenevano sempre acceso. Non appena arrivaro-
no Seren e Buruk, si allontanarono in fretta dalle fiamme avvolte di fumo,
scomparendo nelle loro tende.
A quanto pare, borbott Buruk, avvicinandosi al focolare e tendendo
le mani, ci sono guai seri. Il Re Stregone era gravemente scosso, e non mi
piace questa storia del dono. Una spada? Una specie di spada, giusto? Un
dono da parte di chi? Certo non un'alleanza con i Jheck....
No, convenne Seren, dal momento che contro i Jheck hanno combat-
tuto. Eppure l fuori non c' nient'altro, Buruk. Niente del tutto.
Ripens alla scena sull'altro lato del ponte. Il fratello di Fear, non Bina-
das, ma l'altro, quello che aveva invitato alla ragionevolezza... l'interessa-
va. Era fisicamente attraente, certo. Come la maggior parte degli Edur. Ma
c'era dell'altro. C'era... intelligenza. E dolore. Seren aggrott le sopracci-
glia. Era sempre attratta da chi soffriva.
Una spada, riprese Buruk, in tono meditabondo, fissando le fiamme,
di tale valore che Hannan Mosag pensa di mutilare il cadavere di un guer-
riero di sangue.
Non ti sembra strano? chiese Seren. Un cadavere che tiene una spada
tanto stretta che nemmeno Fear Sengar riesce a liberarla?
Forse  congelato?
Dal momento della morte?
L'uomo grugn. Suppongo di no. Forse i fratelli hanno impiegato qual-
che tempo a trovarlo.
Un giorno o pi, almeno. Certo, non conosciamo le circostanze, ma
sembra improbabile, non trovi?
S. Buruk scroll le spalle. Un maledetto funerale Edur. Non metter
il Re Stregone di buon umore. La delegazione arriver proprio nel momen-
to sbagliato.
Io non credo, ribatt Seren. Gli Edur sono stati sbilanciati da quest'e-
vento. Specialmente Hannan Mosag. A meno che non ci sia una pronta ri-
soluzione, noi ci troveremo in mezzo a un popolo diviso.
Un sorriso rapido, amaro. Noi?
Noi Letherii, Buruk. Io non faccio parte della delegazione. E tu, stret-
tamente parlando, nemmeno.
Neanche Hull Beddict, aggiunse lui. Eppure qualcosa mi dice che
siamo inestricabilmente legati a quella rete, che veda la luce del giorno op-
pure precipiti nel profondo.
Seren non disse nulla: il suo compagno aveva ragione.
La slitta scivolava agevolmente sulla paglia bagnata; Udinaas alz uno
stivale per arrestarne il progresso lungo la piattaforma di pietra. Senza par-
lare, i tre schiavi cominciarono a slacciare le cinghie, sfilandole da sotto il
corpo. Poi sollevarono la tela cerata. Le lastre di ghiaccio poggiavano su
una sagoma avvolta nel tessuto, la cui forma traspariva chiaramente. Tutti
e tre videro, contemporaneamente, che Rhulad aveva aperto la mascella al
momento della morte, come per emettere un grido silenzioso, infinito.
Hulad fece un passo indietro. Che l'Errante ci conservi, sibil.
 una cosa piuttosto comune, Hulad, osserv Udinaas. Voi due pote-
te andare, ma prima portate qui quel baule, quello poggiato sui rulli.
Monete d'oro, allora?
Presumo di s, rispose Udinaas. Rhulad  morto guerriero di sangue.
Era di nascita nobile. Per cui bisogna usare l'oro.
Che spreco, comment Hulad.
L'altro schiavo, Irim, disse, con un largo sorriso: Quando gli Edur sa-
ranno conquistati, noi tre dovremmo formare una compagnia, per andare a
saccheggiare i tumuli. Lui e Hulad tirarono il baule sulle guide.
I carboni erano incandescenti, la piastra di ferro nera per il calore.
Udinaas sorrise. Ci sono difese magiche in quei tumuli, Irim. E spettri-
ombra che li proteggono.
Allora ingaggeremo un mago che le sconfigga. Gli spettri se ne saranno
andati, insieme a tutti i maledetti Edur. Rimarranno solo ossa marce. So-
gno quel giorno.
Udinaas lanci un'occhiata al vecchio. E quanto sei Indebitato, Irim?
Il sorriso svan. Potr ripagare tutto quanto. Per i miei nipoti, che sono
ancora a Trate. Ripagare tutto, Udinaas. Non sogni lo stesso per te?
Ci sono debiti che non si ripagano con l'oro, Irim. I miei non sono so-
gni di ricchezza.
No. Il sorriso del vecchio torn. Tu vuoi soltanto il cuore di una ra-
gazza tanto al di sopra di te che non hai la minima speranza di conquistar-
lo. Povero Udinaas, scuotiamo tutti la testa, colmi di tristezza per la tua si-
tuazione.
Pi di piet che di tristezza, immagino, disse Udinaas, scrollando le
spalle. Basta cos. Potete andare.
Si sente gi il puzzo, concluse Hulad. Come fai a sopportarlo, Udi-
naas?
Informa Uruth che ho cominciato.
Non era il momento di stare soli, eppure Trull Sengar si trov esatta-
mente in quella situazione. Se ne rese conto all'improvviso, e sbatt le pal-
pebre, riconoscendo lentamente l'ambiente. Era nel palazzo, il luogo in cui
era nato, davanti al tronco centrale con la sua lama di spada sporgente. Il
calore del focolare sembrava incapace di penetrargli nelle ossa. Aveva gli
abiti fradici.
Aveva lasciato gli altri fuori, intrappolati nel loro scontro di volont. Il
Re Stregone e il suo bisogno contro Tomad e Uruth, e la loro insistenza
sull'osservanza del giusto rituale per un guerriero di sangue morto, un
guerriero che era loro figlio. Per colpa di questo conflitto, Hannan Mosag
rischiava di perdere la sua autorit fra i Tiste Edur.
Il Re Stregone avrebbe dovuto mostrare pi controllo. La questione a-
vrebbe potuto essere affrontata in privato, all'insaputa di chiunque altro.
Quanto pu essere difficile strappare una spada dalle mani di un morto? E
se - come certamente pareva - c'era di mezzo la magia, allora Hannan Mo-
sag era nel suo elemento. E aveva anche i suoi K'risnan; avrebbero potuto
fare qualcosa. In caso contrario... allora avrebbe dovuto tagliare le dita di
suo fratello. Un corpo non ospitava pi lo spirito. La morte aveva reciso il
loro legame. Trull non provava nulla per la fredda carne sotto il ghiaccio;
quello non era Rhulad, non pi.
Ma ora ogni possibilit di segretezza era perduta. La lite aveva avuto dei
testimoni e, secondo la tradizione, doveva averne anche la risoluzione.
Ma in fin dei conti... che importanza ha?
Non mi fidavo di Rhulad Sengar. Molto prima che mancasse al suo do-
vere durante la guardia notturna. Questa  la verit: avevo dei... dubbi.
I suoi pensieri non poterono portarlo oltre. L'angoscia mont in un vorti-
ce, che bruciava come acido. Come se Trull avesse risvegliato un grande
demone avido, e ora non potesse che stare a guardare mentre si nutriva del-
la sua anima. Un rimorso famelico, che pasteggiava in un banchetto senza
fine.
Siamo condannati, ora, a dare una risposta alla sua morte, ancora e an-
cora. Innumerevoli risposte ad affollare la solitaria domanda della sua vi-
ta.  il nostro destino, quindi, di soffrire sotto l'assedio di tutto ci che non
potr mai essere conosciuto?
C'erano stati estranei ad assistere alla scena; l'idea lo fulmin improvvi-
sa, scioccante. Un mercante e il suo Acquitor. Visitatori Letherii. Spie del-
la delegazione in arrivo per il trattato.
Lo scontro aperto di Hannan Mosag era stato un terribile errore per molti
versi. L'alta opinione che Trull nutriva nei confronti del Re Stregone era
stata danneggiata, macchiata; aveva nostalgia del mondo di un mese prima.
Prima della rivelazione di fragilit e difetti.
Camminava per la foresta, la mente piena dell'urgenza di notizie terribi-
li. Nella sua scia aveva lasciato una lancia, con la punta di ferro conficcata
profondamente nel petto di un Letherii. Gambe di piombo lo portavano at-
traverso le ombre; i mocassini risuonavano sulla pista screziata. Aveva la
sensazione che gli fosse appena sfuggito qualcosa, un presagio rimasto
senza testimoni. Come se stesse entrando in una stanza da cui era appena
uscito qualcun altro, solo che nel suo caso la stanza era stata la cattedrale
della foresta, il terreno consacrato degli Hiroth, e non aveva visto segni di
passaggio che dessero corpo al suo sospetto.
E fu questa sensazione a colpirlo di nuovo. Avevano attraversato eventi
difficili; ma restando indifferenti al significato, alle verit nascoste. Le esi-
genze della sopravvivenza avevano imposto loro una sorta di noncuranza.
Una convinzione sal in Trull Sengar come un'ondata gelida, solida co-
me un coltello piantato nel cuore: stava per accadere qualcosa di orribile.
Era solo nel palazzo.
Davanti al tronco centrale e alla sua spada storta.
E non riusciva a muoversi.
Il corpo di Rhulad Sengar era congelato. Una sagoma grigio pallido, dal-
le membra rigide, che giaceva sulla piattaforma di pietra. La testa gettata
all'indietro, gli occhi serrati, la bocca spalancata, come per trarre un respiro
mai trovato. Il guerriero stringeva le mani intorno all'impugnatura di una
strana spada variegata, la lama diritta coperta di ghiaccio e punteggiata di
sangue essiccato.
Udinaas aveva riempito le narici e le orecchie di cera.
Le pinze fra le dita, aspettava che la prima moneta d'oro raggiungesse il
calore ottimale sulla piastra di ferro sospesa sui carboni. Ve ne aveva ap-
poggiata una, poi, pochi istanti dopo, un'altra. L'ordine della disposizione
per i guerrieri di sangue di nascita nobile era preciso, come il tempo previ-
sto per l'intero rituale. Udinaas aveva davanti un periodo di ripetizione
meccanica e stanchezza profonda.
Ma uno schiavo doveva piegarsi a qualunque compito. C'erano dure ve-
rit che, a volerle indagare, si trovavano solo nella denigrazione del pro-
prio spirito. Per esempio, se qualcuno cercasse di autogiustificarsi prima,
diciamo, di un omicidio o di qualche altra atrocit.
Prendiamo questo corpo. Un giovane la cui carne  ora una proclama-
zione della morte. Gli Edur usano monete. I Letherii usano lino, piombo e
pietra. In entrambi, il bisogno di coprire, di mascherare, di nascondere
l'orribile assenza scritta su quel viso inerte.
Cominciava con gli occhi, aperti o chiusi che fossero.
Udinaas afferr con le pinze il bordo della moneta Letherii. Le prime
due dovevano essere leggermente pi fredde delle altre, per non far scop-
piare gli occhi dietro le palpebre. L'aveva visto accadere una volta, quando
era apprendista di uno schiavo anziano che aveva cominciato a perdere il
senso del tempo. Uno sfrigolio, poi uno spruzzo esplosivo di liquido mar-
cescente, fetido e scuro. La moneta infossata troppo profondamente nel-
l'orbita, un sibilante sbuffo di fumo e la carne nera, raggrinzita.
Attento a non lasciar cadere la moneta, si gir sullo sgabello, chinandosi
sul viso di Rhulad Sengar. Abbass il caldo disco d'oro.
Un leggero sfrigolio, mentre la pelle della palpebra perdeva ogni umidi-
t, in modo da aderire alla moneta e tenerla al suo posto.
Ripet l'operazione con la seconda moneta.
Il calore nella stanza stava rammollendo il corpo e Udinaas, intento a
posare le monete sul torso, era continuamente sorpreso da qualche movi-
mento. La schiena inarcata si rilassava, un gomito picchiava sommessa-
mente al suolo, rivoli d'acqua strisciavano sulla pietra, colando dai lati del
cadavere, come se questo stesse piangendo.
Il puzzo di carne bruciata pervadeva l'aria calda, umida. Il corpo di Rhu-
lad Sengar stava subendo una trasformazione: acquisiva un'armatura lucen-
te, diventando qualcosa di diverso da un guerriero Tiste Edur. Nella mente
di Udinaas, cess di esistere come una cosa un tempo vivente; il lavoro che
stava svolgendo non gli sembrava molto diverso dal rammendare le reti.
Dal petto, all'addome. Ogni ferita di lancia riempita di olio e argilla, cir-
condata di monete, poi sigillata. Bacino, cosce, ginocchia, stinchi, caviglie,
il collo dei piedi. Spalle, parte superiore delle braccia, gomiti, avambracci.
Centosessantatr monete.
Asciugandosi il sudore dalle palpebre, Udinaas si alz e si rec, le mem-
bra doloranti, fino al calderone che conteneva la cera fusa. Non aveva idea
di quanto tempo fosse passato. Il puzzo teneva a bada l'appetito, ma aveva
riempito il vuoto allo stomaco pi volte con acqua fresca. Fuori, la pioggia
continuava a picchiare sul tetto, turbinando sopra il terreno oltre le mura.
Un villaggio in lutto; nessuno l'avrebbe disturbato finch non fosse emerso
dal suo lavoro.
Avrebbe preferito che ci fossero una mezza dozzina di vedove Edur a
eseguire la posa delle monete, con lui a badare al fuoco, la sua posizione
consueta. L'ultima volta che aveva agito in solitudine era stato per il padre
di Uruth, ucciso in battaglia dagli Arapay. L'uomo di allora, pi giovane,
aveva provato timore reverenziale per lo spettacolo e per il ruolo che egli
vi ricopriva.
Attaccando il manico al calderone, Udinaas sollev quest'ultimo dal fo-
colare, trasportandolo con cura verso il cadavere. Uno spesso rivestimento
sul davanti e sui lati. Un po' di tempo per far raffreddare la cera - non trop-
po, altrimenti si sarebbero formate delle crepe - e sarebbe tornato alle mo-
nete d'oro.
Udinaas si ferm per un attimo, in piedi davanti al Tiste Edur morto.
Ah, Rhulad, sospir, adesso s che potresti pavoneggiarti davanti alle
donne.
Il lutto  cominciato.
Trull sussult; girandosi, vide Fear al suo fianco. Che cosa? Oh. Allora,
cosa  stato deciso?
Niente. Il fratello and al focolare. Guard le basse fiamme, il volto
distorto da un'espressione amara. Il Re Stregone proclama vani i nostri
sforzi. Peggio: crede che l'abbiamo tradito.  un sospetto che vorrebbe na-
scondere, ma io lo vedo.
Dopo un attimo di silenzio, Trull mormor: Mi chiedo quando  co-
minciato il tradimento. E con chi.
Tu hai dubitato del "dono" fin dall'inizio.
E adesso ne dubito ancora di pi. Una spada che non intende rinunciare
alla sua morsa su un guerriero morto. Di che razza di arma si tratta, Fear?
Che magia vi infuria dentro? Trull si volse verso il fratello. Hai guardato
bene quella lama? Oh,  fabbricata con maestria, ma ci sono... schegge in-
trappolate nel ferro. Di qualche altro metallo, che ha resistito alla forgiatu-
ra. Qualunque apprendista spadaio potrebbe dirti che una lama simile si in-
franger al primo colpo.
Ma la magia che vi era stata investita l'avrebbe impedito, ribatt Fear.
Allora, sospir Trull, stanno preparando il corpo di Rhulad.
S. E il Re Stregone ha invitato i nostri genitori nell'intimit del suo pa-
lazzo. Nessun altro pu entrare. Ci saranno... trattative.
Il taglio delle mani del figlio minore in cambio di cosa?
Non lo so. La decisione sar annunciata pubblicamente. Nel frattempo,
siamo soli.
Dov' Binadas?
Fear scroll le spalle. L'hanno preso i guaritori. Passeranno giorni pri-
ma che lo vediamo di nuovo. I maghi sono difficili da guarire, specialmen-
te nel caso di ossa spezzate. Gli Arapay incaricati delle sue cure hanno det-
to che c'erano oltre trenta pezzi vaganti nella carne del fianco; e tutti vanno
riportati al loro posto. Poi occorre riparare muscoli e tendini, chiudere i va-
si e drenare il sangue morto.
Trull and a una panca lungo un muro e si sedette, poggiando la testa fra
le mani. Ora l'intero viaggio gli sembrava irreale, se non fosse stato per i
segni della battaglia su carne e armatura, e la brutale riprova di un cadave-
re che veniva preparato per la sepoltura.
I Jheck erano stati Soletaken. Non l'aveva capito. Quei lupi...
Essere Soletaken era un dono che apparteneva a Padre Ombra e alla sua
stirpe. Apparteneva ai cieli, alle creature di immenso potere. Che barbari
rozzi, primitivi dovessero possedere un dono di tali prodigiose, sacre pro-
porzioni non aveva alcun senso.
Soletaken. Gli pareva una cosa... sordida. Non capiva come potesse esse-
re possibile.
Ci aspetta una difficile prova, fratello.
Trull guard Fear, battendo le palpebre. Lo senti anche tu. Sta arrivan-
do qualcosa, vero?
Non sono abituato a questa... sensazione. Di impotenza. Di... ignoran-
za. L'uomo si massaggi il viso, come se volesse evocare le parole giuste
dai muscoli, dal sangue, dalle ossa. Come se tutto ci che aspettava dentro
di lui conducesse una lotta, vana, frustrante, per trovare una voce udibile
agli altri.
Trull fu colpito da una fitta di comprensione per il fratello; abbass lo
sguardo, per non essere testimone del suo disagio. Per me  lo stesso,
dichiar, anche se non era totalmente vero. Lui conosceva l'impotenza; era
una sensazione con cui aveva imparato a convivere. Non aveva nessuno
dei talenti materiali di Fear, niente della sua agilit e naturalezza. Sembra-
va che la sua unica vera abilit fosse quella dell'osservazione incessante,
incatenata per a un'immaginazione cupa. Dovremmo dormire un po',
aggiunse. La stanchezza non si addice a momenti simili. Niente verr an-
nunciato senza la nostra presenza.
Hai ragione, fratello. Fear esit, poi pos una mano sulla spalla di
Trull. Ti vorrei sempre al mio fianco: mi impediresti di inciampare. La
mano si ritrasse; Fear si avvi alle stanze da letto sul retro del palazzo.
Trull lo fiss, stupefatto dall'ammissione, mezzo incredulo. Come io gli
ho offerto parole di conforto, lui ha appena fatto lo stesso per me?
Theradas gli aveva detto che avevano udito il rumore della battaglia pe-
netrare, ripetutamente, attraverso il vento e il vortice di neve. Urla bestiali
di dolore, lupi che gridavano in preda a una disperazione mortale. L'ave-
vano sentito distogliere i Jheck dal loro sentiero. Finch la distanza non
aveva impedito loro ogni consapevolezza sul suo destino. E poi, avevano
aspettato l'arrivo del nemico... che non era mai giunto.
Trull aveva gi dimenticato la maggior parte di quegli scontri: i numeri
si confondevano, riducendosi a uno, a un incubo caotico disgiunto dal
tempo, avvolto nel velo della neve che, pur lacerato dal vento, gli si strin-
geva attorno, sempre pi. Un incubo alieno, isolato dal mondo.  cos che
si conservano i momenti pi terribili del passato? Questa separazione
tormentosa accade a tutti noi, noi... superstiti? La mente aveva il suo cimi-
tero; una pista serpeggiava fra i cumuli di terra che nascondevano le pietre
pesanti e le caverne oscure con le loro pareti dipinte di sangue... la scia di
un'esistenza abbandonata alla desolazione sotto un cielo grigio. Quella pi-
sta non si poteva percorrere una seconda volta. Si poteva solo guardarsi
indietro, e provare orrore per la quantit e l'accumulo selvaggio di altri tu-
muli. Cui altri continuavano ad aggiungersi.
Si alz, dirigendosi al giaciglio su cui dormiva. Sfinito dal pensiero di
coloro che gli Edur veneravano, i quali avevano vissuto per decine e deci-
ne di migliaia di anni, e dell'orrore interminabile di quanto stava alle loro
spalle, la strada infinita dell'azione e del rimorso, con le ossa e le esistenze
ridotte in polvere disseminata di resti corrosi di metallo... nient'altro, per-
ch il peso che la vita poteva portare era cos limitato, perch la vita poteva
solo procedere in avanti, sempre pi avanti, e il suo passaggio faceva poco
pi che sollevare un po' di polvere nella sua scia.
In preda a un dolore inasprito dalla disperazione, Trull si lasci cadere
sulla stuoia dall'imbottitura sottile, chiudendo gli occhi.
Il gesto serv solo a scatenare la sua fantasia; una dopo l'altra, le imma-
gini si destarono, con grida silenziose ma inconsolabili, che gli riempivano
la mente.
Quel flusso lo fece vacillare; come un guerriero che perde i sensi davanti
a un attacco spietato, cadde nei recessi della sua mente, scivolando nell'o-
blio.
Un bagliore confuso gli guizzava davanti agli occhi, simile al letto d'oro
di un torrente di montagna. Udinaas s'incurv, avvertendo per la prima
volta il peso plumbeo dei muscoli esausti, appesi alle ossa come catene. Il
puzzo della carne bruciata gli era penetrato nei polmoni, rivestendo l'inter-
no del petto e trasudando il suo veleno nelle vene. Si sentiva il corpo im-
merso nelle scorie.
Fiss la schiena coperta d'oro di Rhulad Sengar. La cera che racchiudeva
la sagoma si era raffreddata, e diventava ogni momento pi opaca.
La ricchezza appartiene ai morti, o cos dev'essere per uno come me.
Fuori dalla mia portata. L'idea penetr attraverso la nebbia della sua men-
te. Indebitamento e povert. I confini che definivano molte esistenze. Solo
pochi fra i Letherii conoscevano l'abbondanza, e potevano indulgere a ec-
cessi. Il loro era un mondo a parte, un paradiso invisibile, con interessi e
preoccupazioni sconosciuti a chiunque altro.
Udinaas aggrott le sopracciglia, stupito dei propri sentimenti. Non pro-
vava invidia. Solo dolore, la consapevolezza di tutto ci che era al di l
della sua portata, e lo sarebbe rimasto per sempre. Per qualche strano gio-
co, i ricchi Letherii erano diventati per lui tanto remoti e alieni quanto gli
Edur. Ne era distaccato, e la divisione era tanto netta e assoluta quanto
quella che gli stava davanti: la sua carne logorata, e il cadavere rivestito
d'oro. I vivi e i morti, il cupo movimento del suo corpo e la perfetta immo-
bilit di Rhulad Sengar.
Si prepar per l'ultimo compito che l'aspettava prima che potesse lascia-
re la stanza. La cera si era solidificata a sufficienza per permettere di girare
il corpo. Entrando in quella casa, i genitori di Rhulad si sarebbero aspettati
di trovare il figlio morto adagiato sulla schiena, reso praticamente irrico-
noscibile dalle monete e dalla cera. Trasformato, in effetti, in un sarcofago,
che avesse gi intrapreso il viaggio verso il mondo dell'Ombra.
Che l'Errante mi prenda, ne ho la forza?
Il cadavere era stato messo su due remi di legno, i cui manici curvi erano
attaccati a un'unica leva. Un palo a quattro gambe posto trasversalmente
sotto la leva costituiva il fulcro. Udinaas si raddrizz e prese posizione
presso la leva, afferrando il Legnonero fra entrambe le mani e appoggian-
dovi il peso della parte superiore del corpo. Dopo un attimo di esitazione,
abbass la testa fino a toccare gli avambracci con la fronte.
Lo spettro-ombra era muto; da giorni, non un sussurro gli riecheggiava
nelle orecchie. Il sangue del Wyval dormiva. Era solo.
Durante l'intera procedura, si era aspettato un'interruzione. Hannan Mo-
sag e i suoi K'risnan avrebbero fatto irruzione nella stanza. Per tagliare le
dita di Rhulad, o le mani intere. Non avendo ricevuto istruzioni in senso
contrario, Udinaas aveva coperto la spada di cera, che scendeva fino alle
cosce in un angolo compatto.
Trasse un respiro profondo, poi abbass la leva. Il cadavere si sollev
leggermente. Una ragnatela di crepe apparve nella cera, ma era prevedibi-
le. Facile da riparare. Udinaas spinse pi forte, guardando il corpo che co-
minciava a voltarsi sul fianco. Il peso della spada fu pi forte della cera in-
torno alla lama, e la punta batt sulla piattaforma di pietra, trascinando gi
le braccia. Udinaas imprec sottovoce, battendo le palpebre per liberare gli
occhi dal sudore. Lastre di cera erano cadute; ma almeno le monete, vide
con sollievo, erano rimaste saldamente attaccate.
Facendo scivolare una cinghia sulla leva per tenerla ferma, si avvicin al
cadavere. Riport la spada in posizione, poi spinse gi il peso massiccio, a
poco a poco, finch il corpo non si adagi, con un tonfo, sulla schiena.
Udinaas riprese fiato. Serviva un altro strato di cera per coprire il danno.
Poi avrebbe potuto lasciare quell'incubo.
Uno schiavo non doveva pensare. Aveva dei compiti da svolgere; ma
troppi pensieri gli affollavano la mente, ostacolando la concentrazione.
Torn barcollando al focolare, per prendere il calderone della cera.
Uno strano schiocco alle sue spalle. Udinaas si gir. Scrut il cadavere,
cercando il punto in cui la cera si era aperta. L, lungo la mascella; un largo
squarcio sulla bocca. Ricord la smorfia che era apparsa quando il corpo
era stato esposto alla vista. Forse avrebbe dovuto cucire le labbra.
Sollevando il calderone, and verso il morto.
Vide la testa scattare all'indietro.
Un respiro tremante.
E poi il cadavere grid.
Una scena si deline lentamente dal nulla, e Trull Sengar si ritrov in
piedi, ancora una volta in mezzo al turbinio del vento e della neve. Era cir-
condato da un anello di forme scure, indistinte. Il bagliore offuscato di oc-
chi ambra era puntato su di lui; Trull allung la mano verso la spada, ma il
fodero era vuoto.
I Jheck l'avevano trovato infine, e stavolta non ci sarebbe stata via di fu-
ga. Trull si gir su se stesso, pi volte, mentre gli enormi lupi arrivavano.
L'ululato del vento gli invadeva le orecchie.
Cerc un pugnale - o un'arma qualunque - senza trovare nulla. Aveva le
mani intirizzite dal freddo; la neve gli pungeva gli occhi.
Ora erano pi vicini, su tutti i lati. Il cuore gli martellava in petto. Il ter-
rore lo riempiva, come l'impeto mortale dell'acqua riempie un uomo sul
punto di annegare. Era in preda allo shock della sorpresa, l'improvvisa
perdita di ogni forza e, insieme, di ogni volont.
I lupi balzarono in avanti.
Mascelle si chiusero sulle sue membra, zanne penetrarono nella carne.
Cadde sotto il peso dell'attacco. Un lupo gli serr la bocca intorno alla nu-
ca. Una terribile erosione di muscoli; uno schiocco di ossa. Una calda on-
data di sangue e bile gli riemp la bocca. Non riusciva nemmeno a raggo-
mitolarsi su se stesso, mentre le bestie gli laceravano le braccia, le gambe,
l'addome.
Non udiva pi nulla all'infuori dell'urlo del vento, sempre pi stridente.
Trull apr gli occhi. Era sdraiato scompostamente sulla stuoia; sentiva
fitte pulsare nei muscoli al ricordo di quei denti feroci.
Grida.
Fear apparve sulla soglia; gli occhi stranamente cerchiati di rosso, batte-
va le palpebre per lo sconcerto. Trull?
Viene da fuori, rispose questi, tirandosi rigidamente in piedi.
Uscendo, videro figure che correvano, convergendo sulla Casa dei Mor-
ti.
Che cosa succede?
Alla domanda del fratello, Trull scosse la testa. Forse Udinaas...
Si misero in cammino.
Due schiavi emersero dall'entrata dell'edificio, poi sfrecciarono via in
preda al panico; uno urlava parole incoerenti.
I fratelli affrettarono il passo.
Trull vide l'Acquitor Letherii e il suo mercante sul ponte; procedevano
lentamente, superati da figure in corsa.
Le grida non si erano placate. Erano piene di dolore e di orrore. A quel
suono, ripetuto respiro dopo respiro, Trull si sentiva gelare il sangue nelle
vene. Poteva quasi...
Mayen era nel vano della porta semiaperta. Alle sue spalle c'era la
schiava di nome Strega Piumata.
Nessuna delle due si muoveva.
Fear e Trull le raggiunsero.
La Strega Piumata gir la testa di scatto; gli occhi spiritati fissarono
prima Trull, poi Fear.
Fear si mise al fianco della sua promessa. Guard all'interno; a ogni gri-
do, il suo viso aveva un fremito. Mayen, ordin, non fare entrare nes-
suno. Tranne Tomad, Uruth e il Re Stregone, quando arriveranno. Trull....
Il nome fu pronunciato in tono supplichevole.
Mayen fece un passo indietro, e Trull avanz.
Fianco a fianco, i fratelli entrarono nella Casa dei Morti.
Una sagoma ricurva, coperta di cera simile a pelle sbucciata, rilucente
del bagliore di monete d'oro, stava al margine della piattaforma di pietra;
la testa china, la fronte sulle ginocchia, le braccia avvolte intorno agli stin-
chi, ma la spada ancora fra le mani. Una sagoma ricurva che emetteva gri-
da infinite.
Nei pressi, c'era lo schiavo di nome Udinaas. Aveva appena trasportato
un calderone di cera, che si era rovesciata fra paglia e ramoscelli. Il calde-
rone giaceva su un fianco, a due passi dal Letherii.
Udinaas mormorava parole di conforto che filtravano sotto le grida. Pas-
so dopo passo, si avvicin guardingo alla sagoma.
Fear fece per avanzare rapidamente, ma Trull lo afferr per il braccio,
trattenendolo. In quelle grida aveva sentito qualcosa. Cominciavano a ri-
spondere al mormorio dello schiavo; dalla sfida, la voce stava passando al-
la supplica. Interrotta ripetutamente da tremiti di nuda disperazione. E in-
tanto Udinaas non smetteva di parlare.
Che la Sorella ci benedica, quello  Rhulad. Mio fratello.
Che era morto.
Lo schiavo si inginocchi lentamente davanti all'orrida figura. Hai delle
monete davanti agli occhi, Rhulad Sengar; per questo non ci vedi. Le tirer
via, lo sent dire Trull. I tuoi fratelli sono qui. Fear e Trull. Sono qui.
Le grida cessarono, lasciando il posto a un pianto impotente.
Trull sgran gli occhi nel vedere Udinaas fare qualcosa che non avrebbe
creduto possibile. Lo schiavo tese le mani a stringere la testa di Rhulad,
come una madre con un figlio inconsolabile. Dolcemente, ma fermamente,
la sollev dalle ginocchia.
Da Fear venne un singhiozzo, subito soffocato. Trull sent il fratello
tremare.
Il viso... oh, Padre Ombra, il viso.
Una maschera di cera, rigata di crepe. E sotto, monete d'oro, infossate
nella carne, tutte ancora al loro posto, disposte come scaglie di un'armatura
intorno alla mascella aperta, alla bocca ansimante.
Udinaas si avvicin ancora, sussurrando all'orecchio sinistro di Rhulad.
Parole, cui rispose un tremito, uno spasmo che fece tintinnare le monete;
il rumore risuon attutito sotto la cera. Un piede gratt contro le piastrelle
di pietra intorno alla piattaforma, strisciando verso il corpo.
Fear sussult nella morsa di Trull, ma questi continu a trattenerlo, men-
tre Udinaas estraeva un coltello da lavoro dalla cintura.
Un mormorio ritmico, quasi musicale. Lo schiavo alz il coltello. Pos
con cura la punta lungo la moneta che copriva l'occhio sinistro di Rhulad.
Il viso ebbe un fremito, ma Udinaas curv il braccio destro in una specie
di abbraccio, senza cessare le sue parole di conforto. Una pressione, mo-
vimenti minimi, e la moneta si stacc, lampeggiando, alla base. Un attimo
dopo cadde.
L'occhio era chiuso, ridotto a una piaga rossastra. Rhulad doveva aver
cercato di aprirlo, perch Udinaas pos due dita sulla palpebra e Trull lo
vide scuotere la testa dicendo qualcosa, poi ripetendola.
Un strano scatto della testa di Rhulad; Trull cap che si trattava di un
cenno di assenso.
Udinaas invert la posizione delle braccia, avvicinando la punta del col-
tello all'occhio destro di Rhulad.
Fuori c'era il rumore di una massa di persone, ma Trull non si gir. Non
riusciva a staccare lo sguardo dal Letherii, da suo fratello.
Era morto. Non c'era nessun dubbio. Nessuno.
Lo schiavo, che aveva lavorato su Rhulad per un giorno e una notte,
riempiendo le ferite mortali con la cera, attaccando le monete roventi alla
carne fredda, e aveva poi visto il cadavere resuscitare, ora stava inginoc-
chiato davanti all'Edur; la sua voce lo proteggeva dalla follia e, insieme al-
le mani, lo riportava alla vita.
Uno schiavo Letherii.
Padre Ombra, chi siamo noi per aver fatto questo?
La moneta si stacc.
Trull si avvicin, tirando Fear con s. Non parl; non ancora.
Udinaas rinfoder il coltello. Pos una mano sulla spalla sinistra di Rhu-
lad. Poi si gir, alzando lo sguardo verso Trull. Non  pronto a parlare. Le
grida l'hanno sfinito, dato il peso delle monete che gli racchiudono il pet-
to. Udinaas si lev a met, con l'intenzione di andarsene, ma Rhulad mos-
se il braccio sinistro, staccando la mano dall'impugnatura della spada; mo-
nete tintinnarono quando le dita brancolarono, trovando infine il braccio
dello schiavo. E stringendolo.
Udinaas quasi sorrise - e per la prima volta, Trull vide la sua profonda
stanchezza, la gravit di tutto ci che aveva attraversato - e torn a sedersi.
I tuoi fratelli, Rhulad, riprese. Trull, e Fear. Sono qui per prendersi cu-
ra di te. Io sono solo uno schiavo...
Rhulad intensific la stretta, facendo cadere due monete.
Rimani, Udinaas, disse Trull. Nostro fratello ha bisogno di te. Noi
abbiamo bisogno di te.
Il Letherii annu. Come volete, padrone. Per... sono stanco. Io... io
continuo a svenire, per risvegliarmi al suono della mia stessa voce. Scos-
se la testa, impotente. Non so neanche cosa ho detto a vostro fratello...
Non ha importanza, intervenne Fear. Quello che hai fatto... La voce
gli mor in gola, e per un attimo il suo viso parve accartocciarsi. Trull vide
tendersi i muscoli del collo del fratello, poi questi serr gli occhi, trasse un
respiro profondo e riprese la sua espressione consueta. Impossibilitato a
parlare, scosse la testa.
Trull si accovacci accanto a Udinaas e a Rhulad. Udinaas, capisco.
Hai bisogno di riposo. Ma rimani ancora per qualche istante, se puoi.
Lo schiavo annu.
Trull spost lo sguardo sul viso martoriato di Rhulad; gli occhi erano
ancora chiusi, ma dietro c'era del movimento. Rhulad. Sono Trull. Ascol-
tami, fratello mio. Tieni gli occhi chiusi, per ora. Dobbiamo toglierti que-
sta... questa armatura...
A quelle parole, Rhulad scosse la testa.
Sono monete funerarie, Rhulad...
S-s. Lo... so.
Le parole uscivano a fatica, grevi, cupe, dal petto schiacciato.
Trull esit, poi aggiunse: Udinaas  rimasto con te, solo, per preparar-
ti....
S.
 esausto, fratello.
S. Ditelo a nostra madre. Lo voglio... lo voglio per me.
Certo. Ma ora, ti prego, lascialo andare...
La mano ricadde dal braccio dello schiavo, sbattendo violentemente,
come inerte, sul pavimento. L'altra mano, ancora stretta sulla spada, ebbe
uno spasmo improvviso.
Un sorriso agghiacciante apparve sul viso di Rhulad. S. Ce l'ho ancora
in mano. Ecco cosa voleva dire.
Trull indietreggi leggermente.
Udinaas si allontan un poco, appoggiandosi al baule delle monete. As-
sunse una posizione che rispecchiava quella di Rhulad e, un attimo prima
che girasse il viso dall'altra parte, Trull vide questo riempirsi d'angoscia.
Esausto o no, per Udinaas la pace e il riposo erano ancora molto lonta-
ni... Trull comprese bene quella brutale verit. Rhulad aveva avuto lo
schiavo, ma Udinaas chi aveva?
Non era un tipico pensiero Edur.
Ma niente - niente - era come prima. Trull si alz, avvicinandosi a Fear.
Riflett per un momento, poi si volse verso l'entrata. Mayen era ancora l,
con al fianco la Letherii, la Strega Piumata. Trull richiam l'attenzione di
quest'ultima con un gesto, indicando il punto in cui stava piegato Udinaas.
La vide contorcere il viso inorridita. La vide scuotere la testa.
Poi la giovane corse via.
Trull fece una smorfia.
Confusione all'entrata; Mayen spar alla vista.
Apparvero Tomad e Uruth.
E, dietro ai due che avanzavano lentamente, veniva Hannan Mosag.
Oh. Oh, no. La spada. La maledetta spada...
...
.
...
CAPITOLO DIECI.
.
Petali bianchi volteggiano e si increspano mentre scendono
gi verso il mare senza fondo.
La donna e il suo cesto, la mano che guizza rossa
in un movimento rapido, morbido, a spargere queste
ali pure, sospese per un attimo nel vento.
Si erge in piedi, una dea sconsolata, origine del volo
che fallisce e ricade sull'ampio petto del fiume.
Un cesto di uccelli destinati ad annegare.
Guardatela piangere nell'ombra della citt
la mano disincarnata,
munita di artigli, incessante nella ripetizione,
dispensa la morte e nei suoi occhi si legge l'orrore del vivere.
.
Lady Elassara di Trate Cormor Fural.
.
Il rombo del tuono, il forte picchiettio della pioggia sul tetto. Il tempora-
le seguiva il corso del fiume, procedendo verso nord e trascinando un lem-
bo delle sue nubi turbinose sopra Letheras. Sgradito, fuori stagione, riem-
piva l'unica stanza della dimora di Tehol di aria greve, satura di vapore.
C'erano due sgabelli in pi rispetto al solito, recuperati da Bugg in una di-
scarica. Su uno di essi, in un angolo, sedeva Ublala Pung, piangente.
Da pi di una campana, il suo corpo enorme era scosso da brividi inces-
santi che facevano scricchiolare lo sgabello in modo allarmante.
Tehol camminava su e gi, al centro della stanzetta.
Uno scalpiccio di piedi all'esterno, poi la tenda dell'entrata si scost e
Bugg entr a passo fermo, grondante acqua. Toss. Che cosa brucia nel
focolare?
Tehol scroll le spalle. Quello che ci  stato messo accanto, natural-
mente.
Ma  il tuo cappello da pioggia. L'ho intrecciato io stesso, con le mie
mani.
Un cappello da pioggia? Quelle canne avevano avvolto del pesce mar-
cio...
Il puzzo  quello, decisamente, annu Bugg, asciugandosi gli occhi.
Comunque, "marcio"  un termine relativo, padrone.
Davvero?
I Faraed lo considerano una prelibatezza.
Volevi che puzzassi come un pesce?
Meglio tu che l'intera casa, replic Bugg, lanciando un'occhiata a U-
blala. Che cos'ha?
Non ne ho idea, disse Tehol. Allora, che novit ci sono?
L'ho trovata.
Perfetto.
Ma dovremo andare a prenderla.
Fuori?
S.
Sotto la pioggia?
S.
Be', concluse Tehol, riprendendo a camminare, la cosa non mi piace
affatto. Troppo rischiosa.
Rischiosa?
Proprio cos: rischiosa. Potrei bagnarmi. Specialmente ora che non ho
pi un cappello da pioggia.
E di chi  la colpa, mi chiedo?
Cominciava gi a fumare, messo cos vicino al focolare. Gli ho dato
una spintarella con l'alluce ed  andato in fiamme.
Lo stavo facendo asciugare.
Tehol si ferm di scatto, scrut Bugg per un attimo, poi riattacc il suo
ritmico andirivieni.  un temporale. E i temporali passano, decret. Mi
serve una ragione per procrastinare.
S, padrone.
Tehol si gir, avvicinandosi a Ublala Pung. Diletta guardia del corpo,
cosa c' che non va?
Occhi cerchiati di rosso lo fissarono. Tu non sei interessato, non sul se-
rio. Nessuno lo .
Certo che sono interessato. Bugg, sono interessato, vero?  la mia natu-
ra, non  cos?
Esatto, padrone. Quasi sempre.
Si tratta delle donne, vero, Ublala? Lo intuisco.
L'omaccione annu con aria triste.
Fanno a pugni per averti?
Lui scosse la testa.
Ti sei innamorato di una di loro?
 questo il fatto. Non ne ho avuto la possibilit.
Tehol guard Bugg, poi ancora Ublala. Non ne hai avuto la possibilit.
Che strana affermazione. Puoi spiegarti meglio?
Non  giusto. Non  assolutamente giusto. Tu non capiresti; non hai
questo problema. Che cosa sono io? Sono destinato a essere solo un gio-
cattolo? Solo perch ho un grosso...
Aspetta un attimo, lo interruppe Tehol. Vediamo se ho capito bene,
Ublala. Hai l'impressione che ti stiano solo usando. Che siano interessate
solo ai tuoi, ehm, attributi. Tutto quello che vogliono da te  il sesso. Nes-
sun impegno, nessuna lealt. Sono contente di fare a turno con te, ignoran-
do i tuoi sentimenti, la tua natura sensibile. Probabilmente, dopo non vo-
gliono nemmeno indulgere alle coccole, o fare conversazione, giusto?
Ublala annu.
E tutto questo ti rende infelice?
L'uomo annu di nuovo, tirando su col naso; il labbro inferiore sporgeva
all'infuori, gli angoli della bocca erano rivolti all'ingi, e un muscolo fre-
meva sulla guancia destra.
Tehol lo fiss per un altro attimo, poi alz le mani sopra la testa. Ubla-
la! Non capisci? Sei nel paradiso desiderato da ogni uomo! Quello che no-
ialtri possiamo solo sognare!
Ma io ho bisogno di pi!
No, invece! Fidati di me! Bugg, non sei d'accordo? Diglielo!
Bugg aggrott le sopracciglia, poi conferm:  come dice Tehol, Ubla-
la. Certo,  una verit tragica ed  nella natura del padrone gioire delle ve-
rit tragiche, il che a molti potrebbe sembrare insolito, persino malsano....
Grazie del sostegno, intervenne Tehol, con un'espressione torva. Va'
a dare una ripulita, eh? Si volse ancora verso Ublala. Ti trovi al vertice
della conquista maschile, amico mio... aspetta un attimo! Hai detto che non
ho questo problema? Che cosa intendevi dire?
Ublala batt le palpebre. Come? Uhm, quel vertice, o comunque tu
l'abbia chiamato... ci sei anche tu?
Bugg sbuff. Sono mesi che non lo vede nemmeno.
Adesso basta! Tehol and al focolare, raccogliendo i resti delle canne
intrecciate e sbattendoli contro la pietra per spegnere le fiamme. Si mise
l'oggetto bruciacchiato sulla testa. Va bene, Bugg, andiamo a prenderla.
Quanto al nostro gigante scervellato, pu piagnucolare qui tutto solo, per
quel che me ne importa. Quanti insulti pu sopportare un uomo sensibile
come me, mi chiedo?
Fili di fumo si levarono dalle canne sulla testa di Tehol.
Quella roba sta per prendere fuoco di nuovo, padrone.
Be',  a questo che serve la pioggia, no? Andiamo.
Fuori, nello stretto vicolo, l'acqua scorreva, alta fino alle caviglie, verso
il tombino ostruito all'estremit, dove si stava formando un piccolo lago.
Con Bugg avanti di mezzo passo, sguazzarono nel flusso turbinoso.
Dovresti essere pi comprensivo con Ublala, padrone, dichiar Bugg,
girando la testa.  un uomo molto infelice.
La comprensione spetta ai meno dotati, Bugg. Ublala ha tre donne che
gli sbavano sopra, o te ne sei dimenticato?
Che immagine disgustosa.
Sei vecchio da troppo tempo, mio caro servo. Non c' niente di intrin-
secamente disgustoso nella bava. Dopo una pausa, Tehol aggiunse:
D'accordo, forse s. Per, dobbiamo proprio parlare di sesso? L'argomen-
to mi riempie di nostalgia.
Che l'Errante non voglia.
Allora, dov'?
In un bordello.
Oh, una circostanza davvero patetica.
Piuttosto un furioso appetito, di recente acquisizione. E pi lo nutre,
pi avido diventa.
Attraversando il Viale Turol, entrarono nel Distretto delle Prostitute. Il
diluvio andava placandosi; sulle loro teste passava la coda del temporale.
Be', comment Tehol, non si tratta di una condizione desiderabile per
una delle mie dipendenti pi preziose. Specialmente perch il suo appetito
non include il suo elegante, bel capo. Qualcosa mi dice che sarei stato io a
dover piangere nell'angolo della stanza, non Ublala.
Forse Shurq non vuole mischiare gli affari con il piacere.
Bugg, mi hai appena detto che  in un bordello.
Oh, gi. Scusa.
Ora sono davvero triste. Stamattina non ero triste. Se vado avanti cos,
al crepuscolo mi ritrover a buttarmi nel canale con borse di monete appe-
se al collo.
Siamo arrivati.
Stavano davanti a un palazzo stretto, a tre piani, leggermente rientrante
rispetto agli edifici adiacenti; sembrava qualche secolo pi vecchio di tutte
le altre costruzioni sulla strada. Sulla facciata, le due colonne quadrate di
polveroso marmo azzurro dell'entrata erano circondate da pannelli su cui
demoni femmina in bassorilievo si contorcevano in un'orgia di massa; so-
pra le colonne stavano accovacciate gargolle di pietra, con seni enormi, in-
vitanti.
Tehol si gir verso Bugg. Questo  il Tempio. Lei  nel Tempio?
La cosa ti sorprende?
Non posso permettermi nemmeno di varcare la soglia. Persino la Regi-
na Janall frequenta questo posto solo qualche volta all'anno. La tassa di i-
scrizione annuale  di diecimila dock... ho sentito dire... da qualcuno, una
volta.
La Matrona Delisp sar molto contenta del suo nuovo acquisto.
Ci scommetto. Allora, come facciamo a prendere Shurq Elalle, quando
 ovvio che  qui che desidera restare, e la Matrona ha almeno trenta sca-
gnozzi al suo servizio, che probabilmente cercheranno di fermarci? Dob-
biamo semplicemente considerarla una causa persa e andarcene?
Bugg scroll le spalle. Questo sta a te deciderlo, padrone.
Bene. Tehol riflett. Vorrei almeno scambiare una parola con lei.
Non potresti permetterti altro.
Non dire assurdit, Bugg. Non si fa pagare a parola, no?
Potrebbe farsi pagare a sguardo, padrone. La nostra cara ladra  rifiori-
ta...
Grazie a me! Chi ha provveduto alla sua revisione? Chi le ha dato il
nuovo scafo, il nuovo strato di vernice? Avevamo un patto...
Dillo a lei, padrone, non a me. So bene fino a dove ti spingi per soddi-
sfare i tuoi peculiari appetiti.
Non ti chieder nemmeno cosa intendi dire. Sembra qualcosa di sordi-
do, e il mio sordido s  soltanto affar mio.
Certo, padrone, certo. Meno male che non sei un tipo nostalgico.
Tehol fulmin Bugg con un'occhiata, poi riport l'attenzione sul Tempio.
Il bordello pi antico del paese. Secondo alcuni, esisteva gi molto prima
che la citt vi sorgesse intorno; anzi, la citt vi era sorta intorno a causa
della sua presenza. L'affermazione non aveva molto senso, ma poche cose
ne avevano quando si trattava dell'amore e delle sue tante false ma invitan-
ti sfumature. Tehol reclin la testa per guardare le gargolle, e il cappello
bruciacchiato cadde con un tonfo sui ciottoli alle sue spalle. Bene, que-
stione risolta. O sto qui a bagnarmi i capelli, o entro.
Per quanto ne so, padrone, il mio cappello era un fallimento tragico in
ogni caso.
La tua natura ipercritica  la tua rovina, Bugg. Seguimi!
Tehol sal i gradini con determinazione padronale. Quando arriv al pia-
nerottolo, la porta si apr di scatto e il vano fu riempito da un uomo enor-
me, incappucciato, avvolto in una cotta nera; fra le mani guantate stringeva
un'ascia massiccia, a due lame.
Inorridito, Tehol si blocc; Bugg picchi contro la sua schiena.
Uff, mormor Tehol, scostandosi di lato e tirando Bugg al suo fianco.
Siete diretto a una decapitazione, eh? borbott verso l'uomo, facendogli
segno di passare.
Occhi piccoli luccicarono dalle ombre del cappuccio. Grazie, signore,
rispose una voce roca. Apprezzo la vostra cortesia. Arrivato sul piane-
rottolo, l'uomo si ferm. Piove.
S, ma ha quasi smesso, direi. Vedete quell'azzurro lass?
Il gigante con l'ascia in mano si gir verso Tehol. Se qualcuno ve lo
chiede, voi non mi avete mai visto qui.
Avete la mia parola.
Molto gentile. Volgendosi verso la strada, discese i gradini esitante.
Ooh, esclam, mettendosi in cammino.  bagnato! Ooh!
Tehol e Bugg lo guardarono allontanarsi ricurvo serpeggiando per evita-
re le pozze pi profonde.
Bugg sospir. Ammetto di essermi parecchio spaventato alla sua im-
provvisa comparsa.
Le sopracciglia alzate, Tehol fiss il suo servo. Davvero? Povero Bugg,
devi fare qualcosa per i tuoi nervi. Andiamo; finch sarai con me, non a-
vrai nulla da temere.
Entrarono nel Tempio.
E Tehol si blocc di nuovo, tanto improvvisamente quanto la prima vol-
ta, quando la punta di un coltello si pos sulla sua guancia, sotto l'occhio
destro, la cui palpebra batt rapidamente. Bugg riusc a fermarsi in tempo
per non sbattere contro il padrone; per la gratitudine, Tehol si sent piegare
le ginocchia.
Una dolce voce femminile gli mormor all'orecchio: Non siete travesti-
to, signore. Il che significa, be', sappiamo entrambi cosa significa, no?.
Sono venuto per mia figlia...
Che cattivo gusto. Qui non possiamo tollerare desideri cos malati, di-
storti...
Non mi avete capito... comprensibile, certo. Volevo dire che sono ve-
nuto a prenderla, prima che sia troppo tardi.
Come si chiama?
Shurq Elalle.
Be',  troppo tardi.
Intendete dire che  morta? Lo so. Sono i suoi antenati, capite: voglio-
no che venga a casa, alla cripta. Ne hanno una nostalgia terribile, e alcuni
si stanno arrabbiando in modo allarmante. I fantasmi possono causare un
sacco di guai, non solo a voi e a questa azienda, ma anche a me. Vedete in
che brutta situazione mi trovo?
La punta del coltello si ritrasse; una donna bassa, flessuosa gli si par
davanti. Sete aderenti, color ruggine, sul corpo, una larga cintura di seta in-
torno alla vita sottile, pantofole dalla punta rivolta all'ins ai piccoli piedi.
Un viso dolce, a forma di cuore, e occhi insolitamente grandi, che ora si
stringevano sul visitatore. Avete finito?
Tehol fece un sorriso imbarazzato. Sentirete molti discorsi del genere;
mi dispiace. Siete, per caso, la Matrona Delisp?
La donna si gir di scatto. Seguitemi: odio questa stanza.
Tehol si guard intorno per la prima volta. Larga due passi, lunga quat-
tro, una porta sul fondo, le pareti nascoste dietro lussuosi arazzi rappresen-
tanti innumerevoli accoppiamenti di ogni sorta. Mi sembra abbastanza
accogliente, osserv.
 l'odore dell'esaurimento.
Esaurimento? Oh, s.
Puzza di... rimpianto. Odio quell'odore; lo odio in tutto e per tutto. La
donna apr la porta, scivolando oltre.
Tehol e Bugg la seguirono in fretta.
La stanza al di l era dominata da una ripida scala, che cominciava a un
passo dalla soglia. Aggirandola, la donna li condusse a una elegante sala
d'attesa, con divani imbottiti lungo le pareti laterali, e una sedia dall'alto
schienale sull'altra. Fu l che and a mettersi. Sedetevi. Ora, cos' questa
storia dei fantasmi? Oh, non ha importanza. Quanti anni avevate quando
avete concepito Shurq Elalle, dieci? Non mi stupisce che non abbia mai
fatto parola di voi, nemmeno quando era viva. Ditemi: siete rimasto deluso
quando ha intrapreso la carriera di ladra?
Dal vostro tono, ribatt Tehol, intuisco che dubitate della veridicit
delle mie affermazioni.
Quale domanda mi ha tradito?
Ma, vedete, non sono ignorante come pensate. Guardate il mio trave-
stimento.
La donna batt le palpebre. Il vostro travestimento  sembrare un uomo
sulla trentina, vestito di lana fradicia, mal fatta...
Bugg raddrizz la schiena. Mal fatta? Aspettate un attimo...
Tehol assest al servo una violenta gomitata nelle costole. Bugg grugn,
poi cedette.
Esatto, conferm Tehol.
Un grosso investimento di magia, allora. Quanti anni avete in realt?
Sessantanove... mia cara.
Sono molto colpita. Ora, avete parlato di fantasmi?
Ho paura di s, Matrona. Terribili. Vendicativi, per nulla inclini alla
trattativa. Fino a ora sono riuscito a tenerli chiusi nella cripta di famiglia,
ma prima o poi verranno fuori. E invaderanno le strade - causando una not-
te di terrore per tutti i cittadini di Letheras, temo - finch non arriveranno
qui. E allora, be', tremo al solo pensiero.
Come tremo io ora, anche se per ragioni completamente diverse. Ma s,
abbiamo sicuramente un dilemma. Il mio dilemma particolare, per, mi
tormenta ormai da qualche tempo.
Oh?
Fortunatamente, mi avete fornito una soluzione.
Mi fa piacere.
La donna si chin in avanti. Ultimo piano... c' solo una stanza. Con-
vincete quella maledetta demonessa ad andarsene! Prima che le altre ra-
gazze mi spellino viva!
I gradini erano ripidi ma ben imbottiti; la ringhiera di legno sotto le loro
mani era un'ondulazione uniforme di seni intagliati con cura, levigati e lu-
cidati da innumerevoli palmi sudati. Non incontrarono nessuno e raggiun-
sero l'ultimo piano senza fiato... per la salita, naturalmente, si disse Tehol
mentre, fermo davanti alla porta, si strofinava le mani sui pantaloni bagna-
ti.
Ansimante, la testa china, Bugg arriv al suo fianco. Che l'Errante mi
prenda, che cosa hanno instillato in quel legno?
Non so bene, ammise Tehol, ma riesco appena a camminare.
Forse dovremmo aspettare un attimo, sugger Bugg, asciugandosi il
sudore dal viso.
Ottima idea.
Poco dopo, Tehol si raddrizz con una smorfia e mosse il capo in dire-
zione di Bugg, che rispose con la stessa espressione. Tehol alz una mano
e picchi sulla pesante porta di legno.
Entrate, ordin una voce attutita.
Tehol apr la porta e mise piede nella stanza. Alle sue spalle, Bugg sibi-
l: Che l'Errante mi prenda, guarda tutti quei seni!.
I pannelli sulle pareti e il soffitto proseguivano il tema della ringhiera,
una proliferazione caotica di mammelle procaci. Persino il pavimento era
irto di collinette sotto gli spessi tappeti.
Una strana ossessione... cominci Tehol, ma fu interrotto.
Oh, esclam una voce dall'enorme letto davanti a loro, siete voi.
Tehol si schiar la gola. Shurq Elalle.
Se sei venuto per i miei servigi, disse la donna, forse ti sollever sa-
pere che la grossa ascia del boia era una compensazione patetica.
Si  bagnato sotto la pioggia, annunci Bugg.
Tehol gli lanci un'occhiata. E questo cosa c'entra?
Non lo so; forse lo sai tu.
Non me ne vado, riprese Shurq, se  per questo che siete qui.
Devi, la rimbecc Tehol. La Matrona insiste.
Lei si raddrizz sul letto. Sono quelle maledette vacche di sotto, vero?
Gli ho rubato tutti i clienti e vogliono sbarazzarsi di me!
Presumo sia cos. Tehol scroll le spalle. Ma non dovrebbe sorpren-
derti. Ascolta, Shurq, avevamo un patto, no?
La donna s'incup in volto. E allora dovrei agire in modo onorevole?
D'accordo, ma ho un problema con certi appetiti...
Vorrei poterti aiutare.
Lei alz le sopracciglia.
Uhm, voglio dire... voglio dire... oh, non so cosa voglio dire. Tehol
fece una pausa, poi s'illumin. Ma ti presenter a Ublala, un'infelice
guardia del corpo in cerca di una relazione.
Le sopracciglia si alzarono ulteriormente.
Be', perch no? Non c' bisogno di dirgli che sei morta! Non se ne ac-
corger mai, ne sono sicuro! E quanto ai tuoi appetiti, dubito che ci saran-
no problemi; un certo terzetto di donne potrebbe inquietarsi, ma me ne oc-
cuper io. Ascolta,  una soluzione brillante, Shurq.
Ci prover, ma non prometto niente. Ora uscite per favore, cos posso
vestirmi.
Tehol e Bugg si scambiarono un'occhiata e obbedirono, chiudendosi de-
licatamente la porta alle spalle.
Bugg scrut il padrone. Sono molto colpito, dichiar dopo un attimo.
Credevo che la situazione non avesse soluzione. Padrone, la mia ammira-
zione per te cresce come un...
Smettila di fissare quella ringhiera, Bugg.
Uhm, s. Hai ragione.
La Matrona Delisp aspettava in fondo alla scala. Alla vista di Shurq E-
lalle che seguiva Bugg a un passo di distanza, fece una smorfia di disgusto.
Che l'Errante vi benedica, Tehol Beddict. Vi devo un favore.
Tehol sospir. Avevo la sensazione che non credeste alla mia storia.
I pantaloni di lana, replic lei. A quanto sento, li hanno ordinati pra-
ticamente tutti.
Tehol lanci un'occhiata a Bugg, ma il servo alz le sopracciglia e pun-
tualizz: Non a me, padrone. Sarebbe sleale. Sta' pur certo che le altre
versioni si dimostreranno patetiche imitazioni.
Forse, Matrona Delisp, riprese Tehol, sono solo travestito da Tehol
Beddict. Sarebbe una mossa intelligente, eh?.
Troppo intelligente per voi.
Be', non posso darvi torto.
Comunque, mi volete vostra debitrice oppure no?
Shurq Elalle super Bugg con uno spintone. Non mi piace essere igno-
rata. Mi ignorate tutti quanti come se fossi...
Morta? chiese la Matrona Delisp.
Volevo solo sottolineare il motivo per cui lascio questa casa, e cio che
anch'io sono in debito con Tehol Beddict. Sar morta, ma non sono priva
di onore. A ogni modo, Delisp, se non sbaglio voi dovete a me un paga-
mento piuttosto sostanzioso subito. Il sessanta per cento, mi sembra di ri-
cordare...
A che cosa ti serve tutto quel denaro? obiett la Matrona. Quante va-
riazioni di costumi da sicaria-dea del sesso esistono l fuori? Di quanti fa-
sci di spezie hai bisogno per mantenerti fresca? No, aspetta, non voglio sa-
pere la risposta. Il sessanta per cento. Bene. Ma mi ci vorranno un paio di
giorni... non tengo tante monete qui dentro. Dove devo farle recapitare?
La residenza di Tehol Beddict andr bene.
Un attimo, protest Tehol, non posso garantire....
Intendo, intervenne Shurq, spendere in fretta il denaro.
Oh. D'accordo, ma non sono molto contento. L c' troppa gente che va
e viene. Si risveglieranno sospetti insaziabili...
Smettila di fissare la ringhiera, padrone.
Per i sogni dell'Errante! Andiamocene di qui.
Il temporale era cessato. L'acqua scorreva ancora lungo le strade, ma la
gente aveva ricominciato a uscire di casa. Era tardo pomeriggio. Shurq E-
lalle si ferm ai piedi dei gradini del Tempio. Ti raggiunger stasera sul
tuo tetto, Tehol Beddict. A mezzanotte.
E Ublala Pung?
Ci sto ripensando, lo ammetto.
Shurq Elalle. Ublala Pung  sopravvissuto a un Annegamento, cammi-
nando lungo il fondo del canale. Voi due avete molto in comune, a ben ri-
fletterci.
 anche meravigliosamente dotato, aggiunse Bugg.
Tehol gli rivolse una smorfia. Non essere volgare...
Portalo sul tetto stasera, ordin Shurq.
Questa  una cospirazione per buttarmi gi di morale, vero? Lasciatemi
in pace, tutti e due. Vado a fare una passeggiata. Bugg, quando arrivi a ca-
sa, da' una ripulita. Sicuramente, Shand metter il naso dentro fra poco.
Dille che andr a trovarla domani per discutere di affari importanti...
Che affari importanti?
Non lo so. Mi inventer qualcosa. Tu hai altre cose cui pensare... Come
va il lavoro sulle fondamenta, a proposito?
Si accumula.
Allora occupatene.
Mi hai frainteso, padrone. Tutto va secondo la tabella di marcia.
Non ti avevo frainteso. Stavo facendo l'ottuso. Ora vado a cercare una
conversazione pi ragionevole, da qualche parte. Tehol si gir per scam-
biare un'ultima parola con Shurq, ma la donna era scomparsa. Maledetta
ladra. Ora va', Bugg. No, aspetta: che cosa c' per cena?
Bucce di banana.
Non puzzano di pesce, spero.
Certo che no, padrone.
Di che cosa, allora?
Il materiale con cui erano avvolte non era identificabile il che, se ci
pensi,  probabilmente un bene.
Come facciamo a vivere di questa roba?
Ottima domanda, padrone. In effetti,  sorprendente.
Tehol fiss il servo per un lungo attimo, poi lo conged con un gesto.
Poich Bugg aveva girato a destra, Tehol and a sinistra. Anche se la
temperatura andava salendo, l'aria era ancora fresca dopo la pioggia. Cani
bagnati annusavano i rifiuti nelle pozzanghere. Gatti rincorrevano gli sca-
rafaggi usciti dai tombini. Un mendicante aveva trovato una scheggia di
sapone e stava nudo sotto un getto d'acqua che cadeva da una grondaia
spezzata; si avvolgeva in una schiuma sporca, canterellando un motivo in
voga cent'anni prima. Gli abitanti della citt avevano sfruttato il diluvio
imprevisto svuotando i vasi da notte dalle finestre invece di trasportarli per
una decina di passi fino alla pi vicina latrina comune. Di conseguenza, al-
cune pozzanghere contenevano masse galleggianti e i torrenti nei canali di
scolo trasportavano mosche, raccolte qua e l in zattere ronzanti che trasu-
davano materia giallo-brunastra.
Era una bella serata nella citt di Letheras, pens Tehol, saggiando l'aria
per un attimo prima di trarre un respiro profondo ed emettere un sospiro di
soddisfazione. Percorse la strada fino al Canale di Quillas, che costeggi
verso il fiume. Alla sua destra si levava la foresta di alberi dei pescherecci
ormeggiati per la durata del temporale. Gli equipaggi scostavano le tele ce-
rate, svuotando febbrilmente l'acqua a secchi in modo da poter salpare ver-
so il mare aperto prima che sbiadisse la luce del giorno. Vicino a un ponti-
le, mezza dozzina di guardie cittadine ripescavano un cadavere dall'acqua
scura con dei pali uncinati, circondate da una folla di spettatori che grida-
vano consigli. Gabbiani volteggiavano sopra le loro teste.
Quando fu in vista del vecchio palazzo, Tehol imbocc una via laterale
che portava lontano dal canale; il suo cammino si fece serpeggiante, con-
fuso finch non giunse al terreno delle torri. L'aria andava incupendosi per
il crepuscolo quando Tehol arriv al muro basso, in rovina, e percorse con
lo sguardo il piccolo cortile spoglio fino all'unica, malconcia torre che era
chiaramente diversa da tutte le altre, con la sua struttura quadrata anzich
rotonda.
Le strane finestre triangolari erano buie, affollate di viticci morti. La
porta di legno scuro, incastonata nella torre, era avvolta nell'ombra. Tehol
si chiese come avesse fatto a sopravvivere: il legno normale sarebbe marci-
to, riducendosi in polvere, secoli prima.
Non vide nessuno nel cortile. Kettle! Bambina, ci sei?
Una figuretta cenciosa apparve da dietro un albero.
Trasalendo, Tehol osserv: Bel trucco, ragazzina.
Lei si avvicin. C' un artista. Un pittore. Viene a dipingere la torre.
Vuole dipingere anche me, ma io sto dietro gli alberi. Lo fa arrabbiare
molto. Tu sei l'uomo che dorme sul tetto della sua casa. Molta gente cerca
di spiarti.
S, lo so. Shurq mi dice che tu, uhm, te ne occupi.
Ha detto che forse potevi aiutarmi a scoprire chi ero.
Tehol la scrut. Hai visto Shurq ultimamente?
Solo una volta. Era tutta sistemata. Per poco non la riconoscevo.
Be', ragazzina, potremmo fare la stessa cosa per te, se vuoi.
Il viso sporco, macchiato di muffa, si incresp corrugando la fronte.
Perch?
Perch? Per farti notare di meno, presumo. Non ti piacerebbe avere l'a-
spetto che Shurq ha ora?
Piacermi?
Ci penserai, almeno?
Va bene. Sembri gentile. Hai l'aria di uno che potrebbe piacermi. Non
sono tanti quelli che mi piacciono, ma tu potresti piacermi. Posso chiamar-
ti padre? Shurq  mia madre. Non lo  davvero, ma io la chiamo cos. Sto
cercando anche fratelli e sorelle. Dopo una pausa, la bambina chiese:
Puoi aiutarmi?.
Ci prover, Kettle. Shurq mi dice che la torre ti parla.
Non parole. Solo pensieri. Sensazioni. Ha paura. C' qualcuno nel ter-
reno che ci aiuter. Una volta libero, ci aiuter.  mio zio. Ma i cattivi mi
spaventano.
I cattivi? Chi sono? Sono anche loro nel terreno?
Lei annu.
C' la possibilit che escano prima di tuo zio?
Se lo fanno, ci distruggeranno tutti. Me, lo zio e la torre. L'hanno detto.
E questo liberer tutti gli altri.
Anche gli altri sono cattivi?
Lei scroll le spalle. Non parlano molto. Tranne una. Dice che mi far
imperatrice. Mi piacerebbe essere imperatrice.
Be', non mi fiderei troppo.  solo la mia opinione, ma promesse del ge-
nere sono sospette.
Lo dice anche Shurq. Ma sembra molto buona. Vuole farmi un sacco di
regali.
Sta' attenta, ragazzina.
Sogni mai i draghi, padre?
Draghi?
Con un'altra scrollata di spalle, la bambina si allontan. Sta venendo
buio, concluse, girando la testa. Devo uccidere qualcuno... forse
quell'artista...
Turudal Brizad, il Consorte della Regina Janall, stava appoggiato al mu-
ro mentre Brys Beddict faceva eseguire ai suoi allievi l'ultimo esercizio di
contrattacco.
Anche se il pubblico non era infrequente durante l'addestramento della
guardia del re, Brys era rimasto leggermente sorpreso nel vedere Turudal
fra gli spettatori, che per la maggior parte maneggiavano le armi usate nel-
le sue lezioni. Il Consorte era famoso per i suoi modi indolenti, un privile-
gio che, ai tempi del nonno di Brys, non sarebbe stato tollerato in un Le-
therii giovane e sano.
Quattro anni di servizio militare, a cominciare dal diciassettesimo anno
d'et, erano stati obbligatori. In quei giorni, c'erano state minacce esterne
in abbondanza. La Rosa Blu al nord, le riottose citt-stato indipendenti,
dell'arcipelago nel Mare di Dracons, e le varie trib sulla pianura orientale
avevano esercitato pressione su Lether, spinte contro gli avamposti da uno
dei regimi espansionistici del lontano Kolanse.
La Rosa Blu ora pagava i tributi al Re Ezgara Diskanar, le citt-stato e-
rano state schiacciate, lasciando poco pi di una manciata di pastori e pe-
scatori sulle isole, e Kolanse era caduto nell'isolamento in seguito a qual-
che guerra civile, decenni prima.
Brys faticava a immaginare una creatura praticamente priva della capaci-
t di difendersi, almeno al raggiungimento dell'et adulta, ma Turudal Bri-
zad era una di queste. Anzi, il Consorte aveva espresso la convinzione di
essere un precursore, un pioniere di un tipo di vita in cui il combattimento
sarebbe stato lasciato agli Indebitati e ai deboli di mente. Per quanto Brys
avesse inizialmente mostrato incredulit quando gli avevano riferito le pa-
role di Brizad, il suo scetticismo aveva cominciato a vacillare. La forza mi-
litare Letherii era ancora forte, ma sempre pi legata all'economia. Ogni
campagna era un'occasione per acquisire ricchezze. E, fra la popolazione
dei mercanti, dei negozianti e di tutti coloro che servivano gli innumerevo-
li bisogni della civilt, pochi si prendevano la briga di sottoporsi all'adde-
stramento marziale. Una sfumatura di disprezzo colorava ora l'opinione
che i civili avevano dei soldati.
Finch non avranno bisogno di noi, naturalmente. Oppure non scopri-
ranno il modo di trarre vantaggio dalle nostre azioni.
Terminato l'esercizio, rimase a vedere chi lasciava la camera e chi rima-
neva ad allenarsi per conto proprio. I pi rimasero; Brys ne fu contento. I
due che se n'erano andati erano le spie della regina fra le guardie del corpo.
Per ironia, lo sapevano tutti.
Rinfoderando la spada, Brys and da Turudal Brizad. Consorte?
Un noncurante cenno del capo. Finadd.
Non avevate niente da fare? Non ricordo di avervi mai visto qui.
Il palazzo sembra stranamente vuoto, non trovate?
Be', azzard Brys, certo si sente gridare di meno.
Turudal Brizad sorrise. Il principe  giovane, Finadd. Una certa esube-
ranza  normale. Il Cancelliere vorrebbe parlarvi, quando potete. Mi sem-
bra di vedere che vi siete pienamente ripreso dalla vostra misteriosa mis-
sione.
I guaritori del re si sono dimostrati abili come al solito, Consorte. Gra-
zie dell'interessamento. Perch il Cancelliere desidera parlarmi?
L'uomo scroll le spalle. Non chiedetelo a me. Io sono un semplice
messaggero, Finadd.
Brys lo fiss per un attimo, poi annu. Accetto l'invito di Triban Gnol.
Fra una campana?
Dovrebbe andare bene. Speriamo, nell'interesse di tutti, che non ci sia
un'espansione dell'attuale conflitto fra il Cancelliere e il Ceda.
Brys fu sorpreso. C' un conflitto? Non mi risulta. S, insomma, a parte,
be', il solito scontro di opinioni. Riflett, poi aggiunse: Condivido la vo-
stra preoccupazione, Consorte.
Non pensate mai, Finadd, che la pace porta a indulgere alle contese?
No, la vostra affermazione  priva di senso. L'opposto della pace  la
guerra, e la guerra  un'espressione estrema della contesa. Secondo la vo-
stra tesi, la vita diventa un'oscillazione fra la contesa durante la pace e la
contesa durante la guerra.
Non  interamente priva di senso, ribatt Turudal Brizad. Noi esi-
stiamo in uno stato di perenne tensione. Sia dentro di noi, sia nel mondo
esterno. Scroll le spalle. Diciamo di desiderare l'equilibrio, ma nel no-
stro animo arde l'amore per la discordia.
Se il vostro animo  turbato, Consorte, osserv Brys, lo nascondete
bene.
A nessuno qui manca quest'abilit, Finadd.
Brys inclin la testa. Io non ho alcuna propensione a indulgere alle
contese. Continuo a non essere d'accordo con la vostra premessa. A ogni
modo, ora devo lasciarvi, Consorte.
Tornando ai suoi appartamenti, Brys riflett sulle parole di Turudal Bri-
zad. Forse nascondevano un avvertimento; ma, a parte l'ovvia implicazione
che non tutto era come sembrava - e a palazzo questo veniva dato per
scontato - non riusciva a penetrare la sottigliezza delle intenzioni del Con-
sorte.
Per quanto lo riguardava, la tensione era una parte intrinseca della men-
te. Nasceva dalla prospettiva dalla quale si vedeva il mondo, e questa era
in parte ereditata, in parte acquisita tramite l'educazione. Forse, a un livello
basilare, la lotta per la sopravvivenza causava una certa tensione, ma que-
sta era ben diversa dalla contesa generata da una mente attiva, con la sua
miriade di tempeste di desideri, emozioni, preoccupazioni e terrori, e il suo
dialogo incessante con la morte.
Brys aveva compreso da tempo cosa l'aveva attratto verso le arti del
combattimento. Il mondo marziale, dal duello alla guerra, era intrinseca-
mente riduzionista, un dialogo semplice e diretto. La lunghezza dell'accia-
io Letherii diventava la misura di tutto. L'autodisciplina imponeva un gra-
do di controllo sul proprio destino, il che, a sua volta, attenuava gli effetti
nocivi della tensione, soprattutto quando diventava chiaro a chi la pratica-
va che la morte combatteva usando, all'occorrenza, la cieca sorte, e quindi
non restava altra scelta che accettare le conseguenze, per quanto brutali
fossero. Semplici concetti su cui si poteva riflettere con calma, volendo,
ma mai trovandosi faccia a faccia con un nemico con le armi sguainate,
pronte alla lotta.
Le leggi fisiche imponevano limitazioni specifiche, e Brys traeva soddi-
sfazione da quella netta prevedibilit, che gli forniva la struttura attorno al-
la quale costruire la propria esistenza.
La vita di Turudal Brizad era molto meno certa. La sua principale carat-
teristica era l'attrattiva del suo corpo, e nessun grado di diligenza poteva
respingere gli anni che la minacciavano. Certo, esistevano magie e alchi-
mie in grado di sanare temporaneamente le brecce, ma la scura marea era
restia a negoziare, perch obbediva alle proprie leggi, e queste leggi erano
immutabili. E, peggio ancora, il potere di Brizad era definito dai capricci
altrui. Per quanto professionale egli fosse, ogni suo compagno era, poten-
zialmente, un pozzo insondabile di crude emozioni, tese ad afferrarlo e a
renderlo prigioniero. All'esterno, naturalmente, c'erano delle regole. Dopo
tutto, era un Consorte. La regina aveva gi un marito. Il Cancelliere era co-
stretto da antiche leggi che gli negavano rapporti formali con uomini e
donne. Turudal Brizad non possedeva praticamente alcun diritto; i figli che
avrebbe potuto generare non avrebbero avuto nome, n influenza politica;
anzi, la regina doveva garantire che simili gravidanze non avvenissero, e
fino a quel momento aveva rispettato la proibizione.
Ma correva voce che Janall avesse dato il suo cuore a Brizad. E che Tri-
ban Gnol avesse probabilmente fatto lo stesso, con la potenziale conse-
guenza di distruggere l'antica alleanza fra la regina e il Cancelliere. Se cos
era, Turudal Brizad era diventato l'infelice fulcro della situazione. Non c'e-
ra da stupirsi che fosse tormentato dalla tensione.
Ma che ambizioni aveva il Consorte? Anche lui aveva donato il suo cuo-
re e se si, a quale amante?
Brys entr nella sua stanza. Si liber di cinturone e armatura; si tolse gli
indumenti intrisi di sudore. Cosparse il corpo di olio profumato, che poi
tolse con un pettine di legno. Infilando abiti puliti, cominci a indossare
l'armatura ufficiale. Sostitu la pesante spada da addestramento con la spa-
da d'ordinanza, nel fodero appeso alla vita. Esaminando il contenuto della
sua modesta dimora, not la coppia di coltelli al posto sbagliato sullo scaf-
fale sopra il letto, segno che l'ennesima spia aveva perquisito la sua stanza.
Non era stata tanto disattenta da lasciare i coltelli al posto sbagliato; quello
era stato fatto da chi aveva spiato la spia, per far sapere a Brys che era av-
venuta un'altra ispezione alla ricerca di chi sapeva cosa. Ultimamente, que-
sto gioco si ripeteva ogni settimana.
Rimise i coltelli nella posizione consueta, e usc.
Entra.
Brys avanz di un passo, poi si ferm ad abbracciare con lo sguardo la
camera ingombra di oggetti.
Da questa parte, Campione del Re.
Seguendo il rumore della voce, vide finalmente il Ceda, infilato in u-
n'imbracatura di cuoio appesa al soffitto. A faccia in gi, sospeso ad altez-
za d'uomo sopra il pavimento, Kuru Qan indossava uno strano elmo di me-
tallo con lenti multiple incastrate in una fessura davanti ai suoi occhi. Sul
pavimento c'era una mappa antica, ingiallita.
Ho poco tempo, Ceda, annunci Brys. Il Cancelliere ha chiesto di
vedermi fra poco. Che cosa state facendo?
 importante, ragazzo?
Che io lo sappia? Presumo di no. Sono solo curioso.
Intendevo la convocazione del Cancelliere.
Non ne sono sicuro. A quanto pare, sono destinato a essere considerato,
in misura sempre maggiore, una pedina fondamentale in un gioco che non
capisco affatto. Dopo tutto, raramente il re chiede il mio consiglio su que-
stioni di stato, e gliene sono profondamente grato, poich non intendo far-
mi coinvolgere in tali faccende. Per cui, non ho alcuna possibilit di in-
fluenzare l'opinione del nostro sire, n vorrei farlo.
Con questo strumento, dichiar Kuru Qan, sto dimostrando che il
mondo  rotondo.
Davvero? Ma la cosa non fu provata dagli antichi colonizzatori del
Primo Impero? Dopo tutto, circumnavigarono il globo.
Ah, ma quella fu una dimostrazione fisica, non teorica. Volevo stabilire
la stessa verit tramite ipotesi e teoria.
Per collaudare la veridicit dei metodi?
Oh, no. Detta veridicit  data per scontata. No, ragazzo, voglio dimo-
strare la veridicit della prova fisica. Chi pu fidarsi di quello che vedono
gli occhi, dopo tutto? Ora, se la prova matematica conferma le osservazio-
ni pratiche, allora facciamo progressi.
Brys si guard intorno. Dove sono i vostri aiutanti?
Li ho mandati dal Reale Fabbricante di Lenti a prenderne altre.
Quando?
Stamattina, credo. S, poco dopo colazione.
Allora  tutto il giorno che state sospeso l dentro.
E mi giro da una parte e dall'altra, senza volerlo. Ci sono forze, ragaz-
zo, forze invisibili che ci influenzano ogni minuto della nostra esistenza.
Forze che ora sono, credo, in contrasto.
In contrasto? In che senso?
Il terreno sotto di noi esercita un imperativo, dimostrato dal sangue che
si deposita nel mio viso, dalla leggerezza della mia nuca, dalle mani invi-
sibili che vogliono tirarmi gi... ho avuto delle allucinazioni deliziose. Tut-
tavia, c' una forza contraria, pi debole, che cerca di trascinarmi... un altro
mondo, che percorre il cielo intorno a questo...
La luna?
In realt, ci sono almeno quattro lune, ragazzo, ma le altre non sono so-
lo distanti, ma anche perpetuamente ostacolate dal fatto che riflettono la
luce del sole. Molto difficili da vedere, anche se antichi testi suggeriscono
che non sia sempre stato cos. Le ragioni del loro oscuramento sono ancora
ignote, ma sospetto che la massa del nostro mondo sia responsabile. Per,
 anche possibile che non siano affatto lontane, ma vicine, e semplicemen-
te molto piccole. In termini relativi, certo.
Brys studi la mappa sul pavimento. Questo  l'originale, no? Che nuo-
va prospettiva avete raggiunto con tutte quelle lenti?
Una domanda importante? Probabilmente, ma in modo indiretto. Ave-
vo la mappa in mano, ragazzo, ma poi  caduta. Tuttavia, sono stato ri-
compensato con un'intuizione. Una volta, i continenti erano tutti uniti.
Quali forze, bisogna perci chiedersi, li hanno separati? Chi ha inoltrato la
richiesta del Cancelliere?
Che cosa? Oh, Turudal Brizad.
Ah, s. Un ragazzo incerto, turbato. Dai suoi occhi, o almeno dal suo
comportamento, traspare un grande dolore.
Davvero?
E cosa ha detto?
Ha parlato di un conflitto fra voi e il Cancelliere. Un conflitto, uhm,
nuovo.
Un conflitto?  la prima volta che ne sento parlare.
Oh. Allora non esiste.
No, no, ragazzo. Sono sicuro che esiste. Fammi la cortesia di scoprire i
dettagli per me.
Brys annu. Certo, Ceda. Se posso.  il consiglio che avete da darmi?
S.
Bene, posso almeno aiutarvi a scendere?
Niente affatto, ragazzo. Chi sa quante altre intuizioni potrei avere!
Potreste anche svenire, o perdere gli arti.
Ce li ho ancora?
Brys si port sotto il Ceda, mettendogli la spada sinistra sotto i fianchi.
Vi libero.
Ti credo sulla parola, ragazzo.
E quando avr finito con il Cancelliere, intendo fare una chiacchierata
con i vostri assistenti.
Non essere troppo severo con loro, te ne prego. Sono terribilmente
smemorati.
Be', dopo oggi non si dimenticheranno certo di me.
Le mani intrecciate dietro la schiena, Triban Gnol camminava su e gi.
In che condizioni sono le forze militari, Finadd?
Brys aggrott le sopracciglia. Il Preda Unnutal Hebaz potrebbe rispon-
dervi meglio, Cancelliere.
Al momento  indisposta; per questo lo chiedo a voi.
Erano soli nell'ufficio del Cancelliere. Due guardie aspettavano fuori.
Candele votive emanavano l'aroma di rare spezie Kolanse, conferendo alla
stanza un'atmosfera vagamente religiosa. Un tempio di monete d'oro, e
quest'uomo  il gran sacerdote... L'esercito e la marina si mantengono
sempre preparati, Cancelliere. Forniture e provviste sufficienti per una
campagna di un'intera stagione. Come sapete, i contratti con i fornitori sti-
pulano che, in tempo di conflitto, i bisogni delle forze militari abbiano la
precedenza su tutti gli altri clienti. Tali contratti verranno rigorosamente ri-
spettati.
S, s, Finadd. Ma voglio l'opinione di un soldato. I soldati del re sono
pronti e abili alla guerra?
Credo di s, Cancelliere.
Triban Gnol si ferm, fissando Brys con occhi lucenti. Vi prendo in pa-
rola, Finadd.
Non avrei espresso un'opinione se non fossi preparato a sostenerla,
Cancelliere.
Un sorriso improvviso. Ottimo. Ditemi, avete gi preso moglie? Credo
di no, anche se dubito che esista una fanciulla della nobilt che esiterebbe
a sposarvi. Ognuno vive con molte eredit, e la risposta che vi si d defini-
sce la vita di un uomo o di una donna.
Scusate, Cancelliere, cosa intendete dire?
La storia della vostra famiglia  ben nota, Finadd, e io nutro profonda
comprensione per voi, e anche per i vostri sventurati fratelli. In particolare
per Hull, per il quale provo sincera preoccupazione, data la sua propensio-
ne a occuparsi di questioni cruciali che, strettamente parlando, non sono di
sua competenza. Ammetto di essere inquieto al suo riguardo, perch non
auguro dispiaceri a voi e ai vostri parenti.
Mi sembra, Cancelliere, che siate troppo generoso nello stilare la lista
delle vostre preoccupazioni. Quanto alle eredit, be', esse riguardano solo
me, come certo riconoscerete. Per quel che vale, direi che state accordando
a Hull troppo potere in simili questioni...
Credete che voglia esprimere un ammonimento velato? Gnol agit la
mano in segno di diniego, ricominciando a passeggiare. Mi offende che
mi crediate cos rozzo. Un cacciatore avvisa forse la foca della rete che le
si chiude intorno? Assolutamente no. Finadd, non vi dedicher altro tem-
po; vi garantisco che non sprecher pi la mia comprensione per voi e i
vostri fratelli.
Mi solleva sentirlo, replic Brys.
Uno sguardo velenoso. Per favore, chiudete la porta nell'uscire, Fi-
nadd.
Certo, Cancelliere.
Fuori, camminando solo nel corridoio, Brys sospir. Non aveva scoperto
niente del supposto conflitto fra Gnol e Kuru Qan. A quanto pareva, era
solo riuscito ad aggiungersi alla lista dei nemici del Cancelliere.
Un altro sospiro, pi profondo.
Lui non aveva nulla dell'ostinata determinazione di Hull. N della pro-
fonda astuzia di Tehol. Possedeva solo una certa abilit con la spada. E a
cosa gli serviva, quando i suoi nemici usavano insinuazioni e minacce in
assalti verbali? Cercando di infliggere ferite che il tempo non poteva guari-
re?
Con riluttanza, cap di aver bisogno di consiglio.
Il che significava un altro duello, stavolta con il proprio fratello.
Almeno Tehol non desiderava ferire. Che l'Errante lo benedica, sembra
che non abbia desideri di alcun genere.
Quello che desidero, disse Tehol, con cipiglio,  un pasto che comin-
ci con del cibo vero. Una specie di premessa che quello che mangiamo sia
fondamentalmente sostanzioso. Sollev una delle bucce scure, flosce, la
studi per un attimo, poi se la cacci in bocca. Masticando, fulmin Bugg
con lo sguardo.
Ci sono scimmie, padrone, per cui le bucce di banana costituiscono una
fonte essenziale di nutrimento.
Davvero? E non sono ancora estinte?
Non lo so. Stavo solo riferendo una storia sentita una volta da un solda-
to in un bar.
Era un ubriacone bugiardo.
Oh, lo conosci, allora.
Tehol si guard intorno. Dov' Ublala? Mi serve qui, cos Shurq Elalle
pu giudicare...
La sua lunghezza?
Il suo valore. Dov'?
Sul tetto. A crogiolarsi nello struggimento.
Oh. Il tetto va bene. Lo struggimento no. Ha bisogno di un'altra predi-
ca, secondo te?
Da te, padrone? No.
Ancora bucce, per favore. E non lesinare sulla salsa, o qualunque cosa
sia.
Appunto.
Vuoi dire che non sai cos'?
No, padrone.  semplicemente venuta fuori. Forse dalle bucce, forse da
qualcos'altro. Fa venire in mente le...
Concerie?
Esatto. Ottima intuizione.
Tehol impallid e pos lentamente la sua ciotola. Mi  appena venuta
un'idea.
Bugg sgran gli occhi; anche lui mise gi la ciotola. Per favore, padro-
ne, ricacciala gi.
Non fa che tornar su.
L'idea?
No, la cena. Tehol si alz di scatto. Ora di prendere un po' d'aria.
Ti dispiace se ti accompagno?
Niente affatto, Bugg. Evidentemente, durante la preparazione di questo
pasto, ti sei sforzato di ignorare tutte le tue impressioni. Devi essere esau-
sto.
Un rumore proveniente dal vicolo li fece voltare; poi la tenda sull'entrata
si scost.
Ah, Shand, ci chiedevamo quando saresti arrivata!
Sei un bugiardo e un ladro, Tehol Beddict.
Colpa delle cattive compagnie, borbott Bugg.
Shand irruppe nella stanzetta, seguita da Rissarh e Hejun.
Tehol si appoggi al muro opposto alla porta; ma la distanza non era
certo sufficiente. Inutile dire che sono molto colpito, dichiar.
Shand si ferm. Da che cosa?
L'uomo vide i pugni chiusi di lei. Be', dal tuo vigore, naturalmente. Al
tempo stesso, mi rendo conto di non aver saputo incanalare le tue ammire-
voli energie, Shand. Ora mi  chiaro che tu, anzi tutte e tre, necessitate di
un coinvolgimento pi diretto nella nostra nefanda impresa.
Ci sta provando di nuovo, ringhi Rissarh.
Siamo venute per picchiarlo, aggiunse Hejun. Pensa a che cosa ha
fatto. Shand, meno di una campana fa dicevi...
Non importa quello che dicevo, intervenne Shand. Coinvolgimento
diretto, eh, Tehol? Finalmente. Era ora, e basta giochetti, viscido bastardo.
Parla, se vuoi salva la vita.
Certo, rispose Tehol, sorridendo. Prego, mettetevi comode...
Siamo comode a sufficienza. Parla.
Be', non lo sembrate...
Tehol.
Come vuoi. Ora vi dar una lista di nomi che dovrete memorizzare.
Horul Esterrict, della Cargo Olive. Mirrik Blunt, il maggiore dei Blunt,
padrone dell'Acciaieria Letherii Blunt e della Blunt Armi. Stoople Rott, il
magnate dei cereali di Forte Shake. Suo fratello, Puryst, il birraio. Erudi-
naas, regina delle piantagioni di foglie rosse a Dissent. I finanzieri, Bruck
Stiffen, Horul Rinnesict, Grate Chizev di Letheras, Hepar il Compiacente,
di Trate. Gli obbligazionisti Druz Thennict, Pralit Peff, Barrakta Ilk, Uster
Taran, Lystry Maullict, tutti di Letheras. Tharav il Nascosto, della stanza
undici, a Chobor's Manse sulla Via delle Foche, a Trate. Capito?
Shand aveva gli occhi vacui. Ce n' ancora?
Circa un'altra dozzina.
Vuoi che li uccidiamo?
Per l'Errante, no! Voglio che cominciate a comprare azioni nelle loro
imprese. Sotto vari nomi, naturalmente. Cercate di acquisire il quarantano-
ve per cento. Allora, saremo nella giusta posizione per effettuare un colpo.
Lo scopo, naturalmente,  controllare l'interesse, ma ci riusciremo solo con
un agguato improvviso, e il tempismo dovr essere perfetto. A ogni modo,
una volta comprate le azioni, non fate altre mosse, venite solo a fare rap-
porto a me.
E come potremo permettercelo? chiese Shand.
Oh, Tehol agit una mano, il denaro non ci manca. Quello che ho in-
vestito per voi sta dando un rendimento notevole.  arrivato il momento di
usarlo.
Quanto notevole?
Pi che sufficiente...
Quanto?
Be', non ho proprio contato...
Circa un peak, rivel Bugg.
Che l'Errante ci benedica! Shand fiss Tehol. Ma non ti ho visto fare
un bel nulla...
Se mi avessi visto, Shand, avrebbe voluto dire che non ero stato abba-
stanza attento. Ora, meglio cominciare con i nomi che vi ho dato. La pros-
sima lista verr pi tardi. Stasera ho degli appuntamenti...
Che genere di appuntamenti?
Oh, questo e quello. Ora, vi supplico, basta irrompere dalla porta prin-
cipale. Prima o poi la cosa verr notata, e potrebbe essere un male.
Che cosa avete mangiato voi due? domand all'improvviso Rissarh,
arricciando il naso.
Questo e quello, rispose Bugg.
Forza, disse Shand alle compagne, andiamo a casa. Forse Ublala ci
far visita.
Ne sono sicuro, comment Tehol, accompagnando le tre donne alla
porta con un sorriso. Ora, cercate di dormire. Vi aspettano momenti in-
tensi.
Hejun si gir a met. Cargo Olive... Horul chi?
Shand allung una mano per trascinarla nel vicolo.
Senza smettere di sorridere, Tehol aggiust la tenda finch non copr di
nuovo l'entrata. Poi si volt di scatto.  andata bene.
Rissarh aveva un coltello attaccato al polso, spieg Bugg.
Davvero?
S, padrone.
Tehol and alla scala. Spero che tu avessi i tuoi coltelli a portata di
mano.
Io non ho coltelli.
Tehol si ferm, la mano sul piolo. Che cosa? Dove sono tutte le nostre
armi?
Noi non abbiamo armi, padrone.
Nessuna? Ne abbiamo mai avute?
No. Qualche cucchiaio di legno...
E sei bravo a usarli?
Molto.
Allora non ci sono problemi. Vieni?
Fra un attimo, padrone.
Bene. E da' una ripulita. Questo posto  un macello.
Se trovo il tempo.
Ublala Pung giaceva a faccia in gi sul tetto, accanto al letto.
Ublala, chiese Tehol, avvicinandosi, qualcosa non va?.
No, gli rispose un borbottio.
Che ci fai l?
Niente.
Ascolta: sta per arrivare un'ospite che vuole incontrarti.
Bene.
Forse varrebbe la pena di cercare di fare una buona impressione, os-
serv Tehol.
D'accordo.
E potrebbe rivelarsi leggermente difficile, Ublala, se te ne stai sdraiato
cos. All'inizio, ammetto di aver pensato che eri morto. Dopo una pausa
di riflessione, l'uomo s'illumin in volto. Il che potrebbe anche essere una
buona cosa...
Uno strofinio di stivali da una parte; Shurq Elalle emerse dall'ombra. 
lui?
Sei in anticipo, disse Tehol.
Davvero? Oh. Be', stai aspettando che arrivi un negromante a rianimar-
lo?
Lo farei, se fosse morto. Ublala, per favore, alzati. Vorrei presentarti a
Shurq Elalle...
 la morta? domand lui, sempre immobile. La ladra che  annega-
ta?
Hai gi dei pregiudizi contro di me, obiett Shurq, depressa.
Non siamo ancora a quello stadio, comment Tehol. Ublala, alzati.
Shurq ha dei bisogni; tu puoi soddisfarli e in cambio Shand, Rissarh e He-
jun si tireranno indietro...
Perch dovrebbero farlo? indag Ublala.
Perch glielo dir Shurq.
Davvero?
Insomma, sbott Tehol, esasperato, n l'uno n l'altra state collabo-
rando. In piedi, Ublala.
Non  necessario, intervenne Shurq. Basta girarlo.
Volgare, ma efficace. Tehol si accovacci accanto a Ublala, infil le
mani sotto l'omaccione, e spinse verso l'alto. Sent scivolare i piedi. Gru-
gn, ansim, e spinse di nuovo, pi volte, con scarso risultato.
Smettila, intim Shurq, con una strana voce. Mi farai ridere. E se ri-
dessi ora, sarebbe molto costoso.
Sdraiato scompostamente sopra Ublala, Tehol la fiss. Costoso?
Tutte quelle spezie, naturalmente. Dimmi, Ublala, cos'hai visto quando
hai camminato sul fondo del canale?
Fango.
Che altro?
Carabattole.
Che altro? Su cosa camminavi?
Corpi. Ossa. Granchi, gamberi. Vecchie reti. Vasi rotti, mobili...
Mobili? chiese Tehol. Mobili in buone condizioni?
Be', c'era una sedia. Ma non l'ho usata.
Corpi, riprese Shurq. S. Molti corpi. Quant'era profondo il canale o-
riginariamente?
Era arrivato Bugg, e a quella domanda Tehol guard il suo servo. Eb-
bene? Dovresti saperlo, essendo un ingegnere.
Ma faccio solo finta di essere un ingegnere, protest Bugg.
E allora fa' finta di sapere la risposta alla domanda di Shurq!
Si dice che sette uomini alti potessero stare uno sulle spalle dell'altro, e
l'ultimo sarebbe riuscito, alzando le mani, a trovare la superficie. Un tem-
po, grosse navi mercantili potevano navigare l'intera lunghezza.
Non ero lontano dalla superficie, rivel Ublala, e si gir, ignorando
Tehol che cacci un urlo nel cadere su un fianco con un tonfo. Potevo
quasi arrivarci con le mani, aggiunse, alzandosi e ripulendosi dalla polve-
re.
Allora, indag Shurq, chi sta uccidendo tutta quella gente?.
Lasciamo perdere, concluse Tehol, tirandosi in piedi. Shurq Elalle,
permettimi di presentarti Ublala Pung. La passeggiata lungo il canale 
bellissima di sera, no? Non dentro, voglio dire. Lungo la riva, tanto per
cambiare. Una passeggiata incantevole...
Ho intenzione di derubare la propriet di Gerun Eberict, annunci
Shurq a Ublala. Ma ci sono guardie di cui bisogna occuparsi. Puoi creare
un diversivo, Ublala Pung?
L'omaccione si gratt la mascella. Non saprei. Non ho niente contro di
loro...
Non ti amano.
Davvero? E perch?
Non c' un perch. Non ti amano e basta.
Allora non le amo neanch'io.
Cos dici, ma non ho visto nessuna prova.
Vuoi una prova? Bene. Andiamo.
Infilando un braccio sotto il suo, Shurq condusse Ublala verso il margine
del tetto. Dobbiamo saltare sopra quell'altro tetto, disse. Non credo che
ci riuscirai, Ublala. Non silenziosamente, almeno.
S, invece. Te lo dimostrer.
Vedremo...
Tehol li fiss, poi si gir verso Bugg.
Il servo scroll le spalle. Sono le complessit della mente maschile, pa-
drone.
La pioggia caduta nel corso della giornata aveva reso l'aria notturna de-
liziosamente fresca. Brys Beddict lasci il palazzo da una postierla laterale
e intraprese un cammino tortuoso verso la dimora del fratello. Anche se era
quasi mezzanotte, le strade erano piene di gente.
Non si era mai sentito a proprio agio nel labirinto affollato, sordido, che
era Letheras. Il volto della ricchezza restava per lo pi nascosto, lasciando
in evidenza solo il tormentato aspetto della povert, che, a volte, era quasi
troppo da sopportare. Dopo gli Indebitati c'erano i Perduti, quelli che si e-
rano arresi del tutto, e fra loro si trovavano non solo rifugiati di trib sot-
tomesse, ma anche Letherii, pi di quanti non avesse immaginato. Una
crescita esplosiva guidava il regno, ma un'abbondante fetta della popola-
zione rimaneva indietro; un pensiero inquietante.
A che punto della storia di Letheras, si chiese, l'avidit sfrenata era di-
ventata una virt? Il livello di autogiustificazione necessario era di una
complessit allarmante; e la lingua era la sua pi efficace armatura contro
il buon senso.
Non possiamo lasciare indietro tutte queste persone. Sono al di fuori
dell'eccitazione e del desiderio infiniti, dell'accumulo frenetico. Sono fuori
e possono solo guardarli con invidia e disperazione crescenti. Che cosa
succede quando la rabbia prende il posto dell'impotenza?
Sempre pi membri delle classi inferiori venivano a riempire i ranghi
militari. L'addestramento, uno stipendio accettabile e la pancia piena erano
incentivi sufficienti, ma questi soldati non erano innamorati della civilt
che giuravano di difendere. Certo, molti di loro si arruolavano con sogni di
bottini e di gloria. Ma tali ricchezze venivano solo con gli assalti, condotti
con successo. Che cosa sarebbe accaduto se le forze militari si fossero tro-
vate sulla difensiva? Combatteranno per proteggere le loro case, i loro ca-
ri. Naturalmente. Non c' motivo di preoccuparsi, no?
Imbocc il vicolo laterale che portava alla dimora di Tehol e sent, in
qualche punto dietro gli edifici squallidi, il rumore di una lite violenta.
Oggetti cadevano rumorosamente finch non si sent un urlo.
Brys esit. Da quel vicolo non poteva raggiungere la fonte dei suoni, ma
forse il tetto di Tehol gli avrebbe concesso la vista della strada al di l. A-
vanz.
Picchi sullo stipite della porta con il pomo del coltello. Nessuna rispo-
sta. Scostando la tenda, sbirci dentro. Una lampada a olio dalla luce guiz-
zante, il debole chiarore del focolare, e voci provenienti da sopra.
Brys entr; sal per la scala traballante.
Emergendo sul tetto, vide Tehol e il suo servo in piedi sul bordo; guar-
davano gi, probabilmente verso la lite che ancora durava.
Tehol, chiam Brys, avvicinandosi. Bisogna coinvolgere la guardia
cittadina?
Tehol si gir di scatto, scuotendo la testa. Non credo, fratello. La cosa
sta per risolversi. Non sei d'accordo, Bugg?
Penso di s, dal momento che lui  quasi uscito e la vecchia non ha qua-
si pi roba da tirare.
Brys li raggiunse; guard gi. Un uomo enorme, impegnato a districarsi
da una pila di macerie polverose, si piegava per schivare gli oggetti che
una vecchia gli scagliava addosso dalla soglia.
Che cosa  successo? indag Brys.
Un mio socio, spieg Tehol,  saltato su quell'altro tetto.  atterrato
abbastanza silenziosamente, direi. Poi, ahim, il tetto ha ceduto. Come ve-
di,  un uomo bello grosso.
Lo sventurato socio era finalmente riuscito a liberarsi. A quanto pareva,
cadendo si era tirato dietro gran parte del muro; ma sembrava miracolosa-
mente illeso. Perch stava saltando dal tuo tetto, Tehol?
Era una sfida.
Lanciata da te?
Oh no, non farei mai una cosa del genere.
Da chi, allora? Il tuo servo, per caso?
Io? Sicuramente no, Finadd! esclam Bugg in tono veemente.
Un'altra ospite, disse Tehol. Che se n' andata, anche se non lontano,
presumo. Sar da qualche parte nell'ombra, ad aspettare il caro Ublala.
Ublala? Ublala Pung? Oh s, ora lo riconosco. Socio? Tehol, quell'uo-
mo  un criminale...
Che ha dimostrato la sua innocenza nel canale...
Non la sua innocenza, ribatt Brys, ma la sua volont ostinata.
Una volont che l'Errante avrebbe certo indebolito se Ublala fosse stato
veramente colpevole dei crimini di cui era stato accusato.
Tehol, ascolta...
Il fratello lo fiss, le sopracciglia alzate. Tu, un soldato del re, metti in
dubbio il nostro sistema giudiziario?
Tehol, il re mette in dubbio il sistema giudiziario!
Tuttavia, Brys... oh, e che ci fai qui, a proposito?
Sono venuto a cercare il tuo consiglio.
Oh. Che ne dici di ritirarci in una parte pi privata del mio tetto? Vieni,
seguimi... l'angolo l in fondo  ideale.
Non sarebbe meglio scendere?
Be', s, se Bugg si fosse dato la briga di pulire. Ma la mia casa  in un
caos indescrivibile. Al piano di sotto non riesco a concentrarmi, nemmeno
per un attimo. Al solo pensiero, mi si rivolta lo stomaco...
 colpa della cena, osserv Bugg, alle loro spalle.
I fratelli si girarono verso di lui.
Bugg li salut con un gesto imbarazzato. Io vado gi, allora.
Lo guardarono scendere.
Brys si schiar la gola. A palazzo ci sono fazioni, intrighi. E a quanto
pare, certe persone vogliono costringermi a prendervi parte, quando io de-
sidero solo restare fedele al mio re.
Ah. E alcune di quelle fazioni sono meno che fedeli al re?
Non in maniera comprovabile. Diciamo che reinterpretano quello che 
il modo migliore di servire il re e gli interessi del regno.
Ah, ma quelle sono due cose completamente diverse. Gli interessi del
re contro gli interessi del regno. Almeno credo che cos la vedano e, chis-
s, forse hanno ragione.
Forse, Tehol, ma ho i miei dubbi.
Tehol incroci le braccia, volgendo lo sguardo sulla citt. Allora, ri-
prese, c' la fazione della regina, che comprende il Principe Quillas, il
Cancelliere Triban Gnol, e il Primo Consorte, Turudal Brizad. Ho dimenti-
cato qualcuno?.
Brys fissava il fratello. Scosse la testa. Ufficiali e guardie, varie spie.
E poi c' la fazione del re. Il Ceda Kuru Qan, il Primo Eunuco Nifadas,
il Preda Unnutal Hebaz e forse la Prima Concubina Nisall. E, naturalmen-
te, tu.
Ma io non voglio appartenere a nessuna fazione...
Tu sei il Campione del Re, fratello. Per come la vedo, ti rimane poca
scelta.
Tehol, gli intrighi sono tutt'altro che il mio forte.
E allora, sta' zitto. Sempre.
E a cosa servir?
Li convincerai che sei pi intelligente di loro. Farai loro paura, perch
sai tutto. Riesci a vedere al di l della loro facciata...
Ma non ci riesco affatto, Tehol. Quindi, non sono pi intelligente.
Ma certo. Devi solo gestire la cosa come un duello. Gestisci tutto come
un duello. Finta, parata, disimpegno, tutta quella roba complicata.
 facile per te parlare, borbott Brys.
Scivolarono nel silenzio, gli occhi sulla citt buia. Lampade a olio illu-
minavano il lungo canale, ma l'acqua era nera come l'inchiostro, e si sno-
dava come un nastro di oblio attraverso i tozzi edifici. Anche se altre luci
oscillavano per le strade, fra le mani di persone intente ai loro compiti, l'o-
scurit dominava la scena.
Brys fiss il livello della citt pi vicino, su cui lanterne scivolavano si-
mili a minuscole lune. Ho pensato a Hull, disse, dopo un po'.
Io non nutrirei troppe speranze, rispose Tehol. I desideri di nostro
fratello non hanno niente a che vedere con l'autoconservazione.  convin-
to, credo, che morir presto.
Brys annu.
E, continu Tehol, vuole affossare con s quanto pi di Lether gli
riesce. Non foss'altro che per questo, qualcuno cercher di fermarlo. Con
metodi drastici.
E io dovr perpetrare la vendetta contro i suoi uccisori, concluse Brys.
Non necessariamente, osserv Tehol. Dopo tutto, il tuo dovere prin-
cipale  la fedelt al tuo re.
Prima ancora che alla mia famiglia?
Be', s.
Non fare niente verrebbe interpretato come codardia. Peggio ancora,
non credo che potrei stare di fronte agli assassini di Hull senza mettere
mano alla spada.
Forse sar necessario, Brys. Naturalmente, aggiunse Tehol, io non
sono costretto dai tuoi obblighi.
Brys scrut il fratello per un lungo momento. Vendicheresti Hull?
Ci puoi contare.
Infine, Brys sorrise.
Tehol gli lanci un'occhiata e annu. Cos  perfetto, fratello. Quando ti
troverai faccia a faccia con loro, mostra quel sorriso. Gli riempirai il cuore
di terrore.
Brys sospir, riportando lo sguardo sulla citt. Esternamente, sembria-
mo cos diversi noi tre.
E lo siamo, ribatt Tehol. Per quanto riguarda i metodi, ognuno di
noi percorre il suo sentiero particolare. Al medesimo tempo, ahim, dob-
biamo tutti convivere con la stessa, estremamente spiacevole, eredit.
Scosse le spalle, tirandosi su i pantaloni. Tre pietre in un torrente. Tutte
soggette alla stessa corrente, ma ognuna dalla forma diversa, a seconda
della propria natura.
E chi di noi  l'arenaria?
Hull.  quello che  stato eroso maggiormente, senza dubbio. Tu sei il
basalto.
E tu, Tehol?
Probabilmente un misto dei due, che d un risultato tristemente defor-
me. Ma posso accettarlo.
Tu forse s, mormor Brys, ma noialtri?.
C' una questione su cui puoi aiutarmi, fratello.
Oh?
Presumibilmente, a palazzo c' chi registra informazioni oscure, tenen-
do il conto di vari eventi, tendenze e simili.
Un intero esercito, Tehol.
Gi. Ora, potresti svolgere qualche ricerca discreta per mio conto?
Su che cosa?
Su chi risulta disperso a Letheras. Cifre annuali, roba del genere.
Se vuoi. Perch?
Al momento, sono soltanto curioso.
Che cosa hai in mente, Tehol?
Questo e quello.
Brys fece una smorfia. Sta' attento.
Lo far. Senti questo profumo? Bugg sta preparando il t.
Non ha odore di t.
S,  un uomo pieno di sorprese. Scendiamo. Personalmente, ho molta
sete.
Shurq Elalle guard Ublala Pung avvicinarsi alle due guardie che aveva-
no appena girato l'angolo del muro esterno della propriet. Ebbero solo il
tempo di alzare lo sguardo allarmate prima che l'uomo sferrasse il suo pu-
gno. Pugno che colp una mascella, per poi atterrare sulla tempia dell'altra
guardia. Entrambe crollarono a terra. Ublala le guard; and in cerca di al-
tre vittime.
Emergendo dall'ombra, Shurq si avvicin al muro. Nella pietra ocra era-
no state incise delle difese magiche, ma erano sensibili solo alle intrusioni
perpetrate dai viventi. Al calore di un corpo, l'umidit di un respiro, il bat-
tito di un cuore. Le difese relative al movimento, molto pi costose da
mantenere, sarebbero state riservate per l'abitazione principale.
La donna arriv al muro, lanci un'ultima occhiata all'intorno, e lo scal
rapidamente.
La cima era irta di schegge di ferro acuminate che trafissero l'imbottitura
dei suoi guanti. Mentre Shurq si issava verso l'alto, le schegge penetrarono
gli strati di cuoio e le affondarono nei palmi, migliorando la sua presa. Pi
tardi avrebbe fatto ricucire le lacerazioni, per tenere fuori la polvere, gli in-
setti e altre creature che avrebbero potuto cercare dimora nei tagli.
La parte superiore del corpo sorretta dalle braccia, scrut il complesso
sotto di lei. Nessuno in vista. Girandosi sulle mani, cal le gambe gi dal-
l'altro lato. Stacc la sinistra dalle schegge e afferr la cornice con le dita,
poi liber anche la destra. Ben presto si ritrov accovacciata nell'ombra
sotto il muro.
Decine di guardie la separavano dal suo obiettivo. Uomini... ma no, non
poteva pensare a questo, non ora. Pi tardi, con Ublala. Purtroppo, l'ospite
irriflessivo dentro di lei era totalmente ignaro del valore dell'attesa. Cono-
sceva solo la fame, e la fame andava soddisfatta. Era la natura delle creatu-
re viventi, si disse, a differenza delle cose morte. L'urgenza, l'insoddisfa-
zione, il peso degli appetiti. L'aveva dimenticato.
All'entrata della propriet stavano quattro guardie, una su ogni lato della
doppia porta, due ai fianchi dell'ampia gradinata. Sembravano annoiate.
Sul piano principale c'erano finestre, ma erano chiuse da imposte. Sul li-
vello successivo balconi, le cui piccole portefinestre erano probabilmente
protette da difese magiche. L'ultimo piano ospitava tre abbaini che si af-
facciavano sul davanti e con i tetti a punta, le tegole di ardesia. Il tetto del-
l'edificio era invece piatto, cinto da muretti, una vera foresta di piante in
vaso e alberi rachitici. E osservatori nascosti.
Una fortezza apparentemente inespugnabile.
Proprio come piaceva a lei.
Si diresse verso l'edificio pi vicino, un capannone dal tetto inclinato,
che dava sul complesso. Passi cauti, silenziosi; si ferm lungo la parete del
capannone. Aspett.
Un picchiare violento sul portone principale.
Le quattro guardie all'entrata della propriet si raddrizzarono, scambian-
dosi occhiate. C'erano almeno otto loro compagni a pattugliare la strada e
il vicolo al di l del muro. Era troppo tardi per un ospite e, inoltre, Padron
Gerun Eberict non era in casa. Forse aveva mandato un messaggero. Ma
sarebbe arrivato un segnale dalla pattuglia. No, la donna li vide conclude-
re, la cosa era decisamente inusuale.
Le due guardie alla base della gradinata puntarono verso il portone, la
mano sull'impugnatura della spada.
Quando furono a met strada, il picchiare cess. Rallentarono il passo,
estraendo le armi.
Due passi al portone.
Le due ante gemelle esplosero verso l'interno, seppellendo entrambe le
guardie sotto bronzo e legno consunto. La forza d'inerzia port Ublala al di
l.
In cima alla gradinata, grida di allarme; le ultime due guardie correvano
verso il gigante.
Non ho fatto niente a nessuno di voi! grid Ublala, o almeno cos cre-
dette Shurq; la sua ribollente indignazione rendeva indistinte le parole. Si
lanci contro le guardie.
Shurq fu attraversata da un fremito di preoccupazione, perch il suo uo-
mo era disarmato.
Le spade sferzarono l'aria. Ublala sembr schiaffeggiarne il piatto; una
delle armi rote nell'aria, l'altra cadde sulle piastrelle ai piedi del gigante.
Un manrovescio sped la guardia pi vicina a gambe all'aria. L'altra cacci
un urlo, arretrando. Ublala l'afferr per il braccio, attirandola verso di s.
Non sono carne, ma nuovo uomo!
Oppure: Non so, carine, ma muovo uomo!.
La guardia fu sollevata da terra e scossa, in un tintinnio di armatura, per
accompagnare quell'asserzione incoerente. Il corpo dello sventurato era i-
nerte, le braccia ciondolavano qua e l. Ublala lo lasci cadere e sollev lo
sguardo.
Guardie affluivano verso di lui da entrambi i lati della propriet.
Con un grugnito di allarme, si gir, sfrecciando verso l'ingresso aperto.
Shurq alz gli occhi verso il tetto. Sopra c'erano quattro figure che guar-
davano il gigante in fuga; due preparavano i giavellotti.
Ma Ublala era gi uscito.
Shurq aggir il retro del capannone, e super di corsa la breve distanza
che la separava dalla propriet. Cammin silenziosamente verso la gradi-
nata, raggiunse il pianerottolo e super l'entrata ormai priva di sorveglian-
za. Fuori, sent qualcuno ordinare che una retroguardia difendesse il com-
plesso, ma era evidente che nessuno si era girato a tenere d'occhio la dop-
pia porta.
Shurq si ritrov in un atrio, con le pareti coperte di affreschi raffiguranti
la disperata difesa del Re Ezgara Diskanar da parte di Gerun Eberict. E-
straendo un coltello, incise un paio di baffi sul viso virile, atteggiato a una
smorfia di trionfo, di Gerun, poi pass sotto un arco che portava a un'am-
pia camera concepita in guisa di sala del trono, anche se il trono stesso - un
obbrobrio riccamente ornato, dall'alto schienale - era posto alla testa di un
lungo tavolo anzich su un palco rialzato.
A ogni angolo della camera c'erano porte, dalle cornici elaborate. Una
quinta, stretta, sul fondo, probabilmente si apriva su un passaggio usato
dalla servit.
Sicuramente, a quel punto tutti gli occupanti della propriet si erano
svegliati. Tuttavia, essendo servi - Indebitati, dal primo all'ultimo - proba-
bilmente aspettavano la fine di quel terrificante tumulto nascosti sotto le
brande.
Si diresse verso la porticina. Il passaggio al di l era stretto e male illu-
minato. Era fiancheggiato da celle protette da tende, le patetiche dimore
della servit. Dall'interno non trapelava alcuna luce, ma Shurq colse uno
strascicar di piedi, da una stanza a met corridoio, e un ansito soffocato da
una pi vicina, alla sua sinistra.
La donna strinse la mano guantata sull'impugnatura del coltello da com-
battimento legato sotto il braccio sinistro, e lo estrasse, facendo raschiare il
retro della lama contro il bordo del fodero. Altri ansiti. Uno strillo di terro-
re.
Passi lenti lungo il passaggio angusto, con una pausa di tanto in tanto,
ma mai abbastanza lunga da suscitare un grido, finch non arriv a un in-
crocio a T. Alla sua destra, un breve corridoio si apriva sulla cucina. Alla
sinistra, una scala portava sia di sopra sia alle cantine sotterranee. Shurq si
gir verso il corridoio appena percorso. In tono sommesso, sibil: Andate
a dormire. Stavo solo facendo un giro. Qui non c' nessuno, belli. Rilassa-
tevi.
Chi ? chiese una voce.
Chi se ne importa? replic un'altra. Fa' come ha detto, Prist, torna a
dormire.
Ma Prist continu:  solo che non riconosco....
Gi, lo rimbecc l'altro, e tu non sei un giardiniere, ma un vero eroe,
eh, Prist?.
Dico solo che...
Shurq torn sui suoi passi, fermandosi davanti alla tenda di Prist.
Sent un movimento al di l, ma l'uomo non parlava.
Scostando il lino sporco da una parte, scivol nella stanzetta. Puzzava di
fango e letame. Nel buio, distinse a fatica una figura voluminosa, accovac-
ciata contro la parete di fronte, con una coperta tirata fin sul mento.
Ah, Prist, chiam Shurq, con voce che era poco pi di un sospiro, av-
vicinandosi di un altro passo, sei bravo a non fare rumore? Spero di s,
perch ho intenzione di passare un po' di tempo con te. Non preoccuparti,
aggiunse, slacciandosi la cintura, ci divertiremo.
Due campane dopo, Shurq sollev la testa dal braccio muscoloso del
giardiniere, tendendo l'orecchio oltre il suo fragoroso russare. Il povero ba-
stardo si era sfiancato - sperava che Ublala fosse pi resistente - e tutti i
suoi successivi gemiti e lamenti erano stati disgustosi. L'eco della campana
lasci il posto al silenzio completo.
Le guardie erano tornate poco dopo che Shurq si era infilata nella stanza
di Prist. Sonore ipotesi e aspre discussioni indicavano che Ublala era riu-
scito a fuggire, anche se la richiesta dei servigi del guaritore della casa fa-
ceva pensare che ci fossero stati un paio di scontri. Ma le cose si erano or-
mai calmate. Ricerche sommarie erano state svolte nella propriet, ma non
negli alloggi dei servi: le guardie non avevano minimamente sospettato un
diversivo, un'infiltrazione. Imprudenza, triste mancanza di immaginazione;
ma, tutto sommato, come lei aveva previsto. Un padrone dominante aveva
quell'effetto. Lo spirito di iniziativa era pericoloso, perch avrebbe potuto
scontrarsi con il formidabile ego di Gerun.
Districandosi dall'abbraccio infantile dell'esausto Prist, Shurq si alz in
silenzio a indossare abiti ed equipaggiamento. Gerun doveva avere un uffi-
cio, adiacente alle sue stanze private. Gli uomini del suo stampo avevano
sempre uffici: la cosa giovava al loro bisogno di legittimazione.
Le sue protezioni sarebbero state elaborate, intessute di una magia costo-
sa ed efficace. Ma non tanto complesse da confondere un Finadd. E di
conseguenza, i meccanismi di disattivazione sarebbero stati semplici. Un
altro fattore da considerare, naturalmente, era l'assenza di Gerun. Proba-
bilmente, erano state predisposte altre difese, non annullabili. Shurq so-
spettava che fossero sensibili alla vita, perch quelle di altro genere corre-
vano il rischio di essere scatenate accidentalmente.
Scivol quatta quatta nel corridoio. Rumore di gente che dormiva e nien-
t'altro. Soddisfatta, Shurq torn all'incrocio a T, girando a sinistra. Nel sali-
re la scala, ebbe cura di posare i piedi sulle giunture dei gradini, riducendo
la probabilit di uno scricchiolio rivelatore.
Arrivata al primo pianerottolo, si avvicin alla porta. Rimase immobile.
Appena sopra la soglia correva un filo, teso dall'ultimo servo passato di l.
A volte gli allarmi pi semplici funzionavano l dove fallivano i pi elabo-
rati, semplicemente perch il ladro si aspettava grosse complicazioni. Stac-
cando il meccanismo, apr il chiavistello.
Un altro passaggio per la servit che, se la propriet di Gerun era dispo-
sta nel modo tipico, correva parallelo al corridoio ufficiale. Shurq trov la
porta solitaria in fondo a destra, come previsto. Un altro filo da staccare, e
la super. Il corridoio era buio; una trovata intelligente. Lungo la parete
opposta c'erano tre porte; nessuna luce trapelava dalle stanze al di l.
Era quasi sicura di aver trovato i quartieri privati di Gerun Eberict. A
malapena visibile nell'ombra, una moltitudine di segni arcani dipinti sulla
porta pi vicina.
Shurq si avvicin a studiare quei simboli.
E s'impietr, sentendo una voce cupa provenire dal corridoio.  stata
incompetenza. O cos dice lui. E ora dovrei ripagarlo.
La donna si gir lentamente. Una figura seduta, le gambe tese in avanti,
la testa china da un lato.
Sei morta, dichiar l'uomo.
 una minaccia o un'osservazione?
Solo qualcosa che abbiamo in comune, rispose lui. Non mi capita pi
tanto spesso.
So esattamente come ti senti. E cos, Gerun ti fa sorvegliare queste
stanze.
 la mia punizione.
Per la tua incompetenza.
S. Gerun non licenzia i suoi dipendenti. Li uccide e poi, a seconda di
quanto  arrabbiato, li seppellisce oppure li tiene al suo servizio per un po'.
Credo che alla fine mi seppellir.
Senza liberare la tua anima?
Spesso si dimentica di quella parte.
Sono qui per rubare tutto quello che possiede.
Se fossi viva, naturalmente ti ucciderei in qualche modo terribile, mo-
struoso. Mi alzerei da questa sedia, trascinando i piedi, le mani tese ad ar-
tigliare l'aria. Farei rumori bestiali, gemendo e sibilando come se volessi
piantarti i denti nella gola.
Sarebbe un ottimo deterrente per un ladro. Un ladro vivo, voglio dire.
Certo, e probabilmente mi divertirei anche.
Ma io non sono viva, no?
No. Ma ho una domanda per te, una domanda importante.
D'accordo. Chiedi pure.
Be', perch, se sei morta, hai un aspetto cos bello? Chi ti ha tagliato i
capelli? Perch non stai marcendo come me? Sei imbottita di erbe o roba
simile? Sei truccata? Perch il bianco dei tuoi occhi  cos bianco? E le tue
labbra sono cos lucide?
Shurq rimase in silenzio per un momento, poi ribatt:  la tua unica
domanda?.
S.
Se vuoi, posso presentarti a chi  responsabile del mio corpo nuovo.
Sono sicura che possono fare lo stesso per te.
Davvero? Compresa una manicure?
Certo.
E limarmi i denti? Per renderli aguzzi e spaventosi, intendo.
Be', non so quanto potrai essere spaventoso con i capelli pettinati, il
trucco, le unghie perfette e le labbra lucide.
Ma i denti aguzzi? Non credi che i denti aguzzi terrorizzeranno la gen-
te?
Perch non accontentarsi di quelli? I pi hanno paura delle cose marce-
scenti, infestate di parassiti e puzzolenti come una tomba aperta. Di denti
aguzzi e unghie affilate come artigli.
Mi piace. Mi piace il tuo modo di pensare.
Lieta di esserti utile. Ora, devo preoccuparmi di queste difese?
No. Anzi, posso mostrarti dove sono i meccanismi di tutti gli allarmi.
Non ti tradirai, cos facendo?
Tradirmi? Be', vengo con te, naturalmente. Sempre che tu possa farci
uscire entrambi di qui.
Oh, capisco. Sono sicura che ce la faremo. A proposito, come ti chia-
mi?
Harlest Eberict.
Shurq inclin la testa, poi disse: Oh. Ma sei morto dieci anni fa, secon-
do tuo fratello.
Dieci anni? Soltanto?
Ha detto che eri caduto dalle scale, credo. O qualcosa del genere.
Le scale. O spinto gi dal balcone. O forse entrambi.
E che cosa hai fatto o non hai fatto per meritarti una tale punizione?
Non ricordo. So solo che sono stato incompetente.
 stato molto prima che Gerun salvasse la vita al re. Come avrebbe po-
tuto permettersi la magia necessaria a legare la tua anima al corpo?
Credo che abbia richiesto il pagamento di un favore.
Shurq si gir di nuovo verso la porta. Questa conduce al suo ufficio?
No, alla stanza in cui fa l'amore. Quella che cerchi  laggi.
Possono sentirci parlare ora, Harlest?
No, le pareti sono spesse.
Un'ultima cosa, concluse Shurq, fissando Harlest. Perch Gerun non
ti ha obbligato alla lealt con la magia?
La sorpresa si dipinse sul viso pallido, chiazzato. Ma siamo fratelli!
Disattivati gli allarmi, i due non-morti si ritrovarono nell'ufficio di Ge-
run Eberict.
Non tiene molto denaro qui, spieg Harlest. Per lo pi certificati di
propriet. Distribuisce la sua ricchezza per proteggerla.
Molto saggio. Dov' il suo sigillo?
Sulla sua scrivania.
Molto poco saggio. Fammi un favore: comincia a raccogliere quei cer-
tificati. Andando alla scrivania, Shurq prese il sigillo pesante, riccamente
ornato e gli spessi fogli di cera impilati accanto. Questa cera  di un colo-
re esclusivo?
Oh, s. L'ha pagata un occhio della testa. Harlest stava togliendo dalla
parete un grande arazzo, dietro il quale era incassato un armadio. Stacc
una serie di fili di allarme, aprendo la piccola anta. All'interno c'erano cu-
muli di pergamene e un cofanetto tempestato di gioielli.
Cosa c' nel cofanetto? chiese Shurq.
Harlest glielo lanci. Il denaro liquido. Come ho detto, non ne tiene
molto in giro.
La donna esamin la chiusura. La fece scivolare da parte, sollevando il
coperchio. Non molto? Harlest, il cofanetto  pieno di diamanti.
L'uomo, le braccia cariche di pergamene, si avvicin. Davvero?
Deve aver venduto qualcuna delle sue propriet.
S. Ma perch?
Per usare il ricavato, rispose lei, per qualcosa di molto costoso. Oh
be', dovr semplicemente farne a meno.
Gerun sar furioso, osserv Harlest. Diventer pazzo di rabbia. Co-
mincer a cercarci, e non si fermer finch non ci avr trovato.
E poi cosa? Ci torturer? Non sentiamo il dolore. Ci uccider? Siamo
gi morti...
Si riprender il denaro...
Non potr, se non esiste pi.
Harlest aggrott le sopracciglia.
Con un sorriso, Shurq abbass il coperchio, rimettendo la chiusura al
suo posto. Non  che io e te possiamo usarlo, eh? No, questo  come get-
tare Gerun gi dal balcone o per le scale, finanziariamente anzich fisica-
mente.
Ma  mio fratello.
Che ti ha ucciso e non si  fermato l.
Vero.
Allora usciremo dal balcone. Ho un compagno che sta per iniziare un
altro diversivo. Sei con me, Harlest?
Posso sempre avere i denti?
Te lo prometto.
D'accordo, andiamo.
..    ..     .. 
Si avvicinava l'alba, e la terra fumava. Seduta su una radice ricurva, Ket-
tle guardava una gamba solitaria entrare lentamente nel fango. L'uomo a-
veva perso uno stivale nella lotta, e le dita del piede ebbero un fremito
prima di essere inghiottite dalla massa scura.
Aveva cercato di combattere, ma con la mandibola strappata via e la go-
la invasa dal sangue, non aveva resistito a lungo. Kettle si lecc le dita.
Era un bene che l'albero avesse ancora fame.
I cattivi avevano cominciato una caccia sotterranea; avanzavano scivo-
lando furtivi e uccidevano tutto ci che era debole. Presto ne sarebbero ri-
masti ben pochi, ma sarebbero stati i peggiori. E poi sarebbero usciti.
Temeva l'arrivo di quel momento. E quella sera aveva fatto fatica a tro-
vare una vittima per le strade, qualcuno con pensieri spiacevoli che fosse al
posto sbagliato per ragioni poco onorevoli.
Si rese conto che diventava sempre pi difficile. Si pass le dita arrossa-
te fra i capelli sporchi, chiedendosi dove fossero spariti tutti i criminali e le
spie. La cosa era strana, e inquietante.
E il suo amico, quello sepolto sotto l'albero pi vecchio, le aveva detto
di essere in trappola. Non poteva andare oltre, neanche con la sua assisten-
za. Ma stava arrivando aiuto, anche se non era sicuro che sarebbe stato suf-
ficientemente tempestivo.
Kettle pens a quell'uomo, Tehol, che era venuto la sera prima a parlar-
le. Sembrava simpatico; sperava che venisse di nuovo a farle visita. Forse
lui avrebbe saputo cosa fare - si gir sulla radice, guardando la torre qua-
drata - s, forse lui avrebbe saputo cosa fare, ora che la torre era morta.
...
.
...
CAPITOLO UNDICI.
.
Vele sbiadite cavalcano l'orizzonte
Lontane, tanto lontane da rimpicciolire
Il terribile messaggio
Scritto sulla tela collaudata.
So che le parole appartengono a me
Appartengono a me
Queste impronte lasciate dalla bestia
Della mia presenza
Prima e ora, pi tardi
E in tutti i momenti nel mezzo
Quelle vele lontane spinte
Veloci su venti insensati
Che nell'attimo presente circondano
Il mio s dal cuore di pietra
La graniglia di lacrime mai versate
Mi punge gli occhi.
Vele sbiadite aleggiano come sollevate
Sopra la linea curva del mondo
E io sono perso e incapace di rispondere
Se vogliano avvicinarsi o fuggire
Avvicinarsi o fuggire tempi non richiesti
In quel ventre gonfio
Di grida inascoltate lontane
Tanto lontane da qui.
Questo cieco desiderio.
.
Isbarath (della Costa).
.
In chi si trovava davanti alla costa, dalla miriade di verit non scritte che
affollavano l'anima dei mortali emergeva la consapevolezza di cosa signi-
ficava stare sul margine della terra, lo sguardo rivolto all'insondabile igno-
to che era il mare. La sabbia e le pietre che cedevano sotto i piedi mormo-
ravano incertezza, sommesse promesse di erosione e dissoluzione di ogni
cosa un tempo solida.
Nel mondo si raccoglievano tutti i simboli manifesti delle caratteristiche
dell'animo umano, e nel dialogo che ne seguiva si trovavano tutti i signifi-
cati, tutti i colori e tutti i sapori, che si levavano innumerevoli davanti agli
occhi. Lasciando al testimone la decisione di scegliere l'ammissione o la
negazione.
Udinaas sedeva su un tronco d'albero semisepolto nella sabbia; l'acqua
gli lambiva i mocassini. Non era cieco, e non poteva negare. Vedeva il ma-
re per quello che era, la memoria dissolta del passato riflessa nel presente,
e terreno fertile per il futuro: il volto stesso del tempo. Vedeva le maree nel
loro sussurro immutabile, il flusso simile a sangue proveniente dal freddo
cuore della luna, un pulsare del tempo misurato e misurabile. Le maree,
non si poteva sperare di trattenerle.
Ogni anno uno schiavo Letherii, che gettava reti immerso nell'acqua fino
al petto, veniva afferrato da una corrente sotterranea e trascinato al largo.
Alcuni venivano poi riportati indietro dalle onde: gonfi, inerti, mangiati dai
granchi. Altre volte, le maree restituivano carcasse e cadaveri conseguenti
al naufragio di navi, o a calamit ignote. Dalla vita alla morte: la vasta,
selvaggia distesa d'acqua oltre la costa comunicava lo stesso messaggio,
pi e pi volte.
Sedeva raggomitolato, esausto, lo sguardo fisso sulle rocce della scoglie-
ra, sul nastro candido che arrivava rotolando al ritmo del suo cuore; da o-
gni lato lo investivano ondate di significato. Dal cielo grigio, greve. Dalle
grida stridenti dei gabbiani. Dalla pioggia portata dal vento gemente. Dalla
sabbia che scivolava sotto i mocassini fradici. Inizio e fine: il margine del
mondo conoscibile.
Era fuggita dalla Casa dei Morti. La giovane ai cui piedi aveva gettato il
suo cuore. Nella speranza che lo degnasse di uno sguardo... o, che l'Errante
lo prendesse, lo afferrasse e lo divorasse come una bestia feroce. Tutto, tut-
to tranne che... fuggire.
Era svenuto nella Casa dei Morti - ah, c' un significato in questo? - ed
era stato riportato, presumibilmente, al giaciglio nel palazzo dei Sengar. Si
era svegliato pi tardi, quanto non lo sapeva, perch si era ritrovato da so-
lo. Nell'edificio non era presente neanche uno schiavo. Non c'era cibo
pronto, non c'erano piatti o altri segni di un pasto abbandonato. Il focolare
era un cumulo di cenere bianca su poche braci rossastre. Fuori, oltre la de-
bole voce del vento e lo scroscio dell'acqua, il silenzio.
La testa invasa dalla nebbia, i movimenti goffi e lenti, aveva allestito il
fuoco. Aveva trovato un mantello impermeabile ed era uscito. Non veden-
do nessuno nelle vicinanze, si era diretto verso la costa. Per guardare il ma-
re vuoto, pieno, e il cielo vuoto, pieno. Sotto i colpi del silenzio, della
pioggia, del ruggito del vento, delle grida dei gabbiani. Solo sulla spiaggia
in mezzo a quella moltitudine chiassosa.
Il guerriero morto che era vivo.
La sacerdotessa Letherii che era fuggita davanti a una richiesta d'aiuto,
alla richiesta di dare sollievo e conforto a un compatriota.
Gli Edur erano riuniti, sospettava Udinaas, nella cittadella del Re Stre-
gone. Volont si scontravano in una lotta terribile e, simile a un'isola attor-
no alla quale le tempeste infuriavano in cicli infiniti, si ergeva la forma
mostruosa di Rhulad Sengar, risvegliatosi nella Casa dei Morti. Rivestito
d'oro, coperto di cera, probabilmente impossibilitato a camminare sotto
tutto quel peso... finch, certo, le monete non fossero state tolte.
L'arte di Udinaas... disfatta.
L'operazione avrebbe causato dolore, un dolore lancinante, ma andava
compiuta, e in fretta. Prima che la carne e la pelle crescessero ad abbrac-
ciare quelle monete.
Rhulad non era un cadavere, e neanche un non-morto, perch un non-
morto non avrebbe gridato. Era di nuovo vivo. Aveva i nervi svegli, la
mente in fiamme. Intrappolato in una prigione d'oro.
Come me, una volta. Come ogni Letherii. Oh, Rhulad Sengar  poesia
incarnata, ma le sue parole sono per i Letherii, non per gli Edur.
Un significato spiccava da quella moltitudine, un significato che lo tor-
mentava. Rhulad sarebbe impazzito. Udinaas non aveva alcun dubbio al
riguardo. Morire, per ritornare a un corpo che non era pi suo, un corpo
che apparteneva alla foresta, alle foglie e alla terra. Che razza di viaggio
era stato quello? Chi aveva aperto il sentiero, e perch?
 la spada. Per forza. La spada che non voleva lasciare le sue mani. Per-
ch non aveva ancora finito con Rhulad Sengar. La morte non significa
niente per quella spada: non ha ancora finito il suo compito.
Un dono destinato, a quanto pareva, a Hannan Mosag. Offerto da chi?
Ma Hannan Mosag non avr quella spada. Essa si  attaccata a Rhulad
Sengar. E ora incombe con il suo potere sopra il Re Stregone.
Questo poteva lacerare la confederazione. Poteva rovesciare Hannan
Mosag e i suoi K'risnan. A meno che, naturalmente, Rhulad Sengar non si
fosse sottomesso all'autorit del Re Stregone.
La questione sarebbe stata meno problematica se al suo posto ci fossero
stati Fear, o Trull. Forse persino Binadas. Ma no, la spada aveva scelto
Rhulad, il senza-sangue che era stato avido di guerra, un giovane con gli
occhi impenetrabili e la ribellione nell'animo. Forse era stato spezzato, ma
Udinaas non ne era convinto. Sono riuscito a riportarlo indietro, a placare
quelle grida. Una tregua dalla follia, in cui ha potuto ritrovarsi e ricorda-
re tutto ci che era stato.
Udinaas si rese conto che forse aveva commesso un errore. Forse sareb-
be stato pi caritatevole non ostacolare la rapida caduta nella follia.
E ora mi vuole come suo schiavo.
Schiuma gli turbin intorno alle caviglie. La marea stava salendo.
Sembra un villaggio abbandonato ai fantasmi, comment Buruk il
Pallido; con la punta di uno stivale avvicin un ceppo al fuoco, reagendo
con una smorfia al fumo che si lev dalla corteccia bagnata.
Seren Pedac lo fiss per un attimo, poi scroll le spalle e allung la ma-
no verso il bricco malconcio posato su una pietra piatta vicino alle fiamme.
Sentendo il calore del manico attraverso il guanto di cuoio, si riemp la
tazza. Inghiott una sorsata del liquido amaro. Il t era troppo carico, ma
non le importava granch. Almeno era caldo.
Quanto durer ancora questa storia?
Controlla la tua impazienza, Buruk, consigli Seren. Non ci sar al-
cuna soddisfazione nella risoluzione di tutto questo, sempre che una riso-
luzione sia possibile. L'abbiamo visto con i nostri occhi: un morto risorto,
ma risorto troppo tardi.
Allora Hannan Mosag dovrebbe semplicemente tagliare la testa al ra-
gazzo e farla finita.
La donna non rispose. Per certi versi, Buruk aveva ragione. Proibizioni e
tradizioni arrivavano solo fino a un certo punto, e non c'era - non poteva
esserci - alcun precedente per ci che era accaduto. Avevano visto i due
fratelli Sengar trascinare attraverso il vano della porta la massa di cera e
d'oro che era Rhulad. Piaghe rosse al posto degli occhi, la testa che, per un
attimo, si era alzata a fissare il cielo senza vederlo, prima di ricadere sul
petto. Capelli intrecciati rinchiusi nella cera, che scendevano dalla testa
come lembi di una vela lacera. Rivoli di saliva che gocciolavano dalla boc-
ca spalancata mentre veniva portato verso la cittadella.
Edur si erano raccolti vicino al ponte. Erano emersi dagli altri palazzi
nobili intorno alla cittadella; altri avevano riempito la riva opposta, il lato
del villaggio. Centinaia di Edur, e ancora pi schiavi Letherii, venuti ad
assistere alla scena, muti e pieni d'orrore. La donna aveva poi visto la
maggior parte degli Edur sfilare dentro la cittadella. Gli schiavi sembrava-
no essere, semplicemente, scomparsi.
Seren sospettava che la Strega Piumata stesse gettando le mattonelle, in
un luogo meno pubblico dell'enorme fienile dove aveva condotto il rituale
per l'ultima volta. Almeno, quando aveva guardato l non c'era nessuno.
E ora, il tempo scorreva lentamente. Il campo di Buruk e i Nerek raggo-
mitolati nelle loro tende erano diventati un'isola nella nebbia, circondata
dall'ignoto.
Si chiese dove fosse andato Hull. Nella foresta c'erano delle rovine; cor-
revano voci di strani artefatti, alcuni estesi e massicci, a molti giorni di vi-
aggio verso nordest. L'antica foresta aveva trovato un suolo fertile di sto-
ria. Distruzione e dissoluzione concludevano ciascun ciclo, e il crollo con-
segnava al mondo esausto le molteplici parti con cui costruire un nuovo in-
tero.
Ma la guarigione apparteneva alla terra; non era garantita a coloro che vi
dimoravano. Le specie si estinguevano; l'ultimo esemplare di una certa be-
stia, l'ultimo esemplare di una certa razza, camminava da solo per un po'.
Prima della chiusura finale di quegli occhi particolari e della visione che vi
abitava dietro.
Seren voleva aggrapparsi a quella lunga prospettiva. Cercava disperata-
mente la pace, la calma saggezza da essa promessa. Da una distanza suffi-
ciente, persino una catena di montagne sembrava piatta, le valli fra le vette
diventavano invisibili. Allo stesso modo, la vita e la morte, le vette e le
valli dell'esistenza mortale, potevano essere livellate. Pensare a questo
modo la rendeva meno propensa al panico.
E la cosa stava diventando sempre pi importante.
E, in nome dell'Errante, dov' quella delegazione? chiese Buruk.
Da Trate, rispose lei, avranno dovuto bordeggiare per tutta la strada.
Stanno arrivando.
Vorrei che fossero arrivati prima di tutto questo.
Temi che Rhulad rappresenti una minaccia per il trattato?
Buruk tenne lo sguardo fisso sulle fiamme.  stata la spada a risvegliar-
lo, mormor. O chiunque l'abbia fabbricata e mandata agli Edur. Sei riu-
scita a vedere la lama?  variegata. Mi ha fatto pensare a una delle Figlie
che venerano, quella screziata, come si chiama?
Sukul Ankhadu.
Forse esiste davvero. Una dea Edur...
Un dono dubbio, allora, dal momento che gli Edur considerano Sukul
Ankhadu una creatura volubile, da temere. Venerano Padre Ombra e la Fi-
glia Crepuscolo, Sheltatha Lore. E, a ogni giorno che passa, pi la seconda
del primo. Seren fin il t; riemp di nuovo la tazza di latta. Sukul An-
khadu. Immagino che sia possibile, anche se non ricordo storie su dei e dee
Edur che si siano manifestati in modo cos diretto. Sembrava pi un culto
degli antenati, i fondatori delle trib elevati a figure sacre, una cosa cos.
Sorseggi il liquido con una smorfia.
Quella roba ti far i buchi nello stomaco, Acquitor.
Troppo tardi, Buruk.
Se non Ankhadu, chi allora? Quella spada  venuta da qualche parte.
Non lo so.
E sembra che non ti importi. Questa apatia non ti si addice, Acquitor.
Non  apatia, Buruk;  saggezza. Mi stupisce che non afferri la diffe-
renza.
 saggezza quella che ti toglie la vita dagli occhi, l'acutezza dai pensie-
ri?  saggezza quella che ti rende indifferente all'agghiacciante miracolo
cui abbiamo assistito ieri?
Ma certo. Cos'altro potrebbe essere?
Disperazione?
E cosa potrebbe spingermi alla disperazione?
Non spetta a me rispondere.
Vero...
Ma ci prover lo stesso. Buruk estrasse una borraccia, tolse il tappo,
se l'accost alla bocca. Due rapidi sorsi. L'uomo sospir. Tu mi sembri un
tipo sensibile, Acquitor, il che probabilmente  una qualit per chi svolge il
tuo mestiere. Ma non sei capace di separare gli affari da tutto il resto. La
sensibilit , dopo tutto, un tipo di vulnerabilit. Ti rende facile da ferire,
rende le tue cicatrici inclini ad aprirsi e a sanguinare al minimo stimolo.
Bevve un altro sorso; sotto l'effetto del potente liquore, il suo viso si rilas-
s, e le parole divennero leggermente strascicate. Hull Beddict, conti-
nu, ti ha respinto, ma tu lo conosci troppo bene. Si sta gettando a capo-
fitto in un destino che si  scelto, e che lo uccider o lo distrugger. Tu
vuoi fare qualcosa, forse persino fermarlo, ma non puoi. Non sai come fare
e percepisci la cosa come un tuo fallimento. Un tuo difetto. Una tua debo-
lezza. Perci, per il destino che l'aspetta, scegli di dare la colpa non a lui,
ma a te stessa. E perch no?  pi facile.
A un certo punto del discorso di Buruk, Seren si era messa a fissare i
fondi amari nella tazza che stringeva fra le mani. Gli occhi percorsero il
bordo ammaccato, poi il cuoio macchiato, sfregiato, dei guanti. Polpastrelli
appiattiti, lucidi e scuri, cuciture sfilacciate, nocche nodose. L dentro c'e-
rano pelle, carne, muscoli, tendini, calli. E ossa. Le mani erano strumenti
straordinari, riflett. Strumenti, armi, goffi e abili, intorpiditi e sensibili.
Fra i cacciatori tribali potevano parlare in un frullo di gesti eloquenti. Ma
non potevano sentire il gusto. Non potevano udire. Non potevano piangere.
Tuttavia, uccidevano con grande facilit.
Mentre dalla bocca uscivano suoni, modellati in significati di passione,
di bellezza, di chiarezza accecante. Oppure confusi, o taglienti, o maligni e
assassini. A volte, tutto quanto insieme. Il linguaggio era guerra, pi vasta
di ogni armata di spade, lance e magie. Il s che ingaggiava battaglia con
tutti gli altri. Confini stabiliti e difesi, incursioni e brecce, distese di cada-
veri che marcivano come frutti caduti a terra. Parole alla continua ricerca
di alleati, di un riflesso nella calca che premeva all'intorno.
Cap di essere stanca. Stanca di tutto questo. La pace regnava nel silen-
zio, nell'isolamento.
Perch non dici niente, Acquitor?
Sedeva solo, muto, un mantello di pelle d'orso sulle spalle curve, la pun-
ta della spada fra i piedi rivestiti d'oro, la lunga lama e l'ampia elsa a cam-
pana davanti a lui. In qualche modo, era riuscito ad aprire gli occhi, e il
luccichio era visibile nelle ombre sotto la fronte, circondata di trecce ince-
rate. Il respiro usciva in ansiti sommessi, l'unico suono nella grande sala
dopo il lungo, difficile colloquio fra Tomad Sengar e Hannan Mosag.
Le ultime parole erano sbiadite, lasciando un senso di profonda impo-
tenza. Nessuno, fra le centinaia di Edur presenti, si mosse o apr bocca.
Tomad non poteva dire pi niente per conto del figlio. Una forza furtiva
aveva rubato la sua autorit e Trull cap, con un senso di terrore, che veni-
va dalla figura seduta rivestita di pelliccia nera e di oro lucente, dagli occhi
che splendevano dalle loro orbite scure. Dalla spada immobile.
Gli occhi del Re Stregone, in piedi sul palco, si erano lentamente sposta-
ti da Tomad a Rhulad, e l restavano, freddi e calcolatori.
La spada doveva essere ceduta. Hannan Mosag li aveva mandati a recu-
perarla, e il compito non poteva dirsi completato finch Rhulad non l'aves-
se posta fra le mani del Re Stregone. Fino a quel momento, Fear, Binadas,
Trull, Theradas e Midik Buhn sarebbero vissuti nel disonore.
Ora spettava a Rhulad fare il gesto, guarire quella ferita aperta.
Eppure non si muoveva.
Trull non era nemmeno sicuro che il fratello potesse parlare, dato il peso
terribile che gli racchiudeva il petto. Il respiro sembrava arduo, tormento-
samente laborioso. Era straordinario che Rhulad riuscisse a tenere le mani
sull'impugnatura della spada. Da giovane agile e flessuoso, si era trasfor-
mato in un essere goffo e bestiale.
L'aria nella sala era umida, viziata. L'odore del panico, trattenuto a ma-
lapena, aleggiava in mezzo al fumo delle torce e del focolare. Fuori, la
pioggia scendeva incessante, e il vento faceva scricchiolare le spesse assi
delle pareti.
Il respiro affannoso s'interruppe, e una voce sottile, rotta annunci: La
spada  mia.
Un lampo di paura negli occhi di Hannan Mosag. Non  cos che de-
v'essere, Rhulad Sengar.
Mia. Lui l'ha data a me. Ha detto che io dovevo averla, non tu. Perch
tu sei debole.
Il Re Stregone si ritrasse come se avesse ricevuto un pugno in faccia.
Chi? Trull lanci la domanda con un'occhiata eloquente a Fear. I loro
occhi si incontrarono, e Fear scosse la testa.
Il padre si era girato verso Rhulad. Il suo viso fremeva sotto un'ondata di
emozioni; sembr invecchiare di secoli sotto i loro occhi. Chi ti ha dato
questa spada, Rhulad? chiese.
Una specie di sorriso. Colui che ora ci governa, padre. Colui con cui
Hannan Mosag ha fatto un patto. No, non uno dei nostri antenati perduti.
Un nuovo... alleato.
Non spetta a te parlare di queste cose, sbott il Re Stregone, con voce
tremante di rabbia. Il patto era...
Qualcosa che tu intendevi tradire, Hannan Mosag, interruppe furiosa-
mente Rhulad, chinandosi in avanti; il suo sguardo super le mani strette
intorno all'impugnatura della spada. Ma non  cos che si comportano gli
Edur. Tu, che vorresti guidarci, non sei degno di fiducia.  giunto il mo-
mento, Re Stregone, di cambiare.
Trull vide Rhulad levarsi in piedi. Si ergeva con portamento sicuro, la
schiena diritta, la testa alta. Il mantello di pelle d'orso si apr, rivelando l'a-
bito di monete. La maschera dorata del volto s'incresp. La spada  mia,
Hannan Mosag! Io ne sono all'altezza, non tu. Parla, se vuoi rivelare a tutti
il segreto di quest'arma. Rivela la pi antica delle menzogne! Parla, Re
Stregone!
Non lo far.
Un frusciante passo avanti. Allora... inginocchiati.
Rhulad!
Silenzio, padre! Inginocchiati davanti a me, Hannan Mosag, e dichiara
la tua fratellanza. Non pensare che ti metter semplicemente da parte, per-
ch ho bisogno di te. Tutti abbiamo bisogno di te. E dei tuoi K'risnan.
Bisogno? Il volto di Hannan Mosag era distorto, come in preda al do-
lore fisico.
Rhulad si gir, fissando gli occhi luccicanti sui tre fratelli, l'uno dopo
l'altro. Venite avanti, fratelli, e impegnatevi a servirmi. Io sono il futuro
degli Edur. Theradas Buhn. Midik Buhn. Venite avanti e chiamatemi fra-
tello. Legatevi a me. Il potere ci aspetta tutti, un potere che ancora non po-
tete immaginare. Venite. Io sono Rhulad, il figlio pi giovane di Tomad
Sengar. Sono diventato guerriero di sangue in battaglia, e ho conosciuto la
morte!
Si volt di nuovo; la punta della spada raschi contro il pavimento. La
morte, mormor, come fra s. La fede  un'illusione. Il mondo non 
come sembra. Siamo degli sciocchi, tutti quanti. Tanta... stupidit. Con la
stessa voce sommessa, prosegu: Inginocchiati davanti a me, Hannan Mo-
sag. Non  poi cos difficile, no? Conosceremo il potere. Saremo com'era-
vamo una volta, com'eravamo destinati a essere. Inginocchiati, Re Strego-
ne, e ricevi la mia benedizione.
La testa si sollev ancora, un lampo d'oro nella penombra. Binadas. Tu
conosci il dolore, una ferita che resiste alle cure. Vieni avanti, e io ti libere-
r da quel dolore. Guarir il danno.
Binadas aggrott le sopracciglia. Tu non sai niente di magia, Rhulad...
Vieni qui! Il grido riecheggi nell'ampia sala.
Binadas ebbe un sussulto, poi si avvicin zoppicante.
La mano dorata di Rhulad scatt in avanti; le dita sfiorarono il petto del
fratello. Un tocco leggerissimo; Binadas barcoll all'indietro. Fear corse a
sostenerlo. Gli occhi sgranati, Binadas si raddrizz. Non disse nulla, ma
era chiaro che il dolore all'anca era scomparso. Era scosso dai tremiti.
Cos, sussurr Rhulad. Venite, fratelli.  giunto il momento.
Trull si schiar la gola. Doveva parlare. Doveva fare le sue domande, di-
re quello che nessun altro voleva dire. Ti abbiamo visto morto.
E sono ritornato.
Grazie al potere della spada che reggi, Rhulad? Perch questo alleato
dovrebbe dare agli Edur una cosa simile? Che cosa spera di guadagnare?
Fratello, le trib sono state unificate. Abbiamo ottenuto la nostra pace...
Tu sei il pi debole fra noi, Trull. Le tue parole ti tradiscono. Noi sia-
mo Tiste Edur; ti sei dimenticato cosa significa? Credo di s. Rhulad si
guard intorno. Credo che ve ne siate dimenticati tutti. Sei trib patetiche,
sei re patetici. Hannan Mosag nutriva un'ambizione pi grande. Sufficiente
a conquistare. Lui era necessario, ma non pu realizzare ci che deve veni-
re adesso.
Nelle parole di Rhulad, Trull sentiva il fratello che conosceva, ma vi era
intrecciato anche qualcosa di nuovo. Radici strane, velenose... era questa la
voce del potere?
Un tintinnio di monete, mentre Rhulad si volgeva verso la folla silenzio-
sa oltre il cerchio interno. Gli Edur hanno perso di vista il proprio desti-
no. Il Re Stregone vi vuole distogliere da ci che deve essere. Miei fratelli
e sorelle... tutti voi siete questo per me, e di pi. Io sar la vostra voce. La
vostra volont. I Tiste Edur hanno superato re e re stregoni. Quello che ci
aspetta  quello che un tempo possedevamo, ma abbiamo perso da molto
tempo. Di che cosa sto parlando, fratelli e sorelle? Ve lo dir in una parola.
Impero.
Trull fiss Rhulad. Impero. E per ogni impero... c' un imperatore.
Inginocchiati, aveva ordinato Rhulad. A Hannan Mosag. A tutti quanti
loro. I Tiste Edur non si inginocchiavano davanti ai semplici re...
Vuoi essere imperatore, Rhulad? chiese Fear.
Il fratello si gir verso di lui, allargando le braccia. Ti faccio distogliere
il viso dall'orrore, Fear? Dal disgusto? Non ha fatto un bel lavoro, quello
schiavo? Non sono una bellezza?
Il tono era venato di isteria.
Fear rimase in silenzio.
Rhulad sorrise e prosegu: Devi sapere che il peso non mi tormenta pi.
Mi sento... leggero. S, fratello mio, sono soddisfatto. Oh, la cosa ti turba?
Perch? Non vedi la mia ricchezza? La mia armatura? Non sono la perfetta
immagine del guerriero Edur?.
Non so bene, ribatt Fear, che cosa vedo.  davvero Rhulad quello
che abita quel corpo?.
Muori, Fear, e torna facendoti strada con le unghie. Poi chiediti se il vi-
aggio non ti ha cambiato.
Ti sei trovato fra i nostri antenati? indag Fear.
Rhulad rispose con una risata brutale. Rote la spada nell'aria, in un sa-
luto selvaggio, rivelando una grazia con l'arma che Trull non aveva mai vi-
sto in lui. I nostri antenati! Fantasmi superbi. Se ne stavano in ranghi pro-
fondi diecimila unit. A gridare il loro benvenuto! Ero un guerriero di san-
gue, degno di unirmi alla loro ostinata difesa di ricordi preziosi. Contro un
mare di ignoranza. Oh, s, Fear,  stato un momento di vera gloria.
Dal tuo tono, Rhulad, capisco che vuoi sfidare tutto ci che ci sta a
cuore. Vorresti negare le nostre credenze...
E chi fra voi pu contraddirmi?
Gli spettri-ombra...
Sono Tiste Andii, fratello. Schiavi della nostra volont. E ti dir una
cosa: coloro che ci servono sono morti per mano nostra.
Allora dove sono i nostri antenati?
Dove? Rhulad parlava con voce aspra. Dove? Da nessuna parte, fra-
tello. Non sono da nessuna parte. Le nostre anime rifuggono i nostri corpi,
rifuggono questo mondo, che non  il nostro. Non lo  mai stato.
E tu ci porterai a casa, Rhulad?
Gli occhi lampeggiarono. Saggio fratello. Sapevo che saresti stato il
primo a trovare il cammino.
Perch ci chiedi di inginocchiarci?
La testa s'inclin di lato. Voglio che vi impegniate a seguire il nostro
nuovo destino. Un destino nel quale condurr i Tiste Edur.
Vuoi condurci a casa.
S.
Fear avanz di un passo, poi cadde su un ginocchio, chinando la testa.
Portaci a casa, imperatore.
Trull ud un suono nella mente.
Come di una schiena che si spezza.
E girandosi, come tanti altri, verso Hannan Mosag e il suo quadro di
maghi, vide il Re Stregone scendere dal palco. Inginocchiarsi davanti a
Rhulad, davanti all'imperatore dei Tiste Edur.
Come di una schiena che si spezza.
Gli stinchi lambiti dall'acqua che turbinava intorno alla carne intorpidita,
Udinaas si alz a fatica. Le onde lo scuotevano, facendolo barcollare. Fuo-
ri nella baia, navi. Quattro in tutto, che avanzavano nella foschia; le loro
masse scure stavano accovacciate sulle onde grigie come mostruose crea-
ture migratorie. Sentiva il coro di scricchiolii degli scafi e lo schiocco delle
pale di legno nell'acqua. Piccole, sui ponti lontani, c'erano figure incap-
pucciate, avvolte in mantelli. Era arrivata la delegazione.
Gli sembrava di stare in piedi su lame di ghiaccio, le cui punte gli risali-
vano fino alle ginocchia. Non si sentiva in grado di camminare. Anzi, era
sul punto di cadere nell'acqua schiumosa. Sarebbe stato cos facile farsi
trascinare dalla corrente, i polmoni invasi dal freddo, la mente invasa dal-
l'oscurit. Finch, in perfetto accordo con l'accettazione della resa, tutto
non fosse finito.
Zampe si chiusero sulle sue spalle, sollevando dalle onde il corpo che si
dimenava. Artigli schiacciarono il mantello impermeabile, stringendo la
carne. Troppo sbalordito per gridare, si sent scagliare nell'aria. Agit le
gambe in uno spruzzo d'acqua.
Ricadde su un letto di pietre bagnate, a quindici passi dalla linea della
marea.
Quello che l'aveva tirato fuori era scomparso, anche se sentiva ancora
bruciare petto e schiena, l dove si erano piantati gli artigli. In preda a uno
strano senso di impotenza, Udinaas si gir in modo da giacere sul dorso. Il
viso rigato di pioggia, fiss le nubi incolori.
Il Locqui Wyval. Non mi voleva morto, immagino.
Sollev un braccio, toccando il tessuto del mantello. Niente fori. Bene.
Avrebbe fatto fatica a spiegarne la provenienza.
La parte inferiore delle gambe stava ritrovando la sensibilit. Si tir car-
poni. Era bagnato, scosso dai brividi. Non esisteva una risposta adeguata a
Rhulad, ecco tutto. Il Re Stregone avrebbe dovuto ucciderlo. Sempre che
funzioni.
Ucciderlo, o arrendersi. E che cosa avrebbe potuto spingere Hannan Mo-
sag ad arrendersi? A un cucciolo inesperto? No. Tagliargli le mani, stac-
cargli la testa e schiacciarla. Ridurre il resto in ceneri polverose. Distrug-
gere la mostruosit che era Rhulad Sengar.
Rumore di passi sulle pietre alle sue spalle. Udinaas si accovacci, sbat-
tendo le palpebre per liberare gli occhi dalla pioggia. Alz lo sguardo: Hu-
lad comparve alla vista.
Udinaas, che cosa fai qui?
Dimmi, Hulad: ha gettato le mattonelle?
Ci ha provato.
Provato?
Non ci  riuscita, Udinaas. Le Fortezze erano chiuse; non poteva veder-
le. Era spaventata; non l'ho mai vista tanto spaventata.
Che altro  successo?
Non lo so. Gli Edur sono ancora nella cittadella.
Non possono essere tutti l.
No, solo la nobilt. Gli altri sono nelle loro case. Per ora hanno allonta-
nato i loro schiavi. La maggior parte non aveva nessun posto in cui andare.
Sono ammassati nella foresta, bagnati fradici. E non si vede la fine. Hu-
lad si chin, aiutando Udinaas ad alzarsi. Andiamo al palazzo. L potrai
asciugarti e scaldarti.
Udinaas si lasci riportare al palazzo dei Sengar. Hai visto le navi, Hu-
lad? chiese, mentre camminavano. Lei hai viste?
S. Stanno calando le chiatte, ma non c' nessun benvenuto ad attender-
le.
E cosa ne penseranno?
Hulad non rispose.
Entrarono. Un calore improvviso; l'unico suono era il crepitio delle
fiamme. Hulad lo aiut a togliere il mantello impermeabile. Ansimando, ti-
r la camicia di Udinaas.
Dove ti sei fatto questi?
Udinaas guard con cipiglio i lividi quasi neri lasciati dagli artigli del
Wyval. Non lo so.
Mi ricordano le ferite che quel demone ha inferto alla Strega Piumata.
Sono uguali. Udinaas, che cosa ti sta succedendo?
Niente. Vado a dormire.
Hulad non disse nulla, mentre Udinaas attraversava la stanza principale,
diretto al suo giaciglio.
Lottando contro l'efflusso, le tre chiatte si avvicinarono alla riva sul lato
meridionale del fiume. Ogni imbarcazione trasportava circa una decina di
Letherii, per lo pi guardie del corpo avvolte nell'armatura, gli elmi con la
visiera chiusa.
Seren seguiva Buruk il Pallido verso la costa, quattro passi dietro il mer-
cante. A quanto pareva, sarebbero stati l'unico comitato di benvenuto, al-
meno all'inizio. Che cosa hai intenzione di dirgli? chiese la donna.
Buruk gir la testa per lanciarle un'occhiata; il bordo del suo cappuccio
gocciolava di pioggia. Speravo che tu avresti detto qualcosa.
Lei non gli credette, ma apprezz la battuta. Non sono nemmeno sicura
del protocollo. Nifadas guida la delegazione, ma c' anche il principe. Chi
saluto per primo?
Buruk scroll le spalle. Quello che pi probabilmente si offender se ti
inchini prima all'altro.
Sempre che non intenda recare oltraggio di proposito, ribatt Seren.
Be', certo. Ma ricorda, Acquitor, che tu dovresti rimanere neutrale.
Forse dovrei rivolgere il mio inchino allo spazio che li separa.
Ed entrambi penseranno che sei impazzita.
Il che, almeno,  imparziale.
Ah, un po' di umorismo. Cos va molto meglio, Acquitor. La dispera-
zione genera aspettative.
Arrivati alla costa, osservarono fianco a fianco l'arrivo delle chiatte. In
quel momento, la pioggia scelse di cadere pi violenta, un diluvio che pic-
chiava sulle pietre e sibilava sull'acqua agitata da correnti e marea. Le
chiatte si offuscarono dietro un muro grigio, quasi sparirono del tutto, poi
ricomparvero all'improvviso; la prima tocc terra con un balzo scricchio-
lante. L'equipaggio la assicur, malgrado l'impeto delle onde. Le guardie,
fra i diguazzi, misero piede sulla costa. Una punt verso Buruk e Seren;
sotto la visiera e il paranaso aveva l'aria cupa.
Sono il Finadd Moroch Nevath, della Guardia del Principe. Dove sono gli Edur?
Poich Moroch sembrava rivolto verso Seren, lei rispose: Nella cittadella, Finadd. C' stato un... evento.
Che cosa significa, in nome dell'Errante?
Dietro il Finadd e le sue guardie, servi trasportavano il Principe Quillas
Diskanar sopra le onde. Il Primo Eunuco Nifadas, che aveva evitato una
simile assistenza, si avvicinava a piedi alla costa.
 piuttosto complicato, spieg Seren. Il campo di Buruk  sull'altro
lato del ponte. Potremo ripararci dalla pioggia...
Lasciamo perdere la pioggia, sbott Moroch. Girandosi, salut Quillas
Diskanar che, protetto da un ombrello a quattro punte tenuto sollevato da
due servi, si ferm davanti a Buruk e Seren. Principe, ringhi il Finadd,
a quanto pare, i Tiste Edur hanno scelto questo momento per essere im-
pegnati in altre faccende.
Un inizio tutt'altro che favorevole, comment Quillas con voce aspra,
indirizzando una smorfia di spregio a Seren Pedac. Acquitor, Hull Bed-
dict ha adottato la condotta pi saggia, lasciando il villaggio?
La donna batt le palpebre, cercando di nascondere il proprio allarme
davanti all'importanza che aveva assunto la questione di Hull. Lo temono
fino a questo punto?  nelle vicinanze, principe.
Intendo proibire la sua partecipazione, Acquitor.
Credo che sia stato invitato, ribatt lei lentamente, dal Re Stregone.
Oh? E ora Hull parler per gli Edur?
Buruk intervenne per la prima volta. Principe, questa  una domanda
cui tutti vorremmo dare risposta.
Quillas spost l'attenzione su di lui. Tu sei il mercante di Trate.
Buruk il Pallido. Buruk fece un inchino profondo, dal quale fatic a
raddrizzarsi.
Un mercante ubriaco, vedo.
Seren si schiar la gola. Il vostro arrivo  stato improvviso, principe.
Gli Edur sono rinchiusi nella cittadella da un giorno e mezzo. Non abbia-
mo potuto fare molto altro che aspettare.
Il Primo Eunuco stava un passo indietro. Pareva poco interessato alla
conversazione; gli occhi piccoli, lucenti, erano fissi sulla cittadella. Sem-
brava egualmente indifferente alla pioggia che gli martellava sul cappuccio
e sulle spalle coperte dal mantello. Seren pens che l si manifestava un
diverso tipo di potere; in silenzio il peso veniva sottratto al Principe Quil-
las Diskanar.
La prova arriv d'un tratto, quando il principe si gir verso Nifadas e
chiese: Che cosa ne pensate, Primo Eunuco?.
Occhi privi di espressione si posarono su Quillas. Principe, siamo giun-
ti in un momento di crisi. L'Acquitor e il mercante ne sanno qualcosa;
dobbiamo attendere la loro spiegazione.
Gi, concord Quillas. Acquitor, informaci di questa crisi.
Mentre tu te ne stai sotto quell'ombrello e noi sotto la pioggia che gela
le ossa. Certo, principe. Il Re Stregone ha inviato un gruppo di guerrieri
nelle distese di ghiaccio per recuperare, si  scoperto, una spada. Tuttavia,
essi sono stati attaccati dai Jheck Soletaken. Uno dei guerrieri, che brandi-
va quella spada,  stato ucciso. Gli altri hanno riportato indietro il corpo
per la sepoltura, ma esso non voleva allentare la sua morsa sulla spada. Il
Re Stregone ha reagito con grande disappunto, e ha espresso la sua chiara,
inequivocabile volont di avere la spada. C' stato uno scontro pubblico fra
lui e il padre del guerriero.
Perch non hanno semplicemente tagliato le dita al guerriero? doman-
d Quillas Diskanar, alzando le sopracciglia in un'espressione di sprezzan-
te incredulit.
Perch, rispose Nifadas, con laconicit e grande pazienza, gli Edur
accordano tradizionalmente un carattere sacro ai guerrieri caduti. Vi prego,
Acquitor, proseguite.  difficile credere che quest'impasse debba ancora
essere risolta.
Seren annu. Quello era solo l'inizio, e in effetti ha perso importanza.
Perch il cadavere  tornato in vita.
Quillas sbuff. Che razza di scherzo  questo, donna?
Nessuno scherzo, ribad Buruk il Pallido. Principe, l'abbiamo visto
con i nostri occhi. Era vivo. La verit  stata annunciata dalle sue urla, urla
terribili, perch era stato preparato...
Preparato? ripet il principe, guardandosi intorno.
Il Primo Eunuco aveva sgranato gli occhi. Fino a che punto, mercante
Buruk?
Le monete, Primo Eunuco. E la cera.
Che l'Errante non voglia, mormor Nifadas. E questa spada... non la
ceder proprio?
Seren scosse la testa. Non lo sappiamo, Primo Eunuco.
Descrivete la spada, Acquitor, per favore.
Un'impugnatura a due mani, ma una lama sottile. Una specie di lega,
ma restia ad amalgamarsi. C' del ferro e del metallo nero che appare in
schegge allungate.
L'origine? Non si intuisce niente dallo stile?
Non molto, Primo Eunuco. L'elsa a campana ricorda un po' la tecnica a
tortiglione usata dai Meckros...
I Meckros? intervenne Quillas. I mercanti delle citt galleggianti?
S, anche se il motivo su quell'elsa somiglia ad anelli di catena.
Buruk la guard con aria ironica. Hai la vista acuta, Acquitor. Io ho vi-
sto solo una spada.
Propongo, sugger Nifadas, di ritirarci nel campo del mercante.
E vorreste inghiottire quest'insulto, Primo Eunuco? sibil Quillas.
Nessun insulto, replic Nifadas con disinvoltura, superando il principe
per prendere sottobraccio una stupefatta Seren. Vi prego, Acquitor, fate-
mi da guida.
Certo, Primo Eunuco.
Gli altri non poterono fare altro che seguirli.
Nifadas camminava rapidamente. Dopo una decina di passi, chiese in
tono calmo, sciolto: Hull Beddict ha assistito a tutto questo?.
No. Almeno non credo. Non si fa vedere da qualche tempo.
Ma torner.
S.
Ho lasciato la maggior parte della mia guardia a bordo della Risen Pa-
le, compreso il Finadd Gerun Eberict.
Gerun... oh.
Gi. Ritenete che sarebbe vantaggioso se lo mandassi a chiamare?
Non... non ne sono sicura, Primo Eunuco. Dipende, presumo, da quello
che vorreste fargli fare.
Forse scambiare qualche parola con Hull, al suo ritorno?
Il Finadd  un uomo persuasivo?
Non in virt della sua personalit, no...
Seren annu, e si sforz di contenere un brivido... senza riuscirci.
Avete freddo, Acquitor?
 la pioggia.
Naturalmente. Ma i servi di Buruk staranno allestendo un fuoco, no?
Con fin troppo zelo.
Be', dubito che nessuno si lamenter. Voi e Buruk aspettate qui da un
po', quindi.
S. Da un po'. C' stato un incontro con il Re Stregone, ma in armonia
con il mio ruolo mi sono allontanata prima che fosse discussa qualunque
questione importante. E quanto a ci che  stato detto, n Hull n Buruk
hanno rivelato alcunch.
Hull era l per quello, no? Il Primo Eunuco le rivolse un debole sorri-
so. Niente di importante vi  stato rivelato, Acquitor? Ammetto di fare fa-
tica a credere a quest'affermazione.
Seren Pedac esit.
Acquitor, riprese Nifadas in tono sommesso, il privilegio della neu-
tralit non esiste pi in questa questione. Fate la vostra scelta.
Non si tratta di questo, Primo Eunuco, ribatt lei, sapendo di aver
mentito. Temo che qualunque posizione il Re Stregone possa aver preso
allora sia ormai superata. Gli lanci un'occhiata. Non credo che Rhulad
ceder quella spada.
Rhulad. Cosa potete dirmi di questo Rhulad?
Il figlio minore di una famiglia nobile, i Sengar.
I Sengar? Il figlio maggiore  Fear, no? Comandante dei guerrieri Edur.
Sangue prestigioso, quindi.
S. Un altro fratello  Binadas, che ha fatto un giuramento di sangue
con Hull Beddict.
Interessante. Comincio ad afferrare la complessit che ci attende, Ac-
quitor.
E io pure. Perch, a quanto pare, ho fatto la ma scelta.
Come se Nifadas mi lasciasse un'altra possibilit, ora che cammino sottobraccio con lui...
Svegliati, Udinaas.
Le palpebre si ritrassero dagli occhi che bruciavano. Udinaas fiss la parete inclinata davanti a s. No. Ho bisogno di dormire...
Parla piano. Quello di cui hai bisogno, sciocco,  andare alla cittadella.
Perch? Mi taglieranno la gola come intruso.
Niente affatto. Rhulad non glielo permetter, perch ora sei uno schia-
vo suo, e di nessun altro. Devono essere informati. La delegazione Letherii
aspetta.
Lasciami stare, Wither.
L'Imperatore Liste Edur ti vuole. Ora.
Gi. E lui lo sa?
Non ancora.
Proprio come pensavo. Udinaas richiuse gli occhi. Vattene, spettro.
Il Wyval e io siamo d'accordo su questo, Udinaas. Devi avanzare in
prima linea. Devi renderti indispensabile a Rhulad. Dimmi, vuoi la Strega
Piumata o no?
Udinaas batt le palpebre, mettendosi a sedere. Che cosa?
Va', e vedrai.
Non finch non mi avrai spiegato, Wither.
Non lo far, schiavo. Va' alla cittadella. Servi l'Imperatore Edur.
Udinaas scost le coperte, allungando le braccia verso i mocassini fradici. Perch non mi lasciate tutti quanti in pace?
Lei ti ha violentato, Udinaas. Ha rubato il tuo seme. Perch l'ha fatto?
L'uomo s'impietr, un mocassino al piede, l'altro freddo fra le mani.
Menandore.
Quell'arpia ha dei piani. E non ama n gli Edur n gli Andii, questo 
certo.
E questo cosa c'entra con tutto il resto?
Lo spettro non rispose.
Udinaas si strofin il viso, poi s'infil il secondo mocassino, tirando i
lacci di cuoio bagnati. Io sono uno schiavo, Wither. Agli schiavi non si
assegnano schiavi, e quello  l'unico modo in cui potrei conquistare la
Strega Piumata. A meno che tu non intenda invadere la sua mente e distor-
cere la sua volont. Ma cos, non sarebbe pi la Strega Piumata, no?
Mi attribuisci poteri che non possiedo.
Solo per sottolineare l'assurdit delle tue promesse, Wither. Ora, sta'
zitto; sto andando. Udinaas si alz, uscendo barcollante dalla cella. Ac-
covacciato accanto al focolare, Hulad scaldava qualcosa, zuppa o stufato.
Stavi parlando da solo, Udinaas. Non va bene.
Continuo a ripetermelo, replic l'uomo, e and alla porta, raccoglien-
do un mantello impermeabile strada facendo.
Fuori, pioveva a dirotto. Distingueva a malapena le navi ancorate nella
baia. Sulla costa c'erano delle figure. Soldati.
Tirando su il cappuccio, si diresse verso la cittadella che una volta era
appartenuta al Re Stregone.
Servi l'Imperatore Edur. E dove condurrai il tuo popolo, Rhulad Sen-
gar?
Gli spettri-ombra a guardia dell'entrata non accennarono nemmeno a
contrastare lo schiavo Letherii che saliva i gradini. Questi poggi entrambe
le mani sulle ante della porta, le apr, ed entr come spinto da un'ondata di
pioggia. Avanti, maledetti Edur. Piantatemi una lama nella gola. Nel pet-
to. Nell'atrio non c'erano guardie; la tenda in fondo alla stanza era tirata.
Udinaas scroll l'acqua dal mantello, e avanz.
Fino alla tenda, che scost.
Vide gli Edur inginocchiati. Tutti quanti davanti alla sagoma luccicante
di Rhulad Sengar, in piedi sul palco, la spada stretta in una mano, alzata
sopra la testa. Una pelliccia d'orso sulle spalle, una maschera d'oro intorno
alle profonde orbite oculari.
Non era cieco, allora. E neanche storpio. E se quella era follia, allora era
un veleno che cavalcava le correnti di cui la sala era pervasa.
Udinaas sent gli occhi dell'imperatore fissarsi su di lui, con la forza di
artigli che si conficcavano nella sua mente. Avvicinati, schiavo, ordin
Rhulad, in tono aspro.
Teste si sollevarono e si girarono, mentre Udinaas attraversava la folla.
Il Letherii ignor tutti i volti; teneva lo sguardo puntato su Rhulad Sengar.
Con la coda dell'occhio vide Hannan Mosag, inginocchiato, la testa china,
e alle sue spalle i K'risnan nella stessa posizione di sottomissione.
Parla, Udinaas.
La delegazione  arrivata, imperatore.
Noi siamo legati, non  vero, Udinaas? Schiavo e padrone. Hai udito la
mia chiamata.
S, padrone. Mentire, si rese conto, stava diventando pi facile.
I membri della delegazione aspettano nel campo del mercante. Portali
da noi, Udinaas.
Agli ordini. Lo schiavo s'inchin, poi cominci, a fatica, a camminare
all'indietro.
Non occorre, Udinaas. La vista della schiena di un uomo non mi offen-
de. Va', e di' loro che il sovrano degli Edur  pronto ad accoglierli.
Udinaas si gir, uscendo dalla sala.
Di nuovo sotto la pioggia, oltre il ponte. La solitudine invitava alla ri-
flessione, ma Udinaas respinse l'invito. La nebbia del mondo esterno si ri-
specchiava nella sua mente. Era uno schiavo. Gli schiavi obbedivano agli
ordini.
Fumo di legna usciva da sotto un ampio baldacchino vicino ai carri del
mercante, che riparava delle figure. L'Acquitor Seren Pedac si gir e lo vi-
de per prima. S. In lei c' pi di quanto lei stessa non sappia. I fantasmi
l'amano, e le aleggiano intorno come moscerini intorno alla fiamma di
una candela. E lei non se ne accorge nemmeno. La vide dire qualcosa; gli
altri si voltarono a guardarlo.
Udinaas si ferm al margine della tela cerata; teneva lo sguardo puntato
altrove. Il sovrano degli Edur vi invita a venire alla cittadella.
Un soldato ringhi, e disse: Sei davanti al tuo principe, Letherii. Ingi-
nocchiati, o ti stacco la testa dalle spalle.
Allora estraete la spada, ribatt Udinaas. Il mio padrone  un Tiste
Edur.
Quest'uomo non  nulla, comment il giovane riccamente vestito che
stava a fianco del soldato. Un frullo della mano. Un invito, finalmente.
Primo Eunuco, volete guidarci?
L'uomo corpulento, con il volto cupo come i suoi abiti, si port accanto
a Udinaas. Acquitor, accompagnateci, vi prego.
Annuendo, Seren Pedac si tir il cappuccio sulla testa, e raggiunse il
Primo Eunuco.
Udinaas li condusse oltre il ponte. Folate di vento spingevano pioggia
sferzante sul loro cammino. Superarono i palazzi della nobilt, arrivando ai
gradini.
Spettri-ombra turbinavano davanti alla porta.
Udinaas si gir verso Quillas Diskanar. Principe, le vostre guardie del
corpo non sono le benvenute.
Aggrottando le sopracciglia, il giovane ordin alle guardie di disporsi a
ventaglio ai fianchi dell'entrata della cittadella.
Gli spettri si ritrassero, formando un corridoio fino alla porta.
Udinaas avanz, apr le ante, entr, e si gir. A un passo da lui c'erano
Nifadas e l'Acquitor; il principe seguiva con aria cupa.
Il Primo Eunuco corrug la fronte davanti alla tenda sul fondo. La sala
del trono  piena di nobili Edur? Allora, perch non sento nessun rumore?
Attendono il vostro arrivo, spieg Udinaas. Il sovrano dei Tiste Edur
sta sul palco centrale. Il suo aspetto vi sorprender...
Schiavo, intervenne Quillas, in tono di assoluto disprezzo, non pre-
vediamo che le trattative comincino subito. Siamo venuti per essere dichia-
rati ospiti....
Non sta a me garantirlo, lo rimbecc Udinaas, calmo. Vi consiglio di
essere pronti a tutto.
Ma  assurdo...
Andiamo, allora, incit il Primo Eunuco.
Il principe, che non era abituato a queste continue interruzioni, arross in
volto.
L'Acquitor Seren Pedac prese la parola. Udinaas, dalle tue parole de-
sumo che Hannan Mosag  stato destituito.
S.
E Rhulad Sengar si  proclamato nuovo re dei Tiste Edur.
No, Acquitor. Imperatore.
Ci fu silenzio per alcuni secondi, poi il principe emise uno sbuffo di in-
credulit. Quale impero? Sei trib di cacciatori di foche? Questo sciocco
 impazzito.
Una cosa  proclamarsi imperatore, osserv lentamente Nifadas, u-
n'altra  costringere i nobili Edur a inginocchiarsi davanti a tale pretesa.
Udinaas, l'hanno fatto?.
S, Primo Eunuco.
Ma ... stupefacente.
E Hannan Mosag? chiese Seren.
Anche lui si  inginocchiato, dichiarando la sua lealt, Acquitor.
Di nuovo, nessuno parl per qualche tempo.
Poi il Primo Eunuco rivolse un cenno del capo a Udinaas e disse: Gra-
zie. Ora sono pronto a incontrare l'imperatore.
Udinaas annu e si avvicin alla tenda. Scostandola, entr nella sala. I
nobili si erano spostati a formare una doppia ala che conduceva al palco
centrale. Tutti erano in piedi. Sul palco, Rhulad Sengar stava appoggiato
alla spada. I suoi movimenti avevano staccato alcune monete, rivelando
macchie di carne bruciata. L'umidit, il calore e il fumo delle lampade a o-
lio rendevano l'aria fosca. Cercando di guardare la scena con gli occhi di
un forestiero, Udinaas fu scioccato dal suo carattere barbaro. Questo  un
popolo caduto.
Che vuole risorgere.
Il Primo Eunuco e l'Acquitor apparvero sulla soglia; Nifadas si scost a
sinistra per fare spazio al Principe Quillas Diskanar.
Imperatore, chiam Udinaas, a voce alta. Il Primo Eunuco Nifadas e
il Principe Quillas Diskanar. La delegazione Letherii.
Venite avanti, invit l'imperatore, con voce aspra. Io, Rhulad Sengar,
vi dichiaro ospiti dell'Impero Tiste Edur.
Nifadas chin la testa. Vi ringraziamo per questo benvenuto.
 desiderio del re Letherii stabilire un trattato formale con noi, conti-
nu Rhulad, scuotendo le spalle. Avevo l'impressione che ne avessimo
gi uno. Che il nostro popolo onora, ma il vostro no. Quindi, che valore
avrebbe un nuovo accordo?
Mentre il Primo Eunuco stava per parlare, Quillas fece un passo avanti.
Avete confiscato un raccolto di foche zannute. E sia. Certe cose non si
possono annullare, no? Per, c' la questione del debito.
Udinaas sorrise; non aveva bisogno di sollevare lo sguardo per vedere
l'aria scioccata dei nobili.
Hannan Mosag, ribatt Rhulad dopo un attimo, parler per gli Edur
sulla questione.
Alzando la testa, Udinaas vide l'ex Re Stregone portarsi davanti al palco.
Il suo viso era privo di espressione. Principe, dovreste spiegare come voi
Letherii siete arrivati al concetto di debito. Il raccolto era illegale... inten-
dete negarlo?
Noi non... no, Nifadas, sto parlando. Come stavo per dirvi, Hannan
Mosag, non contestiamo l'illegalit del raccolto. Ma la sua illegalit non
nega la realt che ha avuto luogo. E quel raccolto, condotto dai Letherii, 
ora in mani Edur. L'attuale trattato, forse ricorderete, stabilisce un valore di
mercato per le foche zannute, ed  questo prezzo che ci aspettiamo di ve-
dere pagato.
Una logica molto particolare, principe, comment Hannan Mosag, in
tono cupo.
Fortunatamente, riprese Quillas, siamo disposti a un compromesso.
Davvero?
Udinaas si chiese perch Nifadas non intervenisse. Il suo silenzio poteva
essere interpretato soltanto come un tacito sostegno al principe e alla posi-
zione d lui sostenuta.
Un compromesso, s. Il debito sar dimenticato, in cambio di terra. E
precisamente, il resto del Braccio di Trate che, come entrambi sappiamo,
funge solo da riserva di pesca stagionale per il vostro popolo. L'accesso a
tale riserva non sar vietato, naturalmente. Rimarr a vostra disposizione
per una modesta percentuale di quanto pescato.
E quindi, ricapitol Hannan Mosag, iniziamo questo trattato debitori
nei vostri confronti.
Esatto.
Il tutto basato sulla presunzione che possediamo il raccolto rubato.
Be', certo...
Ma non lo possediamo, Principe Quillas Diskanar.
Che cosa? Dovete averlo per forza!
Siete i benvenuti a visitare di persona i nostri magazzini, sugger
Hannan Mosag, tranquillo. Non abbiamo tenuto il raccolto, anche se, co-
m'era nostro diritto, abbiamo punito chi l'ha eseguito.
Le navi sono arrivate a Trate con le stive vuote!
Forse nella fretta di sfuggire alla nostra ira, si sono liberate del carico,
per aumentare la loro velocit. Invano, come si  visto. Mentre il principe
se ne stava a occhi sgranati, Hannan Mosag continu: Per cui, non siamo
in debito nei vostri confronti. Ma voi lo siete nei nostri. Del valore di mer-
cato delle foche zannute oggetto del raccolto. Al momento, non sappiamo
ancora che risarcimento chiedervi; dopo tutto, non abbiamo bisogno di de-
naro.
Abbiamo portato dei doni! grid Quillas.
Che ci farete pagare con gli interessi. Conosciamo bene la vostra politi-
ca di conquista culturale delle trib vicine, principe. Che la situazione sia
ora rovesciata merita tutta la nostra comprensione ma, come voi siete soliti
dire, gli affari sono affari.
Nifadas, infine, parl. A quanto pare, imperatore, noi due abbiamo
molto su cui riflettere. Ahim, il nostro viaggio  stato lungo e faticoso.
Forse ci permetterete di ritirarci per un po', riprendendo l'incontro doma-
ni?
Ottima idea, dichiar Rhulad; il suo sorriso incresp le monete sul vi-
so. Udinaas, accompagna la delegazione al palazzo degli ospiti. Poi torna
qui. Ci aspetta una lunga notte.
Il principe somigliava a una marionetta con i fili tagliati. Ma l'Acquitor e
il Primo Eunuco avevano l'aria composta.
Per, a quanto pare qui siamo tutti marionette...
Trull Sengar guard lo schiavo condurre l'Acquitor e la delegazione fuo-
ri dalla sala. Il mondo non era crollato, si era infranto; davanti agli occhi
ne aveva i pezzi frastagliati: una camera percorsa da crepe, mille schegge
con innumerevoli immagini riflesse. Volti Edur, frammenti di folla, mac-
chie di fumo. Movimenti sconnessi, un mormorio febbrile, il fluido lucci-
chio dell'oro e una spada chiazzata e divisa al pari di tutto il resto.
Un mosaico sparpagliato, che la mano di un folle andava lentamente ri-
mettendo insieme. Non sapeva quale fosse il suo posto. Fratello di un im-
peratore. E quello  Rhulad, eppure non lo . Io non lo conosco. Eppure lo
conosco fin troppo bene e, che la Figlia mi prenda,  proprio questo a
spaventarmi di pi.
Hannan Mosag si era messo a parlare tranquillamente con Rhulad, mani-
festando un agio nel proprio nuovo ruolo che, Trull sapeva, doveva calma-
re i testimoni l riuniti. Si chiese che prezzo il Re Stregone stesse pagando.
Un cenno del capo e della mano terminarono il colloquio con Hannan
Mosag, che si ritir accanto ai suoi K'risnan. A un ordine di Rhulad, una
grande sedia fu portata sul palco, e l'imperatore si sedette, rivelando il suo
sfinimento all'occhio consapevole di Trull. Avrebbe impiegato del tempo
ad acquisire la forza necessaria a sostenere per un po' quel peso terribile.
Appoggiando la testa allo schienale, l'imperatore rivolse lo sguardo ai no-
bili. La sua attenzione zitt rapidamente la folla.
Ho conosciuto la morte, esord Rhulad, con voce aspra. Sono torna-
to, e non sono lo stesso, non sono il guerriero senza-sangue che conosceva-
te prima che iniziassimo il nostro viaggio verso le distese di ghiaccio. So-
no tornato per portarvi il ricordo del nostro destino. Per guidarvi. S'inter-
ruppe, come se dovesse riaversi dal suo breve discorso. Di l a poco ripre-
se: Fear Sengar, fratello, vieni avanti.
Fear obbed, fermandosi nel cerchio interno davanti al palco.
Rhulad abbass lo sguardo su di lui, e Trull vide un'avidit improvvisa
in quegli occhi stanchi.
Dopo quella di Hannan Mosag, la tua lealt, Fear,  il mio bisogno pi
grande.
Fear appariva turbato, come se la questione non dovesse nemmeno esse-
re messa in dubbio.
Lo schiavo Udinaas torn, ma rest indietro, studiando la scena con gli
occhi cerchiati di fosso. E Trull si stup per come quegli occhi Letherii si
fossero improvvisamente ristretti.
E che cosa desideri da me, imperatore? chiese Fear.
Un dono, fratello.
Tutto ci che possiedo  tuo...
La tua affermazione  sincera, Fear? domand Rhulad, piegandosi in
avanti.
Altrimenti non la farei.
Oh. No, Rhulad... no...
L'imperatore, annunci Rhulad, appoggiandosi allo schienale, neces-
sita di un'imperatrice.
La comprensione gett un'ombra sul viso di Fear.
Una moglie. Fear Sengar, mi daresti in dono una moglie?
Bastardo grottesco... Trull avanz.
La mano di Rhulad scatt in avanti a fermarlo. Sta' attento, Trull. Que-
sta faccenda non ti riguarda. Scopr i denti macchiati. Non ti ha mai ri-
guardato.
Devi proprio spezzare coloro che vorrebbero seguirti? obiett Trull.
Un'altra parola! grid Rhulad. Un'altra parola, Trull, e ti far scuoia-
re vivo!
Trull si ritrasse, ammutolito, davanti a quella veemenza.
Una moneta tintinn sul palco quando Rhulad si port una mano al viso,
in preda a un accesso di emozione; poi la stacc e la guard chiudersi a
pugno. Uccidimi. Non devi fare altro. Per la tua tranquillit. S, uccidimi.
Di nuovo. Gli occhi lucenti si fissarono su Trull. Sapevi che ero solo a
difendere il pendio posteriore. Lo sapevi, Trull, e mi hai lasciato al mio de-
stino.
Che cosa? Non sapevo nulla del genere, Rhulad...
Basta menzogne, fratello. Fear, dammi in dono la tua promessa. Dam-
mi Mayen. Vorresti frapponi fra lei e il titolo di imperatrice? Dimmi, sei
cos egoista?
Come piantare coltelli nel corpo di Fear, uno dopo l'altro. Come lacerare
la sua carne. Questo, si rese conto Trull, questo era Rhulad. Il bambino e i
suoi appetiti brutali, i suoi desideri crudeli. Dicci, sei cos egoista?
 tua, imperatore.
Parole prive di vita, parole che erano di per s un dono a chi aveva cono-
sciuto la morte. Anche se a Rhulad mancava la sottigliezza per capirlo.
Invece, il suo viso si incresp sotto le monete in un largo sorriso di tri-
onfo. Alz gli occhi sul punto della folla in cui stavano le fanciulle nubili.
Mayen, chiam.  fatta. Vieni. Unisciti al tuo imperatore.
Alta, regale, la giovane donna avanz, come se avesse fatto mille volte
le prove di quel momento.
Ma non  possibile.
Super Fear senza guardarlo e si ferm alla sinistra del trono, lo sguardo
rivolto alla folla. Prese la mano di Rhulad che si era tesa con compiaciuta
familiarit.
Quell'ultimo atto colp Fear come un pugno sul petto. Fece un passo in-
dietro.
Grazie, Fear, disse Rhulad, per il tuo dono. Sono sicuro della tua le-
alt, e orgoglioso di chiamarti mio fratello. Tu, Binadas, Midik Buhn, The-
radas Buhn, Hannan Mosag... e, lo sguardo si spost, Trull, naturalmen-
te. I miei fratelli pi stretti. Siamo legati dal sangue dei nostri antenati....
Prosegu, ma Trull aveva smesso di ascoltare. Teneva lo sguardo sul vol-
to di Mayen. Sull'orrore che vi stava scritto, un orrore impossibile da ma-
scherare. Mentalmente Trull grid a Fear: Guarda, fratello! Lei non ha vo-
luto questo tradimento! Guarda!
Con uno sforzo, distolse lo sguardo da Mayen, e vide che Fear aveva vi-
sto. Visto ci che vedevano tutti i presenti, tutti tranne Rhulad.
Fu la loro salvezza. La salvezza offerta ai disperati. La donna mostr lo-
ro che certe verit non potevano essere spezzate, che nemmeno quella folle
cosa sul suo trono poteva schiacciare l'onore viscerale rimasto ai Tiste E-
dur. E sul suo volto c'era un'altra promessa. Avrebbe sopportato i suoi cri-
mini, perch non c'era scelta. Una promessa che era anche una lezione per
tutti i presenti. Sopportate. Vivete come ora dovete vivere. Un giorno, ci
sar una risposta.
Eppure, Trull era attanagliato dai dubbi. Da chi sarebbe venuta quella ri-
sposta? Che cosa c'era nel mondo oltre i confini della loro conoscenza di
sufficientemente formidabile da sfidare quella mostruosit? E quanto a-
vrebbero dovuto aspettare? Eravamo caduti, e quest'imperatore proclama
che risorgeremo.  pazzo, perch non ci stiamo risollevando. Stiamo pre-
cipitando, e temo che la nostra caduta non avr fine.
Finch qualcuno non avrebbe dato una risposta.
Rhulad aveva smesso di parlare, come consapevole che fra i suoi seguaci
stava accadendo qualcosa, qualcosa che non aveva nulla a che vedere con
lui e il suo nuovo potere. Si lev improvvisamente dalla sedia. La riunio-
ne  terminata. Hannan Mosag, tu e i tuoi K'risnan rimarrete qui con me e
l'Imperatrice, perch abbiamo molto di cui discutere. Udinaas, porta a Ma-
yen le sue schiave, perch possano occuparsi dei suoi bisogni. Tutti gli al-
tri possono andare. Diffondete l'annuncio della nascita del nuovo Impero
Tiste Edur. E, fratelli e sorelle, prendetevi cura delle vostre armi...
Che qualcuno dia una risposta a tutto questo...
A una decina di passi dalla cittadella, una figura emerse dalla pioggia,
portandosi davanti a Udinaas.
L'Acquitor.
Che cosa ha fatto?
Udinaas la guard per un attimo, poi scroll le spalle. Ha rubato la
promessa sposa del fratello. Abbiamo un'imperatrice, che finge male di es-
sere coraggiosa.
Un tiranno ha usurpato il trono degli Edur, dichiar Seren.
Udinaas esit. Avvertite il Primo Eunuco. Dovete prepararvi alla guerra.
La donna non mostr sorpresa alle sue parole; una greve stanchezza le
offusc gli occhi. Girandosi, si allontan nella pioggia fino a scomparire
alla vista.
Sono proprio un messaggero di buone notizie. E ora, tocca alla Strega Piumata...
La pioggia cadeva violenta dal cielo, cieca e accecante, meccanica, in-
differente. Non racchiudeva alcun significato; e come avrebbe potuto? Era
solo pioggia, che scendeva dalla massa di nuvole in lutto del cielo. E il
vento gemente era il respiro delle leggi naturali, nato sulla vetta delle mon-
tagne, o sulle distese del mare. La sua voce non recava promesse.
Non c'era significato nel tempo atmosferico, nel pulsare delle maree e
nel ciclico volgere delle stagioni.
Nessun significato, nemmeno nella vita e nella morte.
Il tiranno era vestito d'oro, e il futuro odorava di sangue.
Ma non significava niente.
...
.
...
LIBRO TERZO.
...
.
...
L'IGNOTO.
.
L'uomo che non sorride mai
Trascina le reti nelle profondit
E noi veniamo chiamati per restare a guardare
Gli occhi sgranati nell'aria soffocante
Sommersi dal suono vibrante
Della sua temuta voce
Che ci parla di salvezza
Nel cibo della giustizia compiuta
E nel nutrimento posato sul tavolo
Dei nobili desideri
Ci racconta tutto ci per affinare le lame
Della sua piet eterna
Squartandoci l'addome
L'uno dopo l'altro.
Nel Regno del Sapere.
.
Fisher kel Tath.
...
.
...
CAPITOLO DODICI.
.
La rana in cima alla pila di monete
non osa saltare.
Detto degli Umur.
.
Anonimo.
.
Cinque ali ti compreranno un'udienza. Devo ammettere, padrone, che il
significato di questo detto mi sfugge. Tehol si pass entrambe le mani nei
capelli, districando i nodi. Ahi. Si tratta dell'Eterno Domicilio, Bugg.
Cinque ali, un'udienza ai piedi dell'Errante, ai piedi del destino. L'impero
si solleva. Lether si sveglia in un nuovo giorno di gloria.
Erano in piedi sul tetto, l'uno accanto all'altro.
Ma la quinta ala sta sprofondando. E le altre quattro ali?
Gabbiani in collisione, Bugg. Oh, far caldo, una vera fornace. Quali
sono i tuoi compiti per oggi?
Mi incontrer con l'Ingegnere Reale Grum. Pare sia rimasto colpito dal
nostro lavoro di puntellamento dei magazzini.
Bene. Tehol lasci vagare lo sguardo sulla citt ancora pochi istanti,
poi si gir verso il servo. E doveva?
Restare colpito? Be', i pavimenti non sprofondano e sono asciutti. Sul
nuovo gesso non ci sono crepe. I proprietari sono entusiasti...
Pensavo di essere io il proprietario di quei magazzini.
Non sei entusiasta?
Be', hai ragione. Lo sono. Totalmente.
 quello che ho detto all'Ingegnere Reale quando ho risposto alla sua
prima missiva.
Che cosa mi dici delle mia controparte in quegli investimenti?
Anche da quel lato c' molta soddisfazione.
Be', sospir Tehol, sar proprio una bella giornata, vero?.
Bugg annu. Sar cos, padrone.
 tutto quello che hai da fare oggi?
No. Devo elemosinare un po' di cibo. Poi devo andare da Shand e com-
pagni per ridare loro il tuo elenco. Era troppo lungo.
Te lo ricordi tutto?
Certamente. Puryst Rott Ale, quello mi piaceva.
Grazie.
Ma non erano tutti finti, vero?
No, in tal caso si sarebbe capito subito. Quelli locali erano tutti veri. Ad
ogni modo, quell'elenco li terr impegnati per un po'. Spero. Che altro?
Un secondo incontro con le corporazioni. Forse avr bisogno di denaro
per corromperle.
Sciocchezze. Non mollare: nel prossimo trimestre verranno nuovamen-
te colpite.
Colpite? Non sapevo...
Certo che no. L'incidente che accender la miccia deve ancora avveni-
re. Sai che l'Ingegnere Reale  obbligato ad assumere solo membri delle
corporazioni. Dobbiamo far s che quel conflitto venga risolto prima che ci
procuri guai.
Va bene. Devo anche controllare quel rifugio per Shurq e il suo ami-
co.
Harlest Eberict. Quella  stata una sorpresa. Comunque, quanti non-
morti si aggirano per la citt?
Pi di quanti immaginiamo, padrone.
Per quel che sappiamo, met della popolazione potrebbe essere costi-
tuita da non-morti: quelli l sul ponte e quelli con quei cesti in mano.
 possibile, padrone, ammise Bugg. Intendi non-morti nel vero senso
della parola o in senso figurato?
Oh, certo, c' differenza, non  vero? Scusami, mi sono distratto. Co-
munque, come vanno Shurq e Ublala?
A gonfie vele.
Divertente, Bugg. E cos vuoi controllare il loro rifugio nascosto. Non
devi fare altro oggi?
Quello che ti ho raccontato  il programma per la mattina. Nel pome-
riggio...
Ce la fai a infilarci una breve visita?
Dove?
Alla Corporazione degli Acchiapparatti.
Alla Casa Scala?
Tehol annu. Ho un contratto per loro. Voglio un incontro, clandestino,
con il Maestro della Corporazione. Domani notte, se possibile.
Bugg sembrava turbato. Quella corporazione...
Lo so.
Potrei passarci mentre vado alla cava di ghiaia.
Ottimo. Perch vai alla cava di ghiaia?
Per curiosit. Per soddisfare il mio ultimo ordine hanno scavato in una
nuova collina e hanno trovato qualcosa.
Che cosa?
So solo che si sono rivolti a un negromante perch se ne occupasse. E il
poveretto  scomparso. Di lui sono rimasti un pugno di capelli e qualche
unghia dei piedi.
Ah, interessante. Tienimi informato.
Come sempre, padrone. E tu che programmi hai per oggi?
Pensavo di tornarmene a letto.
Brys sollev lo sguardo dalla pergamena e osserv lo scriba seduto di
fronte a lui. Deve esserci un errore, disse.
No, signore. Nessun errore, signore.
Be', ma se queste sono le scomparse denunciate, che cosa mi dite di
quelle che non sono state segnalate?
Tra il trenta e il cinquanta per cento, signore. In aggiunta a ci che ab-
biamo. Ma quelle sono le pergamene azzurre. Sono conservate sullo Scaf-
fale Sporgente.
Il che cosa?
Lo Scaffale Sporgente. Quello che si allunga dalla parete lass.
E perch azzurre?
Indicano le realt supposte, signore, ci che esiste al di l delle statisti-
che. Utilizziamo le statistiche per le dichiarazioni pubbliche e formali, ma
agiamo basandoci sulle realt supposte o, se possibile, sulle realt misura-
bili.
Gruppi di dati diversi?
S, signore.  l'unico modo per gestire un governo efficiente. L'alterna-
tiva conduce all'anarchia. Rivolte, lotte e roba simile. Naturalmente, ab-
biamo realt supposte per quelle stime e i risultati non sono positivi.
Ma, Brys torn ad abbassare lo sguardo sulla pergamena, settemila
scomparse a Letheras nell'ultimo anno?.
Seimilanovecentoventuno, signore.
Con una possibile aggiunta di trecentocinquanta?
Tremilaquattrocentosessantacinque, signore.
E nessuno  stato incaricato di svolgere indagini al riguardo?
L'incarico  stato dato a un esterno, signore.
Una perdita di denaro, quindi.
Oh no,  denaro ben speso.
Come sarebbe?
Una somma notevole che possiamo usare nei nostri annunci formali e
pubblici.
E chi detiene il contratto?
Siete nell'ufficio sbagliato, signore. L'informazione  contenuta nella
Camera dei Contratti e delle Autorizzazioni Reali.
Mai sentita. Dove si trova?
Lo scriba si alz e si diresse verso una porticina contornata da scaffali.
Da questa parte. Seguitemi, signore.
La stanza in cui entrarono era poco pi grande di uno sgabuzzino. Per-
gamene azzurre erano ammucchiate sopra scaffali che coprivano le pareti
dal pavimento al soffitto. Dopo avere frugato su uno scaffale, lo scriba e-
strasse una pergamena e la srotol. Eccolo qua. Si tratta di un contratto
relativamente nuovo. Ha poco pi di tre anni. Indagini in corso, rapporti
semestrali consegnati alla data stabilita, nessuna lamentela.
Chi ha in mano il contratto?
La Corporazione degli Acchiapparatti.
Brys aggrott la fronte. Adesso s che sono confuso.
Lo scriba si strinse nelle spalle e arrotol la pergamena per rimetterla al
suo posto. Dando le spalle a Brys, disse: Non capisco perch, signore. La
corporazione  estremamente competente in svariati settori.
In questi casi la competenza non sembra rilevante, osserv Brys.
Non sono d'accordo. Rapporti puntuali. Nessuna lamentela. Due rinno-
vi senza alcuna contestazione. Oserei dire, altamente professionale, signo-
re.
Ma certo la citt non  a corto di ratti, come chiunque noterebbe facen-
do anche solo due passi in una via qualsiasi.
Gestione della popolazione, signore. Non oso pensare a come sarebbe
la situazione senza la corporazione.
Brys non comment.
A un tratto un'espressione diffidente apparve sul volto dello scriba.
Non possiamo che lodare l'operato della Corporazione degli Acchiappa-
ratti, signore.
Grazie per la collaborazione, disse Brys. Non c' bisogno che mi ac-
compagnate, trover da solo la via d'uscita. Buona giornata.
Anche a voi, signore.  stato un piacere servirvi.
Nel corridoio, Brys si ferm, sfregandosi gli occhi. Le stanze degli ar-
chivi erano covi di polvere. Doveva assolutamente uscire all'aria aperta.
Settemila scomparse ogni anno. Era inorridito.
Su che cosa avr messo le mani Tehol? Agli occhi di Brys il fratello re-
stava un mistero. A dispetto delle apparenze, Tehol stava chiaramente tra-
mando qualcosa. E dietro la facciata aveva raggiunto un incredibile livello
di efficienza. Quel crollo fin troppo plateale, traumatico e terribile in ter-
mini economici, parve a Brys un'altra mossa del piano del fratello, qualun-
que esso fosse.
Il solo pensiero dell'esistenza di un piano preoccupava Brys. Pi di una
volta Tehol aveva dimostrato una spaventosa efferatezza, nonch compe-
tenza. Suo fratello aveva pochi principi. Ed era capace di tutto.
Riflettendoci bene, meno Brys sapeva delle attivit di Tehol e meglio e-
ra. Non voleva che la propria lealt venisse messa alla prova, come il fra-
tello avrebbe potuto fare. Come  successo con Hull. Oh, madre,  una be-
nedizione che tu non sia pi viva e non possa vedere tuo figlio. Eppure,
quanto di ci che siamo oggi  opera tua?
Domande senza risposta. Sembrava ce ne fossero fin troppe di quei tem-
pi.
Raggiunse le zone del palazzo a lui pi familiari. Lo aspettava l'adde-
stramento all'uso delle armi e si scopr ad attendere con piacere quelle ore
di gioioso sfinimento. Se non altro per zittire la confusione dei suoi pensie-
ri.
C'erano chiari vantaggi nell'essere morto, riflett Bugg mentre sollevava
la lastra di pietra dal pavimento dell'ufficio nel magazzino, scoprendo un
buco nero e lo scalino pi alto di una scala di bronzo interrata. Dopo tutto,
i fuggitivi morti non avevano bisogno n di cibo, n di acqua. E nemmeno
di aria; particolari che consentivano loro di nascondersi senza fatica.
Scese la scala, ventitr gradini per arrivare a una galleria scavata nell'ar-
gilla e poi bruciata per creare un resistente rivestimento. Avanz dieci pas-
si verso un arco di pietra al di sotto del quale si trovava una porta di pietra
attraversata da crepe e ricoperta da geroglifici. Tombe antiche come quella
erano rare. La maggior parte erano crollate ormai da tempo sotto il peso
della citt soprastante o erano affondate al punto tale nel fango da non es-
sere pi raggiungibili. Gli studiosi avevano cercato di decifrare gli strani
simboli incisi sulle porte delle tombe, mentre la gente comune si era chie-
sta a lungo perch mai le tombe dovessero avere delle porte. Il linguaggio
era stato decifrato solo in parte, ma a sufficienza per capire che i geroglifi-
ci indicavano una maledizione, che in qualche misterioso modo riguardava
l'Errante. Tutto ci bastava a tenere i cittadini di Letheras alla larga dalle
tombe, soprattutto da quando alcune erano state profanate, e in seguito si
era diffusa la voce che non contenessero nulla di valore e che anche il sar-
cofago all'interno di ognuna di esse fosse vuoto. A ci si era aggiunta la
diceria secondo la quale i profanatori delle tombe erano in seguito andati
incontro a una morte improvvisa e violenta.
I cardini della porta di quella particolare tomba avevano ceduto sotto il
peso dell'intera struttura e sarebbe bastato un piccolo sforzo per aprirla.
Nella galleria, Bugg accese una lanterna e la pos sulla soglia della tom-
ba. Quindi appoggi la spalla alla porta.
Sei tu? domand la vce di Shurq dall'oscurit.
S, certo, rispose Bugg.
Bugiardo. Non sei tu, tu sei Bugg. Dov' Tehol? Ho bisogno di parlar-
gli.
 indisposto, spieg Bugg. Spinse la porta, raccolse la lanterna e sci-
vol all'interno.
Dov' Harlest?
Nel sarcofago.
La grande bara di pietra era priva di coperchio. Bugg si avvicin e guar-
d dentro. Che cosa stai facendo, Harlest? Pos la lanterna sul bordo del
sarcofago.
Il precedente inquilino era alto. Molto alto. Ciao, Bugg. Che cosa sto
facendo? Sto sdraiato.
S, lo vedo. Ma perch?
Non ci sono sedie.
Bugg si rivolse a Shurq Elalle. Dove sono i diamanti?
Qui. Hai trovato quello che volevo?
S. A un buon prezzo. Il tuo patrimonio non  stato intaccato.
Tehol pu prendersi quello che  rimasto nel cofanetto. Io terr i gua-
dagni del bordello.
Sei sicura di non volere una percentuale, Shurq? Tehol si accontente-
rebbe del cinquanta per cento. Dopo tutto, il rischio era solo tuo.
No. Sono una ladra. Posso sempre averne di pi.
Bugg si guard intorno. Questo posto pu andare bene ancora per un
po'?
Non vedo perch no. Per lo meno  asciutto. E tranquillo. Ma ho biso-
gno di Ublala Pung.
La voce di Harlest si lev dal sarcofago. E io voglio denti e artigli a-
guzzi e taglienti. Shurq ha detto che tu lo puoi fare.
Ci stanno gi lavorando, Harlest.
Voglio incutere terrore.  importante che io faccia paura. Mi sono eser-
citato a ringhiare e a sibilare.
Non preoccuparti, assicur Bugg, sarai terrificante. Ma ora do-
vrei....
Non cos in fretta, lo blocc Shurq. Girano voci sul furto nella pro-
priet di Gerun Eberict?
No. Ma se ci pensi, non c' di che sorprendersi. Il fratello non-morto di
Gerun  scomparso la stessa notte in cui alcuni mezzi-giganti hanno ucciso
buona parte delle guardie. A parte quell'evento, che altre certezze ci sono?
Qualcuno tenter davvero di entrare nell'ufficio di Gerun?
Se mangiassi carne umana, disse Harlest, marcirebbe nel mio stoma-
co, vero? E questo significa che puzzerei. Mi piace. Mi piace pensare a co-
se simili. All'odore del fato.
A che cosa? Shurq, probabilmente non sanno di essere stati derubati. E
se anche lo sapessero, non muoverebbero un dito fino al ritorno del loro
padrone.
Immagino tu abbia ragione. Comunque, vedi di mandarmi Ublala Pung.
Digli che mi manca. Lui e il suo...
Lo far, Shurq. Te lo prometto. Nient'altro?
Non lo so, rispose la donna. Fammi pensare.
Bugg attese.
Oh, s, afferm Shurq dopo qualche istante, che cosa ne sai di queste
tombe? Un tempo in questo sarcofago c'era un cadavere.
Come puoi esserne sicura?
Gli occhi senza vita della donna lo fissarono. Noi lo capiamo.
Ah. Va bene.
Allora, che cosa ne sai?
Non molto. I geroglifici sulla porta appartengono alla lingua di un po-
polo estinto, i Forkrul Assail, che nel nostro Fulcra vengono rappresentati
dal personaggio che chiamiamo l'Errante. Le tombe erano state costruite
per un altro popolo estinto, gli Jaghut, di cui riconosciamo l'esistenza nella
Fortezza di Ghiaccio. Le gallerie dovevano servire per bloccare i tentativi
di un altro popolo, i T'lan Imass, i nemici giurati degli Jaghut. I T'lan I-
mass perseguitavano e inseguivano senza tregua gli Jaghut, inclusi quelli
che sceglievano di abbandonare il loro posto nel mondo e optavano per
qualcosa di molto simile alla morte. Le loro anime raggiungevano la For-
tezza, lasciando i corpi in tombe come questa. Ma tutto ci non era suffi-
ciente per indurre i T'lan Imass ad abbandonare la loro caccia. Comunque,
i Forkrul Assail si ritenevano arbitri imparziali nel conflitto e difficilmente
si lasciavano coinvolgere da una fazione o dall'altra. A parte questo, disse
Bugg stringendosi nelle spalle, non so altro.
Harlest Eberict si era messo lentamente a sedere nel corso del monologo
di Bugg e ora fissava il servo. Shurq Elalle era immobile, come spesso ac-
cadeva ai morti. Ma poi disse: Ho un'altra domanda.
Spara.
 quanto si racconta tra voi servi?
Non che io sappia, Shurq. Ho semplicemente raccolto una voce qua e
una l nel corso del tempo.
Notizie di cui nessuno studioso di Letheras  mai venuto a conoscenza?
O stai semplicemente inventando?
Cerco di evitare qualsiasi aggiunta personale.
E ci riesci?
Non sempre.
Farai meglio ad andare adesso, Bugg.
S, sar meglio. Ublala verr a trovarti questa sera.
 proprio necessario? domand Harlest. Non sono uno di quelli a cui
piace guardare...
Bugiardo, afferm Shurq. Certo che lo sei.
Va bene, sto mentendo. Ma  una bugia necessaria e non intendo modi-
ficare la mie parole.
Dovresti vergognarti...
Senti da che pulpito viene la predica. Se poi penso a quello che farai
questa notte...
Bugg raccolse la lanterna e con movimenti lenti e silenziosi si allontan,
mentre i due continuavano a litigare. Chiuse la porta dietro di s, soffi via
la polvere dalle mani e raggiunse la scala.
Tornato nel magazzino, risistem la lastra di pietra, recuper i suoi dise-
gni e raggiunse il nuovo cantiere. La pi recente acquisizione della Bugg
Costruzioni un tempo era stata una scuola, signorile e riservata solo ai cit-
tadini pi abbienti di Letheras. La presenza di alloggi aveva fatto della
scuola il tipico istituto-prigione. Ma qualunque cosa venisse insegnata tra
quelle mura aveva visto la fine nel corso di una primavera particolarmente
piovosa, quando le pareti dello scantinato erano crollate sotto un muro di
fango. Il pavimento della sala principale era sprofondato durante la succes-
siva riunione degli studenti, trascinando allievi e insegnanti in una voragi-
ne di fango nero, nella quale pi di un terzo degli sventurati aveva perso la
vita e, tra quelli, pi della met dei corpi non era stata recuperata. Ne era
seguito uno scandalo e il dito accusatore era stato puntato contro i difetti di
costruzione.
Da quel tragico avvenimento erano trascorsi quindici anni e da allora
l'edificio era rimasto vuoto, seppure si dicesse fosse infestato dai fantasmi
di sorveglianti oltraggiati e capoclasse confusi.
Il prezzo d'acquisto era stato ragionevole.
I piani superiori, subito sopra la sala riunioni, erano strutturalmente
compromessi e il primo compito di Bugg era stato quello di supervisionare
la posa di putrelle prima di poter dare inizio agli scavi. Raggiunto lo scan-
tinato, e consegnate le ossa al cimitero, enormi travi erano state conficcate,
attraverso strati di argilla e sabbia, in un letto di ghiaia. Erano seguite cola-
te di cemento e un anello di barre di ferro, oltre a un alternarsi di strati di
ghiaia e cemento per met della profondit della trave. Erano quindi state
calate delle colonne di pietra calcarea dalle basi perforate per accogliere le
barre di ferro. Rafforzate le fondamenta, erano state seguite le normali pra-
tiche di costruzione. Colonne, contrafforti e falsi archi, tutte le tradizionali
tecniche che a Bugg interessavano poco.
La vecchia scuola era stata trasformata in una dimora sfarzosa, che sa-
rebbe stata venduta a qualche ricco mercante o a un nobile privo di gusto.
E poich la citt abbondava di quel genere di individui, l'investimento era
sicuro.
Giunto in cantiere, Bugg venne circondato da caposquadra che gli sotto-
posero pergamene riportanti infinite modifiche e specifiche che necessita-
vano la sua approvazione. Pass una campana prima che riuscisse ad ar-
chiviare i disegni e ad andarsene.
La via che divenne la strada che conduceva alla cava di ghiaia era u-
n'importante arteria che correva parallela al canale. Era anche una delle pi
antiche della citt. Costruita lungo la direttrice di una dorsale di ciottoli si-
gillati nell'argilla, era fiancheggiata da edifici che sopravvivevano al pro-
fondo degrado che aveva invece colpito altre zone della citt. Edifici vec-
chi di duecento anni e in uno stile cos dimenticato da sembrare straniero.
Casa Scala era alta e stretta, schiacciata tra due massicci edifici in pietra:
l'archivio di un tempio e il cuore monolitico della Corporazione degli I-
spettori della Strada. Poche generazioni prima, un incisore particolarmente
abile aveva rivestito la facciata di pietra calcarea e l'entrata fiancheggiata
da colonne con deliziose riproduzioni di ratti. A migliaia. Ratti ballerini,
ratti saltellanti, ratti in amore. Ratti in guerra, ratti a riposo, ratti che ban-
chettavano su cadaveri, che invadevano tavole imbandite e si aggiravano
tra cani addormentati e servi ubriachi. Code sottili creavano intricate cor-
nici e mentre saliva le scale, Bugg ebbe l'impressione, per qualche oscura
ragione, che gli animali fossero in movimento.
Si scroll di dosso quella fastidiosa sensazione, si ferm un istante in
cima ai gradini, apr la porta ed entr.
Quanti, per quanto tempo, com'erano?
La scrivania di massiccio marmo grigio dei monti della Rosa Blu quasi
bloccava l'ingresso all'atrio, allungandosi da una parte all'altra della stanza
e lasciando vuoto solo uno stretto passaggio all'estrema destra. Il segretario
seduto dietro di essa non aveva ancora sollevato lo sguardo dal libro ma-
stro. Dopo qualche istante riprese a parlare. Rispondete a quelle doman-
de, quindi diteci dove e che cosa siete disposto a pagare e se questo  un
evento straordinario o se intendete farci visita tutti i mesi. Sappiate tuttavia
che al momento non accettiamo appalti.
No.
Il segretario pos la penna e sollev lo sguardo. Occhi piccoli e scuri
scintillarono sospettosi sotto una fronte liscia. Dita macchiate di inchiostro
andarono a pizzicare il naso, che aveva iniziato a torcersi come se l'uomo
fosse sul punto di starnutire. Noi non siamo responsabili.
Di che cosa?
Di qualsiasi cosa. L'uomo continu a stropicciarsi il naso. E non ac-
cettiamo altre domande; perci, se siete qui per consegnarne una, potete
anche girare i tacchi e andarvene.
Che tipo di domanda vorrei consegnare secondo voi? domand Bugg.
Di qualsiasi genere. Le associazioni di proprietari immobiliari devono
aspettare il loro turno come tutte le altre.
Non ho nessuna domanda.
Allora noi non l'abbiamo fatto, non siamo mai stati l, avete sentito ma-
le, era qualcun altro.
Sono qui a nome del mio padrone, che desidera incontrare la vostra
corporazione per discutere un appalto.
Siamo pieni. Non accettiamo pi contratti.
Il prezzo non  un problema, tagli corto Bugg e con un sorriso ag-
giunse, entro limiti ragionevoli.
Ah, ma allora  un problema. Potremmo avere in mente limiti irragio-
nevoli. Spesso  cos che accade, sapete.
Non credo che il mio padrone sia interessato ai ratti.
Allora  pazzo... ma interessante. Il consiglio si riunir questa sera per
un'altra questione. Al vostro padrone verranno riservati pochi minuti al
termine della riunione, come annoter in agenda. Nient'altro?
No. A che ora questa sera?
Alla nona campana. Non oltre. Se arriver in ritardo gli verr negato
l'ingresso. Assicuratevi che il concetto gli sia chiaro.
Il mio padrone  sempre puntuale.
Il segretario fece una smorfia. Oh,  cos? Poveretto voi. E ora andate.
Ho da fare.
Bugg si chin in avanti con mossa fulminea e ficc due dita negli occhi
del segretario. Non incontr resistenza. Il segretario pieg la testa di lato e
si accigli.
Carino. Bugg sorrise, arretrando. I miei complimenti al mago della
corporazione.
Che cosa mi ha tradito? domand il segretario, mentre Bugg apriva la
porta.
L'altro si volt. La tua somiglianza a un ratto ha tradito l'ossessione del
tuo creatore. Comunque, l'illusione  superba.
Sono decenni che non vengo scoperto. In nome dell'Errante, chi siete?
Per avere la risposta, afferm Bugg tornando a girarsi verso la porta,
dovrai presentare regolare domanda.
Aspettate! Chi  il vostro padrone?
Bugg si strinse nelle spalle e chiuse la porta dietro di s. Scese le scale e
gir a destra. Lo aspettava una lunga passeggiata fino alle cave e come a-
veva predetto Tehol, la giornata era calda e lo sarebbe diventata ancora di
pi.
Convocato dal Ceda nella Cedance, la Stanza delle Mattonelle, Brys sce-
se gli ultimi gradini e raggiunse Kuru Qan, che borbottava fra s e s pas-
seggiando nervosamente.
Ceda, chiam Brys avvicinandosi. Desideravi vedermi?
 spiacevole, Finadd,  tutto molto spiacevole. Al di l dell'umana
comprensione. Ho bisogno di una mente lucida. E questo esclude la mia.
Forse la tua. Vieni qui. Ascolta.
Brys non aveva mai visto il Ceda tanto agitato. Che cosa  successo?
Ogni Fortezza, Finadd. Caos. Sono stato testimone di una trasforma-
zione. Vieni, guarda tu stesso. La mattonella dei Fulcra, il Dolmen. Vedi?
Una figura rannicchiata alla base. Legata con catene al menhir. Il tutto o-
scurato dal fumo, un fumo che mi annebbia la mente. Il Dolmen  stato u-
surpato.
Brys abbass lo sguardo sulla mattonella. La figura era spettrale e pi la
guardava, pi la vista gli si annebbiava. Da chi?
Da uno straniero. Un estraneo.
Un dio?
Kuru Qan si pass una mano sulla fronte mentre continuava a misurare
la stanza a grandi passi. S. No. Noi non diamo valore al culto degli dei.
Arrampicatori privi di importanza se paragonati alle Fortezze. Molti di lo-
ro non sono nemmeno reali ma semplici proiezioni delle speranze e dei de-
sideri degli uomini. E delle paure. Naturalmente, aggiunse, spesso  tut-
to ci di cui abbiamo bisogno.
Che cosa volete dire?
Kuru Qan scosse la testa. E la Fortezza dell'Azath mi preoccupa terri-
bilmente. La mattonella centrale, la Pietracuore, la senti? La Pietracuore
dell'Azath, amico mio,  morta. Le altre mattonelle si sono raggruppate in-
torno a essa, mentre il sangue si va a raccogliere in un corpo ferito. La
Tomba  stata violata. Il portale  incustodito. Devi andare per me alla tor-
re quadrata, Finadd. E armato.
Che cosa devo cercare?
Qualunque cosa fuori posto. Ma attento, gli abitanti di quelle tombe
non sono morti.
Molto bene. Brys osserv attentamente le mattonelle pi vicine. C'
altro?
Kuru Qan si ferm, la fronte aggrottata. Altro? La Fortezza del Drago
si  svegliata. Wyval. Bevitore di Sangue. Porta. Consorte. Nei Fulcra,
l'Errante  ora posizionato al centro. Il Branco si sta avvicinando e il Tro-
va-forme  diventato una chimera. La Cacciatrice della Casa di Ghiaccio
calpesta sentieri gelati. Bambino e Seme si destano alla vita. La Fortezza
Vuota - puoi vederlo da te -  oscurata. Ogni mattonella. Un'ombra si al-
lunga dietro il Trono Vuoto. E guarda, Salvatore e Traditore si sono fusi.
Sono ormai una cosa sola. Ma come  possibile? Vagabondo, Padrona, Te-
stimone e Camminatore sono tutti nascosti, offuscati da movimenti miste-
riosi. Sono spaventato, Finadd.
Ceda, hai ricevuto notizie dalla delegazione?
La delegazione? No. Dal momento del suo arrivo nella cittadella del Re
Stregone, abbiamo perso i contatti. Bloccati dalla magia Edur, di un genere
che non abbiamo mai incontrato. La situazione  preoccupante. Molto pre-
occupante.
Sar meglio che io vada, Ceda, finch c' ancora luce.
D'accordo. Poi torna qui a raccontarmi ci che hai scoperto.
Come vuoi.
..     ..    .. 
La pista che conduceva alle cave si arrampicava a zigzag lungo il ver-
sante della collina. Gli alberi che si susseguivano lungo il sentiero erano
ricoperti da uno spesso strato di polvere bianca. Le capre si rifugiavano al-
l'ombra.
Bugg si ferm per asciugarsi il sudore dalla fronte e poi riprese il cam-
mino.
Due carri carichi di tagliapietre lo avevano superato poco prima e dal
caposquadra aveva ricevuto la spiacevole notizia che gli uomini si erano ri-
fiutati di continuare a lavorare fino a quando la situazione non fosse stata
risolta.
Una cavit era stata aperta inavvertitamente e dentro di essa avevano
scoperto una misteriosa creatura, imprigionata l sotto da chiss quanto
tempo. Tre tagliapietre erano stati trascinati all'interno, le loro grida si era-
no spente in pochi istanti. Il destino del negromante non era stato migliore.
Bugg raggiunse la sommit della collina e abbass lo sguardo sulla cava
e sulle pareti di pietra scavate. L'apertura della cavit era appena visibile in
prossimit di una zona scavata di recente.
Inizi a scendere e, giunto a una ventina di passi dalla cava, si ferm.
L'aria era divenuta a un tratto fredda. Rabbrividendo, Bugg si spost di
lato e si sedette su un blocco di pietra. Guard il gelo formarsi sul terreno a
sinistra della cava, allungarsi verso la cavit e innalzarsi dall'estremit op-
posta in una nuvola di nebbia. Avvert lo scricchiolio del ghiaccio sotto i
piedi e a un tratto una figura apparve dal nulla. Alta, nuda dalla vita in su,
la pelle grigio-verde. Lunghi capelli biondi le scendevano oltre le spalle e
lungo la schiena. Occhi grigio chiaro, sottili pupille verticali. Zanne rico-
perte d'argento. Femmina, seni pesanti. Indossava una gonna corta, unico
capo di vestiario insieme a un paio di mocassini di cuoio e a un'alta cintura
a cui erano appese una mezza dozzina di foderi e i relativi pugnali.
L'attenzione della misteriosa creatura era sulla cava. Si port le mani ai
fianchi e sospir.
Non viene fuori, disse Bugg.
Lei lo guard. Certo che no, ora che io sono qui.
Di che tipo di demone si tratta?
Pazzo e affamato, ma un codardo.
L'hai messo tu l dentro?
Lei annu. Dannati umani. Non ci si pu mai distrarre.
Dubito che lo sapessero, Jaghut.
Non ci sono scuse. Non fanno altro che scavare. A destra e a sinistra.
Non si fermano mai.
Bugg annu, quindi chiese: E adesso?.
Lei torn a sospirare.
Il gelo ai suoi piedi si trasform in ghiaccio spigoloso che inizi a stri-
sciare nella bocca della cavit. Il ghiaccio aument rapidamente di volume,
andando a riempire il buco. La pietra circostante gemette, scricchiol e si
apr in due, scoprendo sotto di essa ghiaccio solido. Terra sabbiosa e pezzi
di pietra calcarea rotolarono via.
Gli occhi di Bugg si posarono sulla figura intrappolata nel ghiaccio fu-
mante. Un Khalibaral? Che mi venisse un colpo, Cacciatrice. Sono felice
che tu abbia deciso di tornare.
Adesso devo trovargli un altro posto. Qualche suggerimento?
Bugg riflett alcuni istanti, poi sorrise.
Brys avanz tra due delle torri in rovina, evitando i blocchi di pietra ca-
duti e seminascosti nell'erba gialla. L'aria era calda e immobile, il sole do-
rato fuso sulle pareti delle torri. Al suo passaggio, le cavallette si levavano
spaventate e nell'udire uno sgradevole scricchiolio sotto i piedi, Brys ab-
bass lo sguardo e scopr che il terreno pullulava di vita. Insetti, molti dei
quali sconosciuti ai suoi occhi, enormi, sgraziati, in colori dalle tonalit
opache, che procedevano con difficolt accanto a lui.
Poich stavano fuggendo tutti, Brys non se ne preoccup.
Giunse in vista della torre quadrata. L'Azath. A parte il primitivo stile
architettonico, c'era ben poco che la distinguesse. Brys era rimasto scon-
certato dall'affermazione del Ceda, secondo il quale una struttura di pietra
e legno poteva essere senziente, poteva essere animata di vita propria. Una
costruzione presupponeva un costruttore, eppure Kuru Qan affermava che
l'Azath fosse sorta spontaneamente. Sollevando dubbi sulla legge di causa-
lit che generazioni di studiosi avevano presentato come una verit incon-
futabile.
Il terreno circostante era meno misterioso, seppure pi insidioso. I tumu-
li in rilievo nel cortile invaso da erbacce erano inconfondibili. Nodosi albe-
ri nani morti si alzavano qua e l, a volte dal punto pi alto del tumulo, ma
pi spesso dai fianchi. Un viottolo sinuoso lastricato partiva dalla porta an-
teriore, il cancello sottolineato da robuste colonne di pietra non cementata
avvolte da rampicanti. I resti di una bassa muraglia circondavano la pro-
priet.
Brys raggiunse l'estremit del cortile, il cancello alla sua destra, la torre
a sinistra. E si accorse subito che molti tumuli erano crollati su un lato,
quasi fossero stati scavati dall'interno. L'erbaccia che li copriva era morta,
nera, come se fosse marcita.
Osserv la scena alcuni istanti e quindi, seguendo il perimetro della pro-
priet, si diresse verso l'ingresso. Super le colonne e pos i piedi sulla
prima lastra di pietra, che con un tonfo sordo s'inclin di colpo di lato.
Brys traball, allarg le braccia per cercare di mantenere l'equilibrio e riu-
sc a restare in piedi.
Una risata stridula si lev nei pressi dell'entrata alla torre.
Brys sollev lo sguardo.
La ragazzina emerse dall'ombra gettata dalla torre. Ti conosco. Ho se-
guito quelli che ti seguivano. E li ho uccisi.
Che cosa  accaduto qui?
Cose brutte. Lei si avvicin, sporca e arruffata. Sei mio amico? A-
vrei dovuto aiutarlo a restare in vita. Ma  morto comunque e tutti sono
impegnati a uccidersi l'un l'altro. Tranne quello scelto dalla torre. Vuole
parlarti.
Con me?
Con uno dei miei amici adulti.
Chi sono gli altri tuoi amici adulti? domand Brys.
Madre Shurq, padre Tehol, zio Ublala, zio Bugg.
Brys tacque. Poi chiese: Come ti chiami?.
Kettle.
Kettle, quante persone hai ucciso lo scorso anno?
Lei inclin la testa. So contare fino a ottantadue.
Ah.
Tanti ottantadue.
E dove vanno a finire i corpi?
Li riporto qui e li spingo nel terreno.
Tutti?
Lei annu.
Dov' questo tuo amico? Quello che vuole parlare con me.
Non so se sia un amico. Seguimi. Metti i piedi dove li metto io.
Lo prese per mano e Brys lott per reprimere un brivido al contatto con
quella pelle sudaticcia. Lasciato il vialetto lastricato, avanzarono tra i tu-
muli, dove il terreno scivolava via a ogni passo. C'erano pi insetti, ma di
poche variet, come se una sorta di guerra avesse avuto luogo sul terreno
dell'Azath. Non ho mai visto insetti simili, osserv Brys. Sono... gran-
di.
Vecchi, dei tempi in cui nacque la torre, spieg Kettle. Le uova sono
nel terreno sconnesso. Quelli marroni e sottili con una testa a entrambe le
estremit sono i pi cattivi. Mi mordono le dita dei piedi quando resto se-
duta immobile troppo a lungo. E sono difficili da schiacciare.
E quelli gialli e appuntiti?
Non mi danno nessun fastidio. Mangiano solo uccelli e ratti. Eccoci.
Si era fermata davanti a un tumulo abbattuto sul quale si ergeva uno de-
gli alberi pi grandi del cortile, il legno dalle strane striature grigie e nere, i
rami che si allungavano ricurvi invece che dritti e ad angolo. Le radici si
allargavano su tutto il tumulo e la corteccia che ancora rivestiva il tronco
aveva un aspetto squamoso, simile alla pelle di un serpente.
Brys aggrott la fronte. E come facciamo a parlarci se lui  l dentro e
io sono quass?
 intrappolato. Dice che devi chiudere gli occhi e non pensare a niente.
Come fai quando combatti, dice.
Brys era attonito. Ti sta parlando adesso?
S, ma dice che non va bene, perch io non conosco abbastanza... paro-
le. Parole e cose. Deve farti vedere. Dice che l'hai gi fatto.
Pare che io non possegga segreti, comment Brys.
Non molti, no. Ma lui dice che in cambio far lo stesso. Cos potrete fi-
darvi l'uno dell'altro.
Ho la sua parola?
Lei annu.
Brys sorrise. Be', apprezzo la sua onest. Va bene, proviamoci. Chiuse
gli occhi. La mano fredda di Kettle rest nella sua, piccola, la carne che
pendeva dalle ossa. Brys allontan la mente da quel dettaglio. La mente di
un guerriero non era realmente vuota nel corso di una battaglia. Era, inve-
ce, distaccata e attenta. Concentrazione definita da una struttura, tenuta in-
sieme da severe leggi di necessit pragmatica. E cos, attenta, calcolatrice e
totalmente priva di emozioni, seppure i sensi fossero allerta.
Si sent rinchiudere in quella struttura familiare e rassicurante.
E rest stupefatto dalla forza di volont che lo trascin via. Lott contro
un panico crescente, sapendo di essere disarmato davanti a un simile pote-
re. Poi cedette.
Sopra di lui, il cielo si trasform. Una pallida luce verdognola, vorticosa,
circondava un'apertura nera, grande a sufficienza per ingoiare una luna.
Nuvole si contorcevano, torturate e troncate dalla discesa di innumerevoli
oggetti, che sembravano lottare contro l'aria man mano che cadevano, co-
me se quel mondo opponesse resistenza all'intrusione. Oggetti che si river-
savano dall'apertura e scavavano un tunnel attraverso strati di cielo.
Davanti a Brys si estendeva una grande citt, che sorgeva su una pianura
con giardini e sentieri sopraelevati. Un gruppo di torri si elevava in lonta-
nanza, raggiungendo altezze straordinarie. Terreni coltivati si allungavano
a perdita d'occhio al di fuori della citt e in tutte le direzioni.
Brys distolse lo sguardo da quello spettacolo e, abbassando gli occhi,
scopr di trovarsi su una piattaforma di pietra calcarea macchiata di rosso.
Innanzi a lui, centinaia di ripidi gradini scendevano verso una distesa la-
stricata e fiancheggiata da colonne dipinte di blu. Un'occhiata a destra gli
permise di scoprire una ripida discesa. Si trovava su una struttura a pira-
mide dal tetto piatto e, si accorse a un tratto, c'era qualcuno accanto a lui,
sulla sinistra. Una figura appena visibile, spettrale, di cui era impossibile
definire i dettagli. Era alta e sembrava fissasse il cielo e la terribile ferita
nera.
Gli oggetti ora colpivano il suolo, atterrando con violenza ma senza la
velocit che avrebbero dovuto possedere. Un forte schianto riecheggi dal-
lo spazio tra le due colonne e Brys scorse un'enorme pietra intagliata cadu-
ta proprio laggi. Un bizzarro essere umano simile a una bestia, accovac-
ciato, braccia muscolose che andavano a convergere con due mani strette
intorno al pene. Spalle e testa erano quelle di un toro. Un secondo paio di
gambe, femminili, erano avvolte intorno ai fianchi dell'uomo-bestia; Brys
si accorse che la piattaforma su cui era accovacciato era intagliata a forma
di donna, sdraiata sulla schiena sotto di lui. Dalle vicinanze si lev l'acciot-
tolio di decine di tavolette di argilla - troppo lontane perch Brys riuscisse
a scorgere eventuali scritte sopra di esse, per quanto ne sospettasse la pre-
senza - che scivolavano come su cuscini d'aria prima di fermarsi in una fila
disordinata.
Frammenti di edifici: blocchi di pietra, pietre angolari, pareti di adobe,
canniccio e intonaco. E poi arti amputati, pezzi di vacche e cavalli dissan-
guati, un gregge di quelle che avrebbero potuto essere capre, ognuna di es-
se rivoltata, le viscere che penzolavano. Esseri umani dalla pelle scura, o
per lo meno le loro braccia, gambe e busti.
Sopra, il cielo si andava affollando di grandi frammenti pallidi, fluttuanti
come neve.
E qualcosa di enorme stava giungendo dall'apertura. Avvolto da lampi
che sembravano urlare per il dolore, grida assordanti, infinite.
Parole sussurrate risuonarono nella mente di Brys. Il mio spirito, lascia-
to libero di vagare, forse, di assistere. Avevano mosso guerra contro Kal-
lor; era una degna causa. Ma... quello che hanno fatto qui...
Brys non riusciva a staccare gli occhi da quella sfera ululante di luce.
Vedeva delle membra al suo interno, gli archi di fuoco attorcigliati intorno
a esse come catene. Che cosa... che cos'?
Un dio, Brys Beddict. Imprigionato in una guerra nel suo regno, perch
c'erano divinit rivali. Tentazioni...
 una visione del passato? domand Brys.
Il passato continua a vivere, rispose la figura. Non c' modo di sape-
re... restando qui. Come misuriamo l'inizio, la fine... per tutti noi, ieri era
come oggi e come sar domani. Non ne siamo consapevoli. O forse lo
siamo, eppure scegliamo - per convenienza, per la nostra pace mentale - di
non vedere. Di non pensare. Un gesto vago con la mano. C' chi dice
dodici maghi, chi dice sette. Non ha importanza, poich stanno per diveni-
re polvere.
L'imponente sfera ora ruggiva, crescendo a impressionante velocit
mentre piombava verso il basso. Brys si rese conto che avrebbe colpito la
citt.
Cos, nel tentativo di imporre un cambiamento allo schema, annientano
loro stessi e la loro civilt.
Allora hanno fallito.
La figura non replic.
E il dio colp; un lampo accecante, una detonazione che scosse la pira-
mide sotto di essi e apr delle crepe nello spiazzo sottostante. Una colonna
di fumo ingoi il mondo nell'ombra. Raffiche di vento soffiarono, piegan-
do gli alberi nella pianura, rovesciando le colonne che circondavano lo
spiazzo. Gli alberi presero fuoco.
In reazione a una disperazione crescente, alimentata da una rabbia furi-
bonda, hanno chiamato un dio. E sono morti per lo sforzo. Ci significa
che hanno perso la scommessa? No, non parlo di Kallor. Parlo della loro
impotenza, che ha provocato il loro desiderio di cambiamento. Brys Bed-
dict, se i loro spiriti fossero ora con noi, qui nel mondo futuro dove abita la
nostra carne, dove potrebbero vedere il risultato delle loro azioni, capireb-
bero che tutto quello che cercavano  giunto per andarsene.
Ci che era incatenato alla terra ha abbattuto le pareti della sua prigio-
ne. Il suo veleno si  diffuso e ha contagiato il mondo e tutti coloro che vi
abitano.
Mi lasci senza speranza, comment Brys.
Mi dispiace. Non tentare di trovare speranza tra i tuoi capi. Sono i cu-
stodi del veleno. Il loro interesse per voi  legato solo alla loro capacit di
controllarvi. Da voi cercano obbedienza e vi piegheranno con il linguaggio
della fede. Cercano seguaci, e guai a coloro che pongono domande o invo-
cano il cambiamento.
Civilt dopo civilt  sempre lo stesso. Il mondo soccombe alla tirannia
con un sussurro. I timorosi sono sempre pronti a inchinarsi a una necessit
percepita, nella convinzione che la necessit induca alla conformit e que-
st'ultima porti una certa stabilit. In un mondo modellato dal conformismo,
gli oppositori si distinguono subito, sono facilmente individuati ed elimi-
nati. Non c' moltitudine di prospettive, n alcun dialogo. La vittima assu-
me il volto del tiranno, dell'ipocrita intransigente e sicuro delle proprie a-
zioni, e le guerre si moltiplicano come animali infestanti. E gli uomini
muoiono.
Brys guard la tempesta di fuoco ingoiare quella che un tempo era una
citt di grande bellezza. Non ne conosceva il nome, n la civilt che l'ave-
va fondata e, si rese conto solo allora, non era importante.
Nel tuo mondo, disse la figura, la profezia si avvicina all'azimut. Un
imperatore sorger. Tu appartieni a una civilt che interpreta la guerra co-
me un'estensione dell'economia. Cataste di ossa diventano la base per le
vostre strade commerciali e voi non scorgete niente di disdicevole in tutto
ci....
Non  cos per tutti.
Irrilevante. La vostra eredit di culture distrutte parla da sola. Voi in-
tendete conquistare i Tiste Edur. Affermate che ogni circostanza  diversa,
unica, ma non  n diversa n unica.  tutto sempre uguale. Il vostro eser-
cito potrebbe provare la correttezza della vostra causa. Ma ti dico questo,
Brys Beddict: non esiste ci che chiamate destino. La vittoria non  inevi-
tabile. Il vostro nemico giace in attesa, fra di voi. Il vostro nemico si na-
sconde senza bisogno di camuffarsi, quando l'ostilit e la relativa minaccia
sono sufficienti per spingervi a distogliere lo sguardo. Il nemico parla la
vostra lingua, prende le vostre parole e le usa contro di voi. Si prende gio-
co della vostra fiducia nelle verit, poich lui stesso  l'arbitro di tali veri-
t.
Lether non  una tirannia...
Voi presupponete che lo spirito della vostra civilt sia personificato dal
vostro buon re. Non  cos. Il vostro re esiste perch  ritenuto lecito che
esista. Siete governati dall'avidit, un mostruoso tiranno illuminato dall'oro
della gloria. Non pu essere sconfitto, solo annientato. Torn a indicare
l'infuocato caos sottostante. Quella  la vostra unica speranza di salvezza,
Brys Beddict. L'avidit uccide se stessa, quando non resta altro da accumu-
lare, quando le legioni di manovali non sono altro che ossa, quando il volto
raccapricciante della fame si rivela allo specchio.
Il dio  caduto. Ora si accovaccia e semina distruzione. Ascesa e cadu-
ta, ascesa e caduta e a ogni rinascita lo spirito guida  pi debole, pi lega-
to a una visione priva di speranza.
Perch questo dio ci fa una cosa simile?
Perch non conosce altro che il dolore e desidera solo condividerlo, dif-
fonderlo su tutto ci che vive, su tutto ci che esiste.
Perch mi hai mostrato tutto questo?
Ti ho reso testimone, Brys Beddict, del simbolo del vostro fallimento.
Perch?
Dopo un breve istante di silenzio, la figura disse: Ti ho consigliato di
non cercare la speranza nei tuoi capi, poich da loro non riceverai che
menzogne. Tuttavia, la speranza esiste. Cercala, Brys Beddict, in colui che
ti sta accanto, nello sconosciuto dall'altra parte della strada. Abbi il corag-
gio di attraversare quella strada. Non sollevare lo sguardo verso il cielo e
non abbassarlo a terra. La speranza sopravvive e la piet e il dubbio since-
ro sono la sua voce.
La scena inizi a svanire.
La figura accanto a lui parl un'ultima volta. Questo  tutto quello che
posso dirti.
..     ..     .. 
Brys apr gli occhi e si ritrov in piedi innanzi al tumulo, il giorno che
moriva. Kettle gli stringeva ancora la mano in una fredda morsa.
Ora mi aiuterai? gli chiese.
Colui che vive nella tomba non ha detto niente al riguardo.
Non lo fa mai.
Non mi ha mostrato niente di s. Non so nemmeno chi, o che cosa,
sia.
S.
Non si  sforzato di convincermi. Eppure ho visto... Brys scosse la te-
sta.
Ha bisogno di aiuto per fuggire dalla tomba. Altre cose stanno cercan-
do di uscire. E ci riusciranno. E tra non molto, temo. Vogliono fare del ma-
le a me e a tutti quanti.
E colui che dovremmo aiutare le fermer?
S.
Che cosa posso fare?
Ha bisogno di due spade. Le migliori esistenti. Lame dritte, appuntite.
Sottili ma resistenti. Elsa stretta, pomi pesanti.
Brys riflett. Dovrei riuscire a trovare qualcosa nell'armeria. Vuole che
le porti qui?
Kettle annu.
Lui aveva bisogno di aiuto. Ma non l'ha chiesto. Molto bene. Lo far.
Ma prima ne parler al Ceda.
Ti fidi di lui? Lui vuole saperlo, ti fidi di questo Ceda?
Brys apr la bocca per rispondere, per dire s, ma poi si blocc. L'abitan-
te del tumulo era un essere potente, forse troppo potente per essere control-
lato. Non c'era niente l che avrebbe compiaciuto Kuru Qan. Eppure Brys
aveva scelta? Il Ceda lo aveva mandato l per scoprire che cosa fosse acca-
duto all'Azath... Guard la torre. L'Azath  morta?
S. Era troppo vecchia, troppo debole. Ha combattuto cos a lungo.
Kettle, uccidi ancora uomini in citt?
Non molti. Solo quelli cattivi. Uno o due per notte. Alcuni alberi sono
ancora vivi, ma non possono pi nutrirsi del sangue della torre. Cos, do
loro altro sangue, perch possano combattere e tenere lontani i brutti mo-
stri. Ma anche gli alberi stanno morendo.
Brys sospir. Va bene. Torner, Kettle. Con le spade.
Sapevo che mi saresti piaciuto. Sapevo che saresti stato gentile. A cau-
sa di tuo fratello.
Quelle parole spinsero Brys a corrugare la fronte e a tornare a sospirare.
Infine, liber la mano dalla stretta della bambina morta. Stai attenta, Ket-
tle.
..    ..     .. 
Dormivo meravigliosamente bene, afferm Tehol avanzando accanto
a Bugg.
Ne sono sicuro, padrone. Ma sei stato tu a chiedere questo incontro.
Non mi aspettavo una risposta cos veloce. Hai detto o fatto qualcosa
per risvegliare il loro interesse?
Ma certo, altrimenti non avremmo ottenuto questa udienza.
Oh, molto male, Bugg. Hai dato loro del denaro?
No.
Hai rivelato qualcosa del mio piano?
No.
Be', che cosa hai detto allora?
Ho detto che il denaro non  un problema.
Non  un problema? Tehol rallent il passo, obbligando Bugg a girar-
si. Quanto pensi sia disposto a pagarli?
Non lo so, rispose il servo. Non conosco la natura del contratto che
vuoi stipulare con la Corporazione degli Acchiapparatti.
Perch non l'ho ancora decisa!
Be', ora l'hai decisa, padrone?
Ci sto pensando. Spero di avere escogitato qualcosa per quando arrive-
remo.
Allora, potrebbe essere dispendioso...
Tehol s'illumin. Hai ragione, potrebbe esserlo eccome. Perci, il dena-
ro non  un problema.
Esattamente.
Sono felice che siamo d'accordo. Sei un ottimo servitore, Bugg.
Grazie, padrone.
Ripresero a camminare.
Poco dopo si fermarono davanti a Casa Scala. Tehol sollev lo sguardo e
rest a fissare la facciata dai mille roditori. Mi guardano tutti, afferm
dopo qualche istante.
Danno quell'impressione, vero?
Non mi piace attirare l'attenzione di migliaia di ratti. Che cosa sanno
che io non so?
Considerata la dimensione del loro cervello, non molto.
Tehol rest a guardare l'edificio ancora un po', poi riport lo sguardo su
Bugg. Cinque secondi. Dieci.
Il servo rest impassibile, infine toss, si schiar la gola e disse: Be', do-
vremmo entrare, no?.
Il segretario sedeva sempre allo stesso posto, impegnato a lavorare su
quello che a Bugg sembr lo stesso libro mastro di qualche ora prima. An-
cora una volta l'uomo non si prese la briga di sollevare lo sguardo. Siete
in anticipo. Mi aspettavo puntualit.
Non siamo in anticipo, replic Tehol.
No?
No, ma poich la campana sta gi suonando, dite ancora una parola e
saremo in ritardo.
Non  colpa mia. Certo non ho alcun interesse in questa ridicola con-
versazione. In cima alle scale. C' solo una porta. Bussate una volta ed en-
trate e che l'Errante vi aiuti. Oh, il servo pu restare qui, a patto che non mi
colpisca di nuovo agli occhi.
Lui non resta qui.
No?
No.
Va bene, allora. Sparite dalla mia vista, tutti e due.
Tehol fece strada e padrone e servitore imboccarono le scale.
Lo hai colpito agli occhi? domand Tehol.
Ho giudicato fosse necessario per ottenere la sua attenzione.
Ne sono lieto, anche se in un qualche modo allarmato.
Le circostanze richiedevano un'azione estrema da parte mia.
Succede spesso?
Temo di s.
Raggiunsero il ballatoio. Tehol avanz e buss alla porta. Un'occhiata
finale a Bugg, sospettosa e determinata, quindi spalanc l'uscio. Entrarono
nella stanza.
Nella quale i ratti sciamavano. Ricoprivano il pavimento. Il tavolo. Gli
scaffali, i candelieri di cristallo. Erano accovacciati sulle spalle e sdraiati
nelle pieghe dei vestiti dei sei membri del consiglio seduti dall'altra parte
del tavolo.
Migliaia di piccoli occhi lucenti si puntarono su Tehol e Bugg, inclusi
quelli dei tre uomini e delle tre donne che costituivano il nucleo della Cor-
porazione degli Acchiapparatti.
Tehol si tir su i pantaloni. Grazie a tutti voi per...
Siete Tehol Beddict, lo interruppe la donna seduta all'estrema sinistra.
Era praticamente una collezione di forme sferiche, viso, testa, busto, seni,
occhi sottili, scuri e scintillanti come catrame indurito. C'erano almeno tre
topi nella massa di gonfi capelli neri.
E sono curioso, disse Tehol sorridendo. Che cosa ci fanno qui tutti
questi ratti?
Domanda stupida, sbott l'uomo seduto accanto alla donna paffuta.
Noi siamo la Corporazione degli Acchiapparatti. In quale altro posto do-
vremmo mettere quelli che catturiamo?
Pensavo li uccideste.
Solo se rifiutano il giuramento, disse l'altro, accompagnando le parole
con uno strano e inspiegabile ghigno.
Giuramento? E come fanno i topi a prestare giuramento?
Non sono fatti vostri, afferm la donna. Sono Onyx. Accanto a me
siede Scint. E procedendo in ordine, davanti a voi si trovano Campione
Ormly, poi Glisten, Bubyrd e Ruby. Tehol Beddict, a causa vostra i nostri
investimenti si sono rivelati poco redditizi. Abbiamo subito ingenti perdi-
te.
Perdite dalle quali vi siete sicuramente ripresi.
Non  questo il punto! esclam la donna di nome Glisten. Era bionda
e cos sottile e piccola che solo le spalle e la testa sporgevano oltre il piano
del tavolo. Decine di ratti continuavano a passare davanti a lei, obbligan-
dola a inclinare il capo da una parte all'altra per potere continuare a mante-
nere il contatto visivo.
Se non sbaglio, prosegu Tehol, avete perso poco meno di mezzo
peak.
Come fate a saperlo? domand Scint. Al di fuori di noi, nessuno lo
sa!
Ho tirato a indovinare. Ad ogni modo, il contratto che vi propongo 
per una somma identica.
Mezzo peak!
Tehol s'illumin. Ah, adesso ho la vostra piena attenzione. Ottimo.
 una somma impossibile, afferm Ormly parlando per la prima volta.
Che cosa vorreste che facessimo, conquistare Kolanse?
Ne sareste in grado?
Ormly si rabbui. Perch dovremmo fare una cosa simile, Tehol Bed-
dict?
Sarebbe difficile, mormor Glisten in tono pensoso. Lo sforzo in
termini di risorse umane...
Difficile, intervenne Scint, ma non impossibile. Dovremmo reclutare
dalla nostra....
Alt! li interruppe Tehol. Non mi interessa conquistare Kolanse!
Voi siete quel genere di persona che non fa che cambiare idea, com-
ment Onyx. Si lasci andare contro lo schienale e di colpo e con uno
squittio, un topo balz fuori dai suoi capelli per rotolare sul pavimento da
qualche parte dietro la donna. Non sopporto lavorare con gente simile.
Non ho cambiato idea. Non sono stato io a parlare di Kolanse, ma
Campione Ormly...
Be', anche lui  sempre preda dell'indecisione. Voi due siete fatti l'uno
per l'altro.
Tehol si gir verso Bugg. Non sono un indeciso, vero? Diglielo, Bugg.
Quando mai mi hai visto indeciso?
Bugg aggrott la fronte.
Bugg!
Sto pensando.
La voce di Glisten giunse da dietro un mucchio di ratti. Non vedo che
cosa c'entri tutto questo.
 comprensibile, osserv Tehol.
Parlateci della vostra offerta, invit Ormly. Ma sappiate che non la-
voriamo per privati.
E questo che cosa significa?
Non intendo sprecare fiato per spiegare... a meno che non sia attinente.
Lo ?
Non lo so. Come posso saperlo?
Be',  esattamente questo il punto. Allora, riguardo al contratto?
Va bene, disse Tehol, ma preparatevi, perch  complicato.
Oh, non mi piace proprio! esclam la voce lamentosa di Glisten.
Tehol si sforz per cercare di vederla, poi rinunci. Il mucchio di ratti
sul tavolo innanzi a lei si agitava confusamente. Mi sorprendete, Gli-
sten, afferm. Se non sbaglio, la Corporazione degli Acchiapparatti pro-
spera sulle complicazioni. Dopo tutto, fate molto di pi che, ehm, allevare
topi, giusto? Infatti, la vostra attivit primaria  quella di corporazione uf-
ficiosa dei sicari; ufficiosa perch, ovviamente, si tratta di un'attivit ille-
gale e anche poco simpatica. Siete inoltre una sorta di corporazione dei la-
dri, anche se non avete ancora ottenuto completa obbedienza dai ladri pi
indipendenti. Assolvete anche una nobile funzione offrendo una via di fu-
ga sotterranea ai rifugiati impoveriti provenienti dalle trib confinanti. E
poi c'...
Basta! strill Onyx. E con voce meno acuta prosegu: Bubyrd, con-
voca l'Ispettore Capo. Se c' uno che ha bisogno di un controllo  proprio
questo Tehol Beddict.
Tehol aggrott la fronte. Sar doloroso?
Onyx sghignazz e sussurr: Trattenete la vostra impazienza, Tehol
Beddict. Presto lo scoprirete.
 saggio minacciare un potenziale datore di lavoro?
Perch no, replic Onyx.
La vostra conoscenza delle nostre attivit  preoccupante, intervenne
Ormly. E non ci piace.
Vi assicuro che provo solo ammirazione per i vostri sforzi. Infatti, la
mia offerta di appalto riguarda la totalit delle attivit della corporazione.
Ma prima avrei dovuto documentarmi, non trovate?
Come possiamo saperlo? rispose Ormly. Non abbiamo ancora sentito
niente.
Ci sto arrivando.
La porta alle loro spalle si apr e la donna che con ogni probabilit era
l'Ispettore Capo super Tehol e Bugg. Avanzando con cautela, raggiunse
l'estremit destra del tavolo e, braccia conserte, si appoggi al muro.
Ispettore Capo Rucket, abbiamo alla nostra presenza un pericoloso per-
sonaggio, spieg Onyx.
La donna, alta, snella, capelli corti e ramati, indossava abiti chiari, l'ab-
bigliamento del Sud Nerek, come se fosse appena arrivata dalla steppa.
Sebbene le steppe pi vicine fossero a pi di cento leghe a est. Sembrava
disarmata. Gli occhi, di un'impressionante tonalit fulva che sembrava pi
felina che umana, si posarono su Tehol. Lui?
E chi se no? sbott Onyx. Certo non il servo!
Perch no? osserv Rucket. Sembra il pi pericoloso.
Sono d'accordo, mormor Bubyrd. Ha cacciato due dita negli occhi
del mio segretario.
Scint trasal. Davvero? Cos? Sollev la mano e con due dita colp l'a-
ria. Cos?
S, rispose Bubyrd fissando Bugg. Ha svelato l'illusione! A che cosa
serve creare illusioni se poi uno ci mette due dita dentro!
Tehol si volt verso il servo. Bugg, usciremo vivi da qui?
Difficile a dirsi, padrone.
E tutto perch hai messo due dita negli occhi di un segretario?
Bugg si strinse nelle spalle.
Permalosi, vero?
Cos pare, padrone. Farai meglio a proseguire con l'offerta, non trovi?
Buona idea. Bisogna distrarli.
Ehi, voi due! grid Onyx. Vi sentiamo.
Ottimo! Tehol avanz di due passi, stando bene attento a non calpe-
stare il tappeto di ratti. Un leggero movimento della punta dei piedi per
spingerli da parte sembrava sufficiente. Allora. Primo: ho bisogno di por-
tare fuori dalla citt tutti i rifugiati delle trib. Destinazione? Le isole. Isole
particolari, i dettagli pi avanti. Ho bisogno che rifornimenti e viveri, che
acquister io stesso, vengano inviati prima degli uomini. Voi lavorerete
qui, con Bugg, alla logistica. Secondo: so che state conducendo delle inda-
gini per la Corona sulle sparizioni. E sicuramente non avete rivelato nes-
suna delle vostre scoperte. Io, invece, voglio conoscere tali scoperte. Ter-
zo: voglio che mi proteggiate la schiena. Tra breve, ci sar chi vorr ucci-
dermi. Voi dovrete fermarlo. E ora l'offerta. Mezzo peak e un elenco di in-
vestimenti sicuri e, per quanto riguarda questi ultimi, suggerisco che se-
guiate i miei consigli alla lettera e sosteniate le spese...
Volete essere il nostro consulente finanziario? domand Onyx incre-
dulo. Quelle perdite...
Avrebbero potuto essere evitate, se ai tempi fossimo stati in pi stretti
rapporti, come invece saremo se concluderemo questo affare.
E i rifugiati che sono Indebitati? chiese Ormly. La loro scomparsa
potrebbe causare un altro crollo della Borsa.
Non accadr. Il trucco consiste nell'essere cos lenti che nessuno se ne
accorga...
Come possono non accorgersene?
Saranno... distratti.
Avete in mente qualcosa di orribile, vero, Tehol Beddict? Gli occhietti
di Ormly scintillarono. Il che significa che quanto accaduto la prima volta
non  accaduto per caso. Non era nemmeno incompetenza. Vi siete trovato
con in mano una corda che avete tirato per vedere fino a che punto si sa-
rebbe sfilacciata. Sapete che cosa ci state dicendo? Ci state dicendo che
siete l'uomo pi pericoloso di tutta Letheras. Perch dovremmo lasciarvi
uscire da questa stanza?
 semplice. Questa volta porto con me i miei amici. La domanda perci
: siete miei amici?
E se il nostro Ispettore Capo vi esaminasse qui e adesso?
Il mio piano  gi in moto, Campione Ormly, sia che io resti vivo sia
che muoia. Accadr. Naturalmente, nel caso dovessi morire, nessuno si
salver da quel che sta per succedere.
Aspettate un attimo, intervenne Onyx. Avete detto qualcosa riguardo
alle spese. Fare di voi il nostro consulente finanziario ci coster?
Be', ma naturalmente.
Quanto?
Un quarto di peak o gi di l.
Cos, voi ci pagate met peak e noi ve ne ridiamo indietro un quarto.
E cos fate quadrare il bilancio.
Non ha tutti i torti, osserv Scint, mentre afferrava un ratto dal tavolo
e gli staccava la testa a morsi.
Tutti lo fissarono, bestie comprese.
Scint se ne accorse, mastic per alcuni istanti, producendo ignobili
scricchiolii, quindi con la bocca semipiena di testa di topo disse: Scusate.
Mi sono lasciato trascinare. Guard il corpo senza testa che teneva in ma-
no e infine lo infil nella camicia, nascondendolo alla vista di tutti.
Da dove sedeva Glisten giunse un suono lamentoso seguito da una do-
manda: Che cosa ti aveva fatto quel ratto, Scint?.
Scint deglut. Mi sono scusato!
Tehol si chin verso Bugg e sussurr: Se riuscissi a cacciare due dita
negli occhi a uno qualsiasi di loro....
Tre di loro probabilmente non ne sarebbero contenti, padrone.
Posso indovinare?
Prego.
Ormly, Bubyrd e Rucket.
Sono colpito.
Che cosa state borbottando voi due? domand Onyx.
Tehol le sorrise. Accettate la mia offerta?
Brys trov il Ceda nel laboratorio, piegato su un granchio capovolto ap-
poggiato sul tavolo. Aveva tolto il carapace piatto che copriva la parte in-
feriore e stava stimolando gli organi con un paio di sonde di rame. Il gran-
chio sembrava morto.
Sotto un calderone dietro a Kuru Qan erano stati accesi dei bruciatori, e
il coperchio vibrava sotto sbuffi di vapore.
Finadd, questa disposizione di organi  affascinante. Ma mi sto distra-
endo. Non dovrei farlo, non in questo momento critico. Pos gli strumenti
e sollev il granchio. Che cosa hai da dirmi?
Brys guard il Ceda alzare il coperchio e gettare dentro il granchio. La
Torre dell'Azath  morta.
Kuru Qan rimise il coperchio al suo posto e and a sedersi. Si sfreg gli
occhi. Ci sono prove concrete?
A dir la verit, poche. Ma una bambina abita l, rispose Brys. La tor-
re comunica in qualche modo con lei.
Il Guardiano? Strano che la Casa abbia scelto una bambina. A meno
che il Guardiano originario non sia morto. E anche in quel caso...  stra-
no.
C' di pi, prosegu Brys. A un abitante dei tumuli  stato concesso il
ruolo di protettore. La bambina, Kettle, crede che quella persona sia capa-
ce di distruggere le altre, che stanno tutte per fuggire dalle loro prigioni.
Allora la Fortezza, nel momento della disperazione, ha stretto un patto.
Che cos'altro sa la bambina di quell'essere?
Lui le parla continuamente. E parla anche attraverso lei. Attualmente 
intrappolato. Non pu spingersi oltre e no, non so come si possa risolvere
quella situazione. Ceda, anch'io ho parlato con quello sconosciuto.
Kuru Qan sollev lo sguardo. Con la forza del pensiero? E che cosa ti
ha mostrato?
Brys scosse la testa. Non ha tentato di convincermi di qualcosa, Ceda.
Non ha parlato in sua difesa. Ma sono stato testimone di un evento del pas-
sato, credo.
Che evento?
La discesa di un dio. Da parte di un quadro di maghi, nessuno dei quali
 sopravvissuto al rituale.
A quelle parole, Kuru Qan spalanc gli occhi. Importante? Che l'Erran-
te ci protegga, spero proprio di no.
Ne sapete qualcosa, Ceda?
Non a sufficienza, purtroppo. E questo sconosciuto ha assistito a quella
scena spaventosa?
S. Inavvertitamente, ha detto.
Allora ha vissuto molto a lungo.
Rappresenta una minaccia?
Certo che s. Temo che nessuno qui possa uguagliare il suo potere. E
supponendo che lui riesca a eliminare gli altri abitanti dei tumuli, la do-
manda da porsi : e dopo?
Uccidere gli altri? Perch dovrebbe mantenere il patto con l'Azath or-
mai morta?
La Fortezza avr scelto con attenzione, Finadd. Hai dei dubbi?
Non ne sono sicuro. Ha chiesto delle armi. Due spade. Avrei intenzione
di esaudire le sue richieste.
Il Ceda annu, lentamente. D'accordo. Scommetto che pensavi di trova-
re qualcosa nell'armeria. Ma per un individuo simile, un'arma normale non
va bene, nemmeno una in acciaio Letherii. No, dobbiamo cercare nella mia
raccolta privata.
Non sapevo ne avessi una.
Ma certamente. Un attimo, per. Kuru Qan si alz e si diresse verso il
calderone. Con l'aiuto di enormi pinze recuper il granchio, il carapace
ormai rosso fuoco. Ah, perfetto. Adesso deve raffreddarsi. Nel frattempo,
seguimi.
Brys era convinto di conoscere praticamente ogni angolo dell'antico pa-
lazzo, ma la serie di stanze sotterranee attraverso le quali lo condusse il
Ceda era per lui totalmente nuova, sebbene non avessero usato una sola
porta nascosta. Il senso dell'orientamento di Finadd gli suggeriva che ora si
trovavano sotto il fiume.
Entrarono in una stanza dal soffitto basso e dalle pareti occupate da scaf-
fali, sui quali erano riposte centinaia di armi. Lungo il cammino Brys ave-
va recuperato una lanterna, che ora appese a un gancio su una trave. Si di-
resse verso una rastrelliera carica di spade. Perch una collezione privata,
Ceda?
La maggior parte di queste armi sono particolari. Alcune sono antiche.
Le tecniche di forgiatura mi hanno sempre affascinato, soprattutto quelle
utilizzate da popoli stranieri. Inoltre, sono state toccate dalla magia.
Tutte quante? Brys stacc un'arma da un gancio, un modello simile a
quello richiesto da Kettle.
S. No, metti gi quella, Finadd.  maledetta.
Brys obbed.
A dir la verit, prosegu Kuru Qan in tono afflitto, sono tutte male-
dette. Be', questo potrebbe essere un problema.
Forse dovrei andare nell'armeria ufficiale...
Pazienza, Finadd.  la natura delle maledizioni che ci permetter forse
di trovare una soluzione ragionevole. Hai detto due spade?
Perch i maghi avrebbero dovuto maledire un'arma?
Oh, molto spesso non lo fanno di proposito. Spesso si tratta solo di una
questione di incompetenza. In molti casi, la maledizione non funziona.
L'arma oppone resistenza all'imposizione e migliore  la tecnica di forgia-
tura e maggiore  la resistenza. La magia prospera sui difetti e sulle imper-
fezioni, sia strutturali sia metaforici. Ah, vedo i tuoi occhi brillare, Finadd.
Non importa. Esaminiamo quelle antiche, d'accordo?
Il Ceda lo condusse verso la parete opposta e Brys adocchi subito u-
n'arma perfetta, dalla lama lunga e stretta, appuntita e con l'impugnatura
piccola. Acciaio Letherii, mormor prendendola tra le mani.
S, acciaio brunito che, come tu ben sai,  ottenuto attraverso un'antica
tecnica utilizzata per l'acciaio Letherii. Non so perch, ma questa tecnica
consente di produrre acciaio migliore di quello prodotto secondo i metodi
attuali. I difetti sono altri.
Brys soppes l'arma. Il pomo ha bisogno di essere sostituito, ma per il
resto... Poi sollev lo sguardo. Ma  maledetta?
Come lo sono tutte le armi in acciaio brunito. Come sai, il nucleo della
lama  costituito da filo di acciaio ritorto, cinque trecce di sessanta fili cia-
scuna. Cinque barre vengono fuse al nucleo per ottenere la larghezza e la
parte tagliente. L'acciaio brunito  molto flessibile, quasi indistruttibile,
con un solo difetto. Finadd, avvicina la lama a una qualsiasi delle altre
spade. Con delicatezza. Forza.
Brys obbed e uno strano suono risuon dalla spada d'acciaio brunito. Un
grido, che continu a riecheggiare.
A seconda del punto in cui colpisci la lama, la nota  diversa, sebbene
tutte, alla fine, crescano o decrescano fino a raggiungere la voce del cuore
della lama. L'effetto  cumulativo e persistente.
Sembra una capra in agonia.
C' un nome inciso alla base della lama, Finadd. Una scrittura antica.
Riesci a leggerla?
Brys socchiuse gli occhi, cerc di decifrare gli strani caratteri e infine
sorrise. Capra Gloria. Be', sembra una maledizione alquanto innocua. La
spada  stata toccata da qualche altra magia?
La lama si affila da sola, credo. Tacche e graffi scompaiono, sebbene
parte del metallo vada perduta. Alcune leggi non possono essere inganna-
te. Il Ceda sguain un'altra spada. Questa  un po' troppo grande e...
No, va bene. Lo straniero era molto alto.
Lo era adesso, vero?
Brys annu, spostando la prima spada nella mano sinistra e prendendo
con la destra quella che teneva Kuru Qan. Per l'Errante, non deve essere
semplice brandire questa. Per lo meno, per me.
Pianto di Sarat, disse il Ceda. Vecchia di circa quattro generazioni.
Una delle ultime in acciaio brunito. Apparteneva al Campione del Re di
quell'epoca.
Brys aggrott la fronte. Urudat?
Molto bene.
Ho visto sue immagini negli affreschi e negli arazzi. Un uomo gran-
de...
Oh, s, ma incredibilmente veloce.
Incredibile, considerato il peso di questa spada. Stese il braccio. La
lama  squilibrata. La linea tende lievemente all'esterno. Questa  la spada
per un mancino.
S.
Be', riflett Brys, lo straniero combatte con entrambe le mani e ha
specificato due spade, suggerendo....
Un'insolita destrezza. S.
Magia?
Per farla andare in frantumi alla morte di chi la brandisce.
Ma...
Un altro sforzo da incompetenti. Allora, due armi formidabili in acciaio
Letherii. Vanno bene?
Brys osserv attentamente le due spade. Entrambe bellissime e squisi-
tamente lavorate. S, penso che vadano bene.
Quando le consegnerai?
Domani. Non ho intenzione di entrare in quel cortile di notte. Pens a
Kettle e gli sembr di sentire la stretta gelida della sua mano. Non gli ven-
ne in mente di non avere riferito al Ceda un importante dettaglio relativo al
suo incontro alla torre. Sembrava un particolare insignificante.
Kettle era qualcosa di pi che una bambina.
Era anche morta.
Grazie a quella incauta omissione, la misura della paura del Ceda non
era grande quanto avrebbe dovuto essere. A causa di quella omissione,
venne raggiunto un bivio da cui, inesorabilmente, venne imboccata una vi-
a.
L'aria della notte era piacevole; un vento caldo agitava l'immondizia nei
canali di scolo quando Tehol e Bugg si fermarono ai piedi della scalinata
della Casa Scala.
 stato sfiancante, comment Tehol. Penso che me ne andr a letto.
Prima non vuoi mangiare, padrone?
Hai elemosinato qualcosa?
No.
Allora non abbiamo niente da mangiare.
 vero.
E allora perch mi hai chiesto se volevo mangiare?
Ero curioso.
Tehol punt i pugni sui fianchi e fiss il servo. Senti, non ero io quello
che per poco non veniva esaminato l dentro!
No?
Be', non del tutto. La colpa era anche tua. Ficcare due dita negli occhi.
Che idea!
Padrone, sei stato tu a mandarmi l.  stata tua l'idea del contratto.
Ficcare due dita negli occhi!
Va bene, va bene. Credimi, padrone, mi pento sinceramente per ci che
ho fatto.
Te ne penti?
Esatto. Me ne pento.
Molto bene. Vado a letto. Guarda questa strada.  un immondezzaio!
Me ne occuper io, se trover il tempo.
Be', quello non dovrebbe essere un problema, Bugg. Dopo tutto, che
cosa hai fatto oggi?
Ben poco,  vero.
Come pensavo. Tehol si tir su meglio i pantaloni. Non importa.
Andiamo, prima che accada qualcosa di terribile.
...
.
...
FINE Parte 3.